Aristoph.

Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal bagaglio di lazzi improvvisati che ne aveva caratterizzato, com’è ovvio, le origini, ma al tempo stesso vi traspose, attraverso i suoi eroi contadini, il senso profondo di un mondo rurale che – forse così era percepito – sentiva in pericolo: proverbi, credenze, superstizioni, canti tradizionali, farmacopea popolare, e altri innumerevoli tratti della cultura tradizionale, popolare e contadina, emergono prepotentemente nelle sue opere. La commedia antica, tradizionalmente, e in rapporto alla commedia ‘nuova’, è da sempre ritenuta più incline alla deformazione della realtà, che al ‘realismo’ inteso come imitazione e osservazione della società. Se Menandro sarà autore di opere “specchio della vita”, Aristofane è il creatore di utopie e mondo alla rovescia, di fantastici personaggi e situazioni paradossali . Tutto ciò è tendenzialmente vero, ma il ruolo del concreto e tradizionale mondo popolare, folklorico, in Aristofane, pur elaborato e piegato ai meccanismi del comico, non può essere misconosciuto, e costituisce una delle cifre più profonde della sua poetica. 

Nelle undici commedie conservate, e nelle centinaia di frammenti conservati, credenze e superstizioni giocano un ruolo fondamentale, e divengono spesso protagonisti del meccanismo comico e ironico del poeta: Aristofane è senz’altro l’autore greco che ne testimonia il maggior numero. Ciò vale anche per la menzione di pronostici e presagi, nonché per i riferimenti (sempre comici) a pratiche terapeutiche o farmacopee popolari. Per ammissione esplicita dei personaggi delle sue commedie, anche il debito di numerosi “canti” aristofanei nei confronti della tradizione di canto popolare doveva appare altissimo: canti di lavoro, di questua, di nozze, ritornelli, ninne nanne, e molto altro ancora. Altro enorme serbatoio folklorico a cui attinge Aristofane è quello della favola e dei folktales orali, come pure quello delle creature fantastiche come spauracchi infantili o ‘mostri’ popolari (Empusa, Lamia, Mormò). Presenti anche indovinelli e moduli di espressione popolare. All’immenso patrimonio paremiografico greco, infine, Aristofane rivolse la sua attenzione maggiore: è l’autore greco che più di ogni altro trasferì nella propria opera questo elemento della cultura popolare. L’impiego del proverbio, in Aristofane, mostra tutti i volti del suo ruolo letterario: la funzione persuasiva, la funzione asseverativa, il gioco con gli spettatori attraverso i meccanismi di riscrittura e detorsio comica. Manca, a tutt’oggi, un vero e proprio studio globale sul proverbio in Aristofane: un lavoro, cospicuo, che potrebbe mettere ancora più a fuoco le numerosissime sfumature di questo importantissimo strumento retorico e culturale. Dal punto di vista comparativo, sarebbero centinaia i proverbi e le espressioni proverbiali accostabili ad espressioni moderne: in particolare, vista la matrice popolare, quelle aventi come protagonisti oggetti, animali e piante, gesti e momenti del quotidiano. In diversi casi la comparazione folklorica chiarisce il senso di un proverbio antico, poco noto o misconosciuto, e con esso chiarisce il senso di una scena.

 

Edizione: N.G. Wilson, Aristophanis Fabulae, Oxford 2007.