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Callimaco di Cirene (320 ca.-240 a.C.) è il più importante poeta del periodo ellenistico. Di lui ci restano integri sei inni e una sessantina di epigrammi, oltre a centinaia di frammenti giuntici per tradizione indiretta e papiracea. Disseminati in ogni opera si trovano numerosissimi spunti folklorici, sempre trattati con distacco e ironia dal poeta-filologo: gesti e pratiche apotropaiche, figure della fantasia popolare, riferimenti a folktales. Significativo il suo impiego della variegata tradizione proverbiale, selezionata accuratamente, spiegata indirettamente e commentata da erudito. L’interesse fondamentale di Callimaco è senz’altro l’aspetto eziologico del proverbio. In base alla propria idea di ‘elemento popolare’, il poeta riserva a γνῶμαι e παροιμίαι un significativo trattamento: si dimostra attento alla collocazione conveniente di questa e quella forma breve nella scala assiologica dei generi letterari antichi, di cui, sempre in età alessandrina, si stanno ormai fissando le norme. Una questione di πρέπον, “appropriatezza”, dunque, che induce il poeta a destinare γνῶμαι e ῥήματα di matrice omerico-esiodea ai generi ‘alti’ della sua produzione (come gli Inni) e, d’altra parte, παροιμίαι più squisitamente popolari a generi meno nobili quali epigramma e giambo.