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Rose · Rosa

ῥόδον, rosa, rose, rosa, Rose
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Le rose, insieme ad altri fiori, arricchiscono di vividi dettagli vari testi della letteratura antica. Troviamo ghirlande e giardini di rose, ma questo fiore poteva anche essere una metafora della caducità della vita. Altrettanto interessanti sono le sue descrizioni in opere botaniche e mediche, che ne mostrano l’utilità per la cura di varie affezioni.

Along with other flowers, roses enrich several ancient texts with vivid details. We find garlands and rose gardens, but this flower could also be a metaphor for the transience of life. The descriptions in botanical and medical works are also noteworthy, as they show its usefulness for various illnesses.

Auctores

A.
La rosa nella letteratura greca
Rose in Greek literature

[1] Archil. fr. 30 West: ἔχουσα θαλλὸν μυρσίνης ἐτέρπετο
ῥοδῆς τε καλὸν ἄνθος.
[Ne gioiva, avendo in mano il ramo di mirto
e il bel fiore della rosa]
[2] Sapph. fr. 55 Lobel-Page; 55 Voigt: κατθάνοισα δὲ κείσηι οὐδέ ποτα μναμοσύνα σέθεν
ἔσσετ’ οὐδὲ †ποκ’†ὔστερον· οὐ γὰρ πεδέχηις βρόδων
τὼν ἐκ Πιερίας· ἀλλ’ ἀφάνης κἀν Ἀίδα δόμωι
φοιτάσηις πεδ’ ἀμαύρων νεκύων ἐκπεποταμένα.
[morta giacerai e non ci sarà più memoria di te,
né †mai† in futuro: infatti non hai nessuna parte
delle rose dalla Pieria, ma invisibile nella casa di Ade
vagherai con le ombre dei morti, quando sarai volata via]
[3] Pi. I. IV, 18-19 Privitera: νῦν δ’ αὖ μετὰ χειμέριον ποικίλων μηνῶν ζόφον
χθὼν ὥτε φοινικέοισιν ἄνθησεν ῥόδοις 18b
δαιμόνων βουλαῖς […]
[dopo l’oscurità invernale dei mesi mutevoli, ora
è rifiorito come la terra fiorisce di rose color porpora 18b
per il volere divino […]
[4] Theoc. XXIII, 28: καὶ τὸ ῥόδον καλόν ἐστι, καὶ ὁ χρόνος αὐτὸ μαραίνει·
[E anche la rosa è bella, e il tempo la fa sfiorire]

B.
La rosa nella letteratura latina
Rose in Latin literature

[1] Prop. III, 5, 22-23: me iuvat et multo mentem vincire Lyaeo,
et caput in verna semper habere rosa.
[Mi piace legare la mia mente con molto vino
e avere sempre la testa con la rosa in primavera]
[2] Verg. Aen. XII, 67-69: Indum sanguineo veluti violaverit ostro
si quis ebur, aut mixta rubent ubi lilia multa
alba rosa, talis virgo dabat ore colores.
[Come se qualcuno violasse l’avorio indiano con la porpora
color sangue, o quando i bianchi gigli sono rossi per
le abbondanti rose mescolate, la vergine dava tali colori nel volto]
[3] Hor. Carm. II, 11, 13-20: Cur non sub alta vel platano vel hac
pinu iacentes sic temere et rosa
canos odorati capillos, 15
dum licet, Assyriaque nardo
potamus uncti? dissipat Euhius
curas edacis. quis puer ocius
restinguet ardentis Falerni
pocula praetereunte lympha? 20
[Perché sdraiati sotto un alto platano o
sotto questo pino, così come capita,
non beviamo, finché è possibile, 15
avendo profumato i capelli bianchi
di rosa e avendoli aspersi di nardo assiro? Evio dissipa
le preoccupazioni che divorano. Quale servo più velocemente
temprerà la coppa di ardente
Falerno con l’acqua che scorre?] 20
[4] Ov. Ars II, 113-116: Forma bonum fragile est, quantumque accedit ad annos,
fit minor et spatio carpitur ipsa suo.
Nec violae semper nec hiantia lilia florent 115
Et riget amissa spina relicta rosa.
[La bellezza è un bene fragile, quanto più procede negli anni,
diminuisce ed è consumata dal suo stesso tempo.
Non fioriscono sempre le viole e i gigli che si aprono. 115
E quando la rosa sfiorisce, si irrigidisce e rimane la spina]

C.
La rosa tra botanica e medicina
Rose between botany and medicine

[1] Thphr. HP VI, 6, 4: Τῶν δὲ ῥόδων πολλαὶ διαφοραὶ πλήθει τε φύλλων καὶ ὀλιγότητι καὶ τραχύτητι καὶ λειότητι καὶ εὐχροίᾳ καὶ εὐοσμίᾳ. Τὰ μὲν γὰρ πλεῖστα πεντάφυλλα, τὰ δὲ δωδεκάφυλλα καὶ εἰκοσίφυλλα, τὰ δ’ ἔτι πολλῷ πλεῖον ὑπεραίροντα τούτων· ἔνια γὰρ εἶναί φασιν ἃ καὶ καλοῦσιν ἑκατοντάφυλλα. Πλεῖστα δὲ τοιαῦτά ἐστι περὶ Φιλίππους. Οὗτοι γὰρ λαμβάνοντες ἐκ τοῦ Παγγαίου φυτεύουσιν· ἐκεῖ γὰρ γίνεται πολλά. Σμικρὰ δὲ σφόδρα τὰ ἐντὸς φύλλα – ἡ γὰρ ἔκφυσις αὐτῶν οὕτως ὥστε εἶναι τὰ μὲν ἐκτός, τὰ δὲ ἐντός -· οὐκ εὔοσμα δέ, οὐδὲ μεγάλα τοῖς μεγέθεσιν. Ἐν δὲ τοῖς μεγάλοις εὐώδη μᾶλλον ὧν τραχὺ τὸ κάτω.
[Tra le rose ci sono molte differenze per il numero maggiore o minore di petali, per il loro essere ruvide o lisce, per la bellezza del colore e la dolcezza del profumo. La maggior parte ha cinque petali, alcune ne hanno dodici e venti, altre molti di più. Si dice anche che ce ne sono alcune chiamate “dai cento petali”. La maggior parte cresce vicino Filippi. Questi [gli abitanti di Filippi] le prendono dal monte Pangeo e le piantano; là, infatti, ce ne sono molte. Tuttavia, i petali interni sono molto piccoli – la loro crescita è tale che alcuni petali siano fuori, altri dentro -, non profumati, né di grandi dimensioni. Tra quelli con i petali grandi, quelli con la parte ruvida sotto il fiore sono i più profumati]
[2] Diosc. MM I, 43, 4 (vol. I, p. 43, 11-18 Wellmann): δύναμιν δὲ ἔχει στυπτικήν, ψύχουσαν, εὔθετον εἰς ἐμβρέγματα καὶ καταπλασμάτων μείξεις. λύει δὲ καὶ κοιλίαν ποτιζόμενον καὶ καῦσον σβέννυσι στομάχου· ἔστι δὲ καὶ ἑλκῶν θρεπτικὸν κοίλων καὶ τῶν κακοήθων πραυντικόν, ἀχώρων καὶ ἐκζεμάτων ἐπάλειμμα, κεφαλαλγίας ἔμβρεγμα ἐν ἀρχῇ, ὀδονταλγίας τε διάκλυσμα. ποιεῖ δὲ καὶ πρὸς βλέφαρα ἐσκληρυμμένα ἐγχριόμενον, πρός τε ἐντέρων ἐρεθισμοὺς καὶ ὑστέρας ἐγκλυζόμενον χρήσιμον.
[L’unguento di rosa] ha proprietà astringenti, rinfrescanti, adatte per lozioni e per mescolare gli impiastri. Scioglie anche l’intestino, se viene dato da bere, e calma il bruciore di stomaco. Fa guarire le ferite cave e allevia l’essere indisposti. È un unguento per la forfora e le eruzioni cutanee, una lozione per il mal di testa che inizia e un collutorio per il mal di denti. Quando viene usato come unguento, giova alle palpebre indurite e, come clistere, è utile per le irritazioni intestinali e per le infiammazioni dell’utero]
[3] Diosc. MM I, 99, 1 (vol. I, p. 90, 1-10 Wellmann): ῥόδα ψύχει, στύφει, τὰ δὲ ξηρὰ μᾶλλον στύφει. χυλίζειν δὲ δεῖ τὰ ἁπαλὰ ἀποψαλίσαντας τὸν ὄνυχα καλούμενον, ὅπερ ἐστὶ τὸ λευκὸν τὸ ἐν τῷ φύλλῳ, τὸ δὲ λοιπὸν ἐκθλίβειν καὶ τρίβειν [ἐν σκιᾷ] ἐν θυίᾳ, ἄχρις οὗ συστραφῇ, οὕτως τε ἀποτίθεσθαι εἰς τὰς ὀφθαλμικὰς περιχρίσεις. ξηραίνεται δὲ τὰ φύλλα ἐν σκιᾷ συνεχῶς στρεφόμενα, ἵνα μὴ εὐρωτιάσῃ. ποιεῖ δὲ τῶν ξηρῶν ἑψηθέντων ἐν οἴνῳ τὸ ἀπόθλιμμα πρὸς ἄλγημα κεφαλῆς, ὀφθαλμῶν, ὤτων, οὔλων, δακτυλίου ἀπευθυσμένου, [ἐντέρου] μήτρας πτερῷ ἐγχριόμενον καὶ προσκλυζόμενον.
[Le rose sono rinfrescanti e astringenti, ma quelle secche sono ancora più astringenti. Bisogna estrarre il succo dalle rose tenere, recidendo con le cesoie il cosiddetto onyx: questa è la parte bianca del petalo, il resto bisogna spremerlo e pestarlo [all’ombra] nel mortaio, finché non diventa compatto, e poi conservare per gli unguenti per gli occhi. I petali sono fatti essiccare all’ombra, girandoli spesso affinché non appassiscano. Il succo spremuto delle rose essiccate bollite nel vino giova al mal di testa, alle affezioni oculari, al mal d’orecchi, alle gengive, all’ano, all’utero se viene usato come unguento e nei lavaggi]
[4] Plin. HN XXI, 10: Paucissima nostri genera coronamentorum inter hortensia novere, ac paene violas rosasque tantum. Rosa nascitur spina verius quam frutice, in rubo quoque proveniens, illic etiam iucundi odoris, quamvis angusti. Germinat omnis primo inclusa granoso cortice, quo mox intumescente et in virides alabastros fastigato paulatim rubescens dehiscit ac sese pandit in calices, medio sui stantes conplexa luteos apices. Usus eius in coronis prope minimus est. Oleo maceratur, idque iam a Troianis temporibus Homero teste. Praeterea in unguenta transit, ut diximus. Medicas per se artes praebet. Emplastris atque collyriis inseritur mordaci subtilitate, mensarum etiam deliciis perunguendis, minime noxia.
[Tra i fiori dei giardini, i nostri ne conoscono pochi generi per le ghirlande, a malapena solo le viole e le rose. La rosa nasce da una spina piuttosto che da un arbusto, spuntando anche sul rovo, e anche da lì ha un profumo piacevole, anche se scarso. Germoglia tutta chiusa in una prima corteccia granulosa che poi si gonfia e si aguzza in verdi boccioli; diventando rossa a poco a poco, si apre e si spande in calici, avendo abbracciato le punte gialle che stanno in mezzo. Il suo uso nelle corone è quasi minimo. È macerata nell’olio, e questo già dai tempi dei Troiani come testimonia Omero. Inoltre, entra nei profumi, come abbiamo detto. Offre di per sé usi nella medicina. Viene messa negli impiastri e nei colliri per la sua pungente acutezza, e anche per profumare le delizie della mensa, non essendo per niente nociva]
[5] Gal. De simpl. med. fac. VIII, 17, 5 (vol. XII, p. 114, 8-15 Kühn): [εʹ. Περὶ ῥόδου.] Ῥόδων ἡ δύναμις ἐν τοῖς ἔμπροσθεν εἴρηται διὰ πλειόνων, ὡς ἐξ ὑδατώδους οὐσίας θερμῆς ἀναμεμιγμένης δύο ποιότησιν ἑτέραις, τῇ τε στυφούσῃ καὶ τῇ πικρᾷ, σύγκειται. καὶ μὲν δὴ καὶ ὁποία τις ἑκατέρα τὴν φύσιν ἐστὶν, ἥ τε πικρὰ καὶ ἡ στύφουσα, λέλεκταί μοι κατὰ τὸ τέταρτον τῶνδε τῶν ὑπομνημάτων. τὸ δὲ ἄνθος αὐτῶν ἔτι καὶ μᾶλλον αὐτῶν τῶν ῥόδων στυπτικόν ἐστι καὶ δηλονότι διὰ τοῦτο ξηραντικόν.
[La proprietà delle rose è stata illustrata abbondantemente nei libri precedenti, come sia composta dalla calda sostanza acquosa mescolata alle altre due qualità, quella astringente e quella amara. E precisamente come ciascuna sia nella propria natura, amara e astringente, è stato detto nel quarto commentario. Il fiore delle rose, soprattutto di queste rose, è astringente e, per questo, chiaramente disseccante]

D.
Proverbi
Proverbs

[1] Publ. Syr. 638: Quae defloruerit ne iterum quaeratur rosa.
[Non cercare di nuovo la rosa che è sfiorita]
[2] Pub. Syr. 775: Spina etiam grata est ex qua spectatur rosa.
[Anche la spina dalla quale si vede una rosa è gradita]
[3] Diog. VIII, 1 (anche in Gr. 208; Mac. VII, 54; Ap. XV, 26): Ῥόδον ἀνεμώνῃ συγκρίνεις: ἐπὶ τῶν τὰ ἀνόμοια συμβαλλόντων.
[Paragoni una rosa a un anemone: per quelli che confrontano cose diverse]
[4] Diog. VIII, 2 (anche in Greg. 209; Ap. XV, 28): Ῥόδον παρελθὼν μηκέτι ζήτει πάλιν: ἐπὶ τῶν μεταμελουμένων περί τι καὶ μὴ δυναμένων τι ἀνύσαι.
[Non chiedere più indietro la rosa dopo che sei passato: per quelli che si pentono di qualcosa che non possono più ottenere]
[5] Gr. 207 (anche in Ap. XV, 27): Ῥόδα μ’ εἴρηκας: ἀντὶ τοῦ· ἐμοὶ τὰ παρά σου εἰρημένα ῥόδα ἐστίν.
[Hai detto rose di me: al pari di “le cose che dici sono rose per me”]
[6] Ap. XIII, 76: Οὔ ποτε ἐκ σκίλλης ῥόδα φύεται οὔθ’ ὑάκινθος.
[Dalla scilla non nasce mai la rosa né il giacinto]

Modern Sources

A.
-> Italia, Sicilia (Pitrè 1889, vol. III, p. 290): Si è rosa, prestu spampina.

B.
-> Italia, Sicilia (Gaetani, Pescagioni, p. 59 citato in Pitrè 1896, p. 274): L’acqua rosata, la fava in decozione e lo spirito che si estrae dalle viti, sogliono cavar da gli occhi la lippitudine, ed il rossore.

C.
-> Italia, Abruzzo (Lelli 2012, p. 162): La rugiada trovata sulle rose si metteva sul viso, e dicevano che portava bene.
-> Italia, Campania (Lelli 2012, p. 162): Le femmine si bagnavano con la rugiada di rose per far venire la pelle più morbida.
-> Italia, Calabria e Campania (Lelli 2012, p. 162): La rugiada raccolta sulle rose si spalmava sugli occhi perché faceva bene.

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