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Stinking bean trefoil · Anagiro

Anagyre fétide ou bois-puant, Stinkstrauch, ἀνάγυρος, anagyris
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L’anagiro, una pianta che emetteva un odore sgradevole in risposta al tatto, divenne proverbiale nell’antichità e sorprendentemente non lasciò quasi alcuna menzione dei suoi altri usi.

 

Anagyrus, a plant that emitted an unpleasant odor in response to touch, became proverbial in antiquity and surprisingly left almost no mention of its other uses.

Auctores

A.

Descrizione della pianta

Description of the plant

[1] Diosc., 3, 150, 1: ἀνάγυρος· οἱ δὲ ἀνάγυριν, οἱ δὲ ἄκοπον καλοῦσι. θάμνος ἐστὶ τοῖς φύλλοις καὶ ταῖς ῥάβδοις προσεμφερὴς ἄγνῳ, δενδρώδης, βαρύοσμος ἰσχυρῶς· ἄνθος κράμβῃ ἐοικός, καρπὸς ἐν κερατίοις μακροῖς, τὸ σχῆμα νεφρῶν, ποικίλος, στερεός· σκληρύνεται δὲ περὶ τὸν τῆς σταφυλῆς πεπασμόν. [L’anagyros, ma alcuni lo chiamano l’anagyris, e altri acopon. È un arbusto che con le sue foglie e i suoi germogli ricorda l’agnocasto; è simile ad un albero e ha un odore molto sgradevole. Il fiore è come quello del cavolo, il frutto, a forma di rene, variegato e duro, è contenuto in lunghi cornetti. Si indurisce quando  matura l’uva.]

 

[2] Plin., nat., 27, 30: Anagyros, quam aliqui acopon uocant, fruticosa est, grauis odore, flore oleris, semen in corniculis non breuibus gignit, simile renibus, quod durescit per messes. [L’anagiro, che alcuni chiamano acopo, è ricco di rami, ha un odore pesante, il fiore simile a quello del cavolo; produce il seme dentro a cornetti piuttosto lunghi; questo ricorda nello forma un rene, e diventa duro nel periodo della mietitura. (trad. di Paola Cosci)]

 

B.

Le foglie dell’anagiro sparse per terra proteggeranno da serpenti e insetti velenosi coloro che dormono sotto il cielo aperto

Anagyris’s leaves scattered around will protect from snakes and poisonous insects those sleeping on the ground

[1] Nicandro, Theriaca, 70-71: φράζεσθαι δ’ ἐπέοικε χαμαιζήλοιο κονύζης / ἄγνου τε βρύα λευκὰ καὶ ἐμπρίοντ’ ὀνόγυρον· [E dovresti notare le pallide spighe di inula che striscia per terra, e l’agnocasto, e l’anagiro dall’odore pungente.]

 

Le foglie della pianta vengono indossate come talismani dalle donne durante i parti difficili.

The leaves of the plant are worn as talismans by women during difficult childbirths.

[1] Diosc., 3, 150, 2: ταύτης τὰ φύλλα … ἔστι δὲ καὶ περίαπτον δυστοκούσαις· δεῖ μέντοι μετὰ τὸ τεκεῖν εὐθέως ἀφελόντα ῥίπτειν τὸ περίαμμα. [Le sue foglie … sono un amuleto per le donne in travaglio con parto difficile. Subito dopo il parto, però, l’amuleto va tolto.]

 

[2] Plin., nat., 27, 30: Folia … difficulterque parientibus adalligantur ita ut partu statim auferantur. [Le sue foglie …  si legano addosso come amuleto alle donne che hanno difficoltà durante il parto; ma subito dopo il parto vengono tolte. (trad. di Paola Cosci)]

 

D.

Proverbi

Proverbs

[1] Aristoph., Lys., 67-69: Κ. οὺ ἰού, πόθεν εἰσίν; Λ. Ἀναγυρουντόθεν. Κ. νὴ τὸν Δία: ὁ γοῦν ἀνάγυρός μοι κεκινῆσθαι δοκεῖ. [C. Che puzza! Ma da dove arrivano? L. Dal demo di Anagiro. C. Per Zeus! Meglio girare al largo, allora … (trad. di S. Beta)]

 

[2] Zen. 2, 55: Ἀνάγυρον κινεῖν: ἔστιν ὁ Ἀναγυροῦς δῆμος Ἀττικὸς, ἔνθα δυσῶδες φυτὸν φύεται, οὕτω καλούμενον Ἀνάγυρος. Εἴρηται οὖν ἡ παροιμία ἐντεῦθεν ἐπὶ τῶν κινούντων τινὰ ἐπὶ κακῷ ἑαυτῶν. Τινὲς δὲ λέγουσιν ὅτι Ἀνάγυρος ἥρως γέγονεν, ὅστις τοὺς οἴκους τῶν γειτονούντων αὐτῷ ἐκ βάθρων ἀνέστρεψεν, ἐπειδὴ τὸ ἡρῷον αὐτοῦ ὑβρίσαι ἐπεχείρησαν. Μέμνηται ταύτης Ἀριστοφάνης ἐν Λυσιστράτῃ. [Rimescolare Anagiro: Anagirunte è un demo dell’Attica, dove cresce una fetida pianta, chiamata anch’essa anagiro. Per tale motivo, dunque, il proverbio si dice per quelli che muovono qualcosa a proprio danno. Alcuni dicono che ci fu un eroe Anagiro, che rovesciò dalle fondamenta le case dei suoi vicini, poiché avevano tentato di oltraggiare il suo sacrario. Se ne ricorda Aristofane nella Lisistrata. (trad. di Giulia Tozzi)]

 

[3] Macario Crisocefalo Monaco, Paroemiae (2, 2, 4): Ἀνδρὶ Λυδῷ πράγματα οὐκ ἦν, ἀλλ’ αὐτὸς ἐξελθὼν ἐπρίατο: ἐπὶ τῶν κακὰ ἑαυτοῖς ἐπισπωμένων, παρόσον Κροῖσος ἑαυτῷ πολέμιον ἐπεσπάσατο Κῦρον. ὅμοιον καὶ τό· «Ἀνάγυρον κινεῖ» [Un Lido non aveva preoccupazioni, ma una volta allontanatosi se ne procurò da solo: si dice per coloro che si procurano mali. In quanto Creso di sua iniziativa mosse guerra a Ciro. Simile a «Provochi Anagiro». (trad. di Anna Busetto)].

 

E.

Medieval Sources

Gervasio di Tilbury, Otia imperialia 3, 14

In huius sane mantis estuantis ascensu crescit herba quam uulgus fabam inuersam nominat, ad altitudinem nouelle nucis alta, foliis ut nucis amplis ac subacutis. Huius fructus sicut fabe siliquis includitur, ea tamen diuersitate, quod dependent terramque respiciunt cum e contra fabarum silique in altum protendantur. Est autem huius potentia satis ridiculosa. Si enim ipsam cum oratione dominica ter repetita genu flexo collegeris, orans ut qualem uultum pretendis, talem gustans ex ea pretendat, sine dubio hunc ipsam habere effectum conspicies. Si colligendo risus exasperas, gustans usque ad solis occasum ridebit sine intermissione; si fletus simulas, flebit falsa quasi pietate turbatus; si nauseam aut egerendi gestum exprimis, id idem continget comedenti. Nec hiis fidem dedissem si non ipse probassem, cum summo labore ardua montis illius petens, herbamque repperi in cauerna montis, sub castro quod indigene Summam nominant, quod regis speciale est, munitione firmissimum.

 

[Sul fianco di questo monte ardente cresce un’erba che viene comunemente chiamata ‘fava inversa’, alta quanto un giovane noce, con foglie grandi e leggermente appuntite come quelle di un noce. Il frutto di questa pianta è contenuto in baccelli come quelli delle fave, ma con la differenza che pendono verso il basso e sono rivolti verso terra, mentre i baccelli di fave si rivolgono verso l’alto. Ora, questa pianta ha una proprietà piuttosto divertente. Se la raccogli genuflettendo e ripetendo tre volte il «Padre Nostro», pregando che qualunque sia l’espressione del tuo volto, chiunque la assaggi assuma la stessa, senza dubbio vedrai che fa questo effetto. Se, mentre raccogli la pianta, ridi, chi la assaggerà, riderà ininterrottamente fino al tramonto; se simuli le lacrime, piangerà come sopraffatto da un finto sentimento; se imiti la nausea o l’atto del vomitare, lo stesso ricadrà a chi la mangerà. Non avrei dato credito a questo se non l’avessi provato io stesso; ma scalando con grande difficoltà questa ripida montagna, trovai la pianta in una grotta, sotto il castello che la gente del posto chiama Somma, che è di proprietà del re, assai fortificato.]

Modern Sources

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