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Daffodil · Narciso

Daffodil, Narcisse, Narzisse, νάρκισσος, narcissus
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The daffodil is most testified in regard of the rape of Persephone: it is the flower which opens the earth wide and has the maid fallen into the reign of Hades; it is also at the centre of the well-known aetiological myth of the homonymous boy, who felt in love with himself, after having looked at his own reflection through a watery mirror. Moreover, ancient medical treatises reported that daffodils had many properties and also some collateral effects.

Auctores

A
Il valore ctonio del narciso: simbolo antico di morte imminente / The chthonic value of the daffodil: an ancient symbol of forthcoming death

[1] H. Hom. Dem. 8s.
νάρκισσον θ’, ὃν φῦσε δόλον καλυκώπιδι κούρῃ
Γαῖα Διὸς βουλῇσι χαριζομένη πολυδέκτῃ
[il narciso, che Gaia – per volere di Zeus – fece nascere quale insidia alla fanciulla dal volto roseo, compiacendo colui che molti accoglie]

[2] Soph. OC 681-685
θάλλει δ’ οὐρανίας ὑπ’ ἄ-
χνας ὁ καλλίβοτρυς κατ’ ἦμαρ αἰεὶ
νάρκισσος, μεγάλαιν θεαῖν
ἀρχαῖον στεφάνωμ’, ὅ τε
χρυσαυγὴς κρόκος
[fiorisce per le rugiade celesti il narciso, sempre, di giorno in giorno, dalla bella corolla, la corona antica delle due grandi dee, e il croco brillante d’oro]

[3] Nic. fr. 74,70-72 Gow
λείριά τε στήλῃσιν ἐπιφθίνοντα καμόντων
[e i narcisi che declinano sui sepolcri dei morti]

[4] Mosch. Eur. 65s.
τῶν ἣ μὲν νάρκισσον ἐΰπνοον, ἣ δ’ ὑάκινθον,
ἣ δ’ ἴον, ἣ δ’ ἕρπυλλον ἀπαίνυτο
[tra i fiori, l’una coglieva il narciso profumato, l’altra il giacinto; l’una la viola, l’altra il serpillo]

[5] Paus. IX 31,9 νάρκισσον δὲ ἄνθος ἡ γῆ καὶ πρότερον ἔφυεν ἐμοὶ δοκεῖν, εἰ τοῖς Πάμφω τεκμαίρεσθαι χρή τι ἡμᾶς ἔπεσι· γεγονὼς γὰρ πολλοῖς πρότερον ἔτεσιν ἢ Νάρκισσος ὁ Θεσπιεὺς Κόρην τὴν Δήμητρός φησιν ἁρπασθῆναι παίζουσαν καὶ ἄνθη συλλέγουσαν, ἁρπασθῆναι δὲ οὐκ ἴοις ἀπατηθεῖσαν ἀλλὰ ναρκίσσοις.
[La terra fece nascere il narciso assai prima, mi pare, se bisogna valutare alla luce dei versi di Panfo: nato molti anni prima del Narciso di Tespi, questi affermava che Core, la figlia di Demetra, fu rapita mentre giocava e raccoglieva fiori, e che ella fu rapita dacché fu ingannata non dalle viole, bensì dai narcisi.]

[6] Hesych. δ 185 A.
δαμάτριον· ἄνθος ὅμοιον ναρκίσσῳ
[fiore di demetra: fiore simile al narciso]

[7] schol. ad Soph. OC 683s. pp. 148s. Xenis ὄτι δὲ (ὁ νάρκισσος) Ἐρινύων ἐστὶ τὸ στεφάνωμα δῆλον ἐν οἷς Εὐφορίων (fr. 94 Powell) φησί·
προπρὸ δέ μιν δασπλῆτες ὀφειλομένην ‹ἄγον› (Meineke) οἶμον
‹γήλοφον εἰς› (Hermann) ἀργῆτα θυγατριδέαι Φόρκυνος
Εὐμενίδες ναρκίσσου ἐπιστεφέες πλοκαμῖδας.
[il fatto che il narciso è corona delle Erinni è evidente nei versi in cui Euforione afferma: “e ancora lo (Oreste?) conducevano orride nel sentiero obbligato dal fato, verso il colle abbacinante, le nipoti di Forco, le Eumenidi dalle trecce inghirlandate di narciso”.]

B
Il narciso e le vesti di Afrodite / the daffodil and the garment of Aphrodite

[2] Cypr. fr. 4 B.
… ἔν τ’ ἀμβροσίαις καλύκεσσιν
αἰθέσι ναρκίσσου καλλιπνόου. ὧδ’ Ἀφροδίτη
ὥραις παντοίαις τεθυωμένα εἵματα ἕστο.
[e nelle ambrosie coppe brucianti del narciso dalla dolce fragranza. E così Afrodite, in ogni stagione, vestiva vesti profumate.]

C
Le proprietà narcotizzanti (e non solo) del narciso / Daffodil’s narcotising (and not only) properties

[1] Plut. Quaest. conv. 647b καὶ (οἱ παλαιοὶ οὕτως ὠνόμασαν) τὸν νάρκισσον ὡς ἀμβλύνοντα τὰ νεῦρα καὶ βαρύτητας ἐμποιοῦντα ναρκώδεις· διὸ καὶ Σοφοκλῆς (OC 683) αὐτὸν ‘ἀρχαῖον μεγάλων θεῶν στεφάνωμα’, τουτέστι τῶν χθονίων, προσηγόρευκεν.
[e (gli antichi chiamarono in tal modo) il narciso, poiché sfianca i nervi e provoca una torbida pesantezza: anche Sofocle l’aveva infatti definito ‘antica corona delle grandi dee’, cioè delle dee ctonie.]

[2] Dsc. IV 158 νάρκισσος· ἔνιοι καὶ τοῦτον ὥσπερ τὸ κρίνον λείριον ἐκάλεσαν. τὰ μὲν φύλλα πράσῳ ἔοικε, λεπτὰ δὲ καὶ μικρότερα παρὰ πολύ, καυλὸν κενόν, ἄφυλλον, μείζονα σπιθαμῆς, ἐφ’ οὗ ἄνθος λευκόν, ἔσωθεν δὲ κροκῶδες, ἐπ’ ἐνίων δὲ πορφυροειδές· ῥίζα δὲ λευκή, στρογγυλή, βολβοειδής, καρπὸς ὡς ἐν ὑμένι, μέλας, προμήκης. φύεται κάλλιστος ἐν ὀρεινοῖς ‹τόποις› (Wellmann), εὐώδης· ὁ δὲ λοιπὸς πρασίζει καὶ βοτανώδη τὴν ἀποφορὰν ἔχει. τούτου ἡ ῥίζα βρωθεῖσα ἐφθὴ καὶ ποθεῖσα ἐμέτους κινεῖ· ἁρμόζει δὲ καὶ πυρικαύτοις σὺν μέλιτι λεία καὶ τὰς περὶ νεῦρα διακοπὰς παρακολλᾷ καταπλασσομένη, στρέμματά τε σφυρῶν καὶ τὰ περὶ ἄρθρα χρονία ἀλγήματα λεία σὺν μέλιτι καταπλασθεῖσα ὀνίνησι· καθαίρει καὶ ἔφηλιν καὶ ἀλφὸν σύν κνίδης σπέρματι καὶ ὄξει, σὺν ὀρόβῳ δὲ καὶ μέλιτι τὰς ἀκαθαρσίας τῶν ἑλκῶν ἀποκαθαίρει, καὶ τὰ δύσπεπτα δὲ τῶν ἀποστημάτων ῥήττει· ἀνάγει καὶ σκόλοπας σὺν ἀλεύρῳ καὶ μέλιτι καταπλασσομένη.
[Narciso: alcuni hanno chiamato questo fiore anche λείριον, come il giglio bianco. Le foglie sono simili al porro, sottili e di molto più piccole, ha uno stelo vuoto, senza foglie, più lungo di una spanna, sul quale è posto un fiore bianco, all’interno è colore del croco, ma rosso in alcuni; la radice è bianca, rotonda, a forma di un bulbo, il frutto è come un recipiente, nero, allungato. Fiorisce bellissimo nelle aree di montagna, è profumato; il resto è verdastro e ha un odore simile all’erba. La sua radice, mangiata bollita e bevuta, provoca vomiti; triturata con miele, si addice alle bruciature e rinsalda, cospargendola come una pasta, i tagli attorno ai tendini, e, triturata e spalmata con miele, dà beneficio alle distorsioni delle anche e ai dolori cronici attorno alle giunture; con seme di ortica e aceto, rimuove sia le lentiggini sia la lebbra, con vicciola e miele rimuove via le infezioni delle ferite, e apre gli ascessi che non si assorbono facilmente; tira via le spine, spalmandola con miele e farinaccio.]

[3] Plin. Nat. XXI 128 narcissi duo genera in usum medici recipiunt, purpureo flore et alterum herbaceum, hunc stomacho inutilem et ideo vomitorium alvosque solventem, nervis inimicum, caput gravantem et a narce narcissum dictum, non a fabuloso puero. utriusque radix mulsei saporis est. ambustis prodest cum exiguo melle, sic et vulneribus et luxatis; panis vero cum melle et avenae farina, sic et infixa corpori extrahit. in polenta tritus oleoque contusis medetur et lapide percussis. purgat vulnera permixtus farina, nigras vitiligines emaculat. ex hoc flore fit narcissinum oleum ad emolliendas duritias, calfacienda quae alserint, auribus utilissimum, sed et capitis dolores facit.
[I medici ammettono l’uso di due tipi di narciso, uno dal fiore rosso e l’altro erbaceo, questo è inutile per lo stomaco, e pertanto provoca vomito e fa evacuare la pancia, è nemico ai nervi, causa pesantezza al capo, ed è chiamato narciso da narce, non dal fanciullo del mito. La radice di entrambi ha il sapore del miele. Dà giovamento, con un poco di miele, alle bruciature, così sia alle ferite sia alle lussazioni; ai tumori con miele e farina d’avena, e in tal modo rimuove anche le spine infisse nel corpo. Tritata nella farinata d’orzo e nell’olio cura le contusioni e i colpi da pietra. Purga le ferite, mischiata alla farina, rimuove le macchie nere della vitiligine. Da questo fiore si ricava l’olio di narciso, per idratare le durezze della pelle e per riscaldare i geloni, è assai utile alle orecchie, ma provoca anche mal di testa.]

[4] Clem. Al. Paed. II 71,3 νάρκισσος δὲ βαρύοδμόν ἐστιν ἄνθος, ἐλέγχει δὲ αὐτὸ ἡ προσηγορία νάρκαν ἐμποιοῦν τοῖς νεύροις.
[Il narciso è un fiore dal profumo intenso, e il nome prova questo, ossia che causa intorpidimento ai nervi.]

D
Il narciso è un fiore autunnale / The daffodil is an autumnal flower

[1] Theophr. HP VI 6,9 ὁ δὲ νάρκισσος ἢ τὸ λείριον, οἱ μὲν γὰρ τοῦτο οἱ δ’ ἐκεῖνο καλοῦσι, τὸ μὲν ἐπὶ τῇ γῇ φύλλον ἀσφοδελῶδες ἔχει, πλατύτερον δὲ πολύ, καθάπερ ἡ κρινωνία, τὸν δὲ καυλὸν ἄφυλλον μὲν ποώδη δὲ καὶ ἐξ ἄκρου τὸ ἄνθος, καὶ ἐν ὑμένι τινὶ καθάπερ ἐν ἀγγείῳ καρπὸν μέγαν εὖ μάλα καὶ μέλανα τῇ χροιᾷ σχήματι δὲ προμήκη. οὗτος δ’ ἐκπίπτων ποιεῖ βλάστησιν αὐτόματον· οὐ μὴν ἀλλὰ καὶ συλλέγοντες πηγνύουσι καὶ τὴν ῥίζαν φυτεύουσιν. ἔχει ῥίζαν σαρκώδη στρογγύλην μεγάλην. ὄψιον δὲ σφόδρα· μετὰ γὰρ Ἀρκτοῦρον ἡ ἄνθησις καὶ περὶ ἰσημερίαν.
[Il narciso o giglio – alcuni, infatti, lo chiamano in un modo, altri nell’altro – è caratterizzata da foglie che stanno rasoterra, simili a quella dell’asfodelo, ma assai più piatte, come la crinonia, da un gambo senza foglie, ma erbaceo e da un fiore che sboccia dalla cima, e in una sorta di pericarpo, come in un recipiente, ha un frutto assai grande e nero, ma oblungo. Esso, cadendo, fiorisce spontaneamente; non solo, ma chi li raccoglie li pianta e fa crescere la radice. Ha una radice carnosa, rotonda, grande. È molto tardivo: la fioritura avviene dopo il sorgere della costellazione di Arturo e intorno all’equinozio autunnale.]

[2] Verg. Georg. IV 124s.
… sera comantem
narcissum …
[il narciso che tardi fiorisce]

[3] Plin. Nat. XXI 25 sunt et purpurea lilia, aliquando gemino caule, carnosiore tantum radice maiorisque bulbi, sed unius; narcissum vocant. huius alterum genus flore candido, calice purpureo. differentia a liliis et haec, quod narcissis in radice folia sunt, probatissimis in Lyciae montibus. tertio generi cetera eadem, calix herbaceus. omnes serotini, post arcturum enim florent ac per aequinoctium autumnum.
[Ci sono anche i gigli purpurei, talvolta dal doppio gambo, dalla radice più carnosa e dal bulbo più grande, ma unico; li chiamano narcisi. Di questi esiste una seconda specie dal fiore candido e dal calice rosso. Le differenze dai gigli consistono anche in questo, e cioè che i narcisi hanno le foglie alla radice e i più pregiati si trovano nei monti della Licia. Le restanti caratteristiche sono proprie della terza specie: il calice erbaceo. Tutti sono tardivi, e infatti fioriscono dopo la costellazione di Arturo e durante l’equinozio d’autunno.]

E
Narciso e lo specchio d’acqua: il mito eziologico / Narcissus and the watery mirror: the aetiological myth

[1] Conon 24 (= Phot. Bibl. CLXXXVI 135a,4) τέλος ἀμηκανῶν, καὶ δίκαια πάσχειν οἰηθεὶς ἀνθ’ ὧν Ἀμεινίου ἐξύβρισε τοὺς ἔρωτας, ἑαυτὸν διαχρᾶται. καὶ ἐξ ἐκείνου Θεσπιεῖς μᾶλλον τιμᾶν καὶ γεραίρειν τὸν Ἔρωτα καὶ πρὸς ταῖς κοιναῖς θεραπείαις καὶ ἰδίᾳ θύειν ἔγνωσαν· δοκοῦσι δ’ οἱ ἐπιχώριοι τὸν νάρκισσον τὸ ἄνθος ἐξ ἐκείνης πρῶτον τῆς γῆς ἀνασχεῖν, εἰς ἣν ἐχύθη τὸ τοῦ Ναρκίσσου αἷμα.
[Infine, non sapendo come fare, e reputando di soffrire giustamente per aver trattato con arroganza gli amori di Aminia, si uccise. E da tale vicenda i Tespiesi stabilirono di onorare e celebrare Eros ancora di più, e di offrire a lui sacrifici anche privati, in aggiunta ai riti pubblici; i locali pensano che il narciso, il fiore, sia spuntato per la prima volta da quella terra su cui fu versato il sangue di Narciso.]

[2] Ov. Met. III 502-510
ille caput viridi fessum submisit in herba;
lumina mors clausit domini mirantia formam.
(tum quoque se, postquam est inferna sede receptus,
in Stygia spectabat aqua). planxere sorores
Naides et sectos fratri posuere capillos,
planxerunt Dryades; plangentibus adsonat Echo.
iamque rogum quassasque faces feretrumque parabant;
nusquam corpus erat. croceum pro corpore florem
inveniunt foliis medium cingentibus albis.
[Egli (scil. Narciso) lasciò cadere il capo prostrato sull’erba verde; la morte chiuse i suoi occhi, che miravano l’immagine del suo padrone. (Ancora, dopo che fu accolto nella sede infernale, si guardava nell’acqua dello Stige). Piansero le sorelle Naiadi e posarono per lui ciocche tagliate di capelli, piansero le Driadi; Eco rispondeva loro, che piangevano. Già allestivano il rogo, le fiaccole scosse e il feretro; il corpo non era in alcun luogo. E invece del corpo trovarono un fiore, nel mezzo del colore del croco, e dalle foglie bianche d’intorno.]

[3] Artemid. Oneirocr. I 77 (p. 83,20-24 Pack) στέφανοι ναρκίσσων πεποιημένοι πᾶσι κακοί, κἂν κατὰ τὴν ὥραν βλέπωνται, μάλιστα δὲ [διὰ τὴν ἱστορίαν μάλιστα] (exp. P.) τοῖς ἐξ ὕδατος ἢ δι’ ὕδατος τὸν πορισμὸν ποιουμένοις καὶ τοῖς μέλλουσι πλεῖν.
[I 77 Le corone fatte di narcisi sono infauste per tutti, anche quando si sognino nella stagione conforme, soprattutto per coloro che traggono di che vivere dall’acqua o per mezzo dell’acqua, e per chi intende mettersi in mare.]

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[1] Cattabiani (1996, 153): «in Cina il Narciso è simbolo di Felicità e Prosperità e viene donato in segno augurale di buon anno […]. Solare è anche il simbolismo nella Bibbia, dove il narciso insieme col giglio caratterizza la primavera e l’era escatologica».

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