Come la storia tout court, anche quella, più modesta, della tradizione dei testi antichi – determinata da scelte, bisogni e gusti delle élites di volta in volta dominanti – lascia sottopassaggi e nascondigli. Negli strappi della rete dei canoni ufficiali qualche pesce sfugge e persino nell’aristocratica letteratura greca non è impossibile incontrare qualche ectoplasma, chissà quanto contento di essere sopravvissuto. Le esigenze del potere e della politica, le opzioni della cultura e della moda, i canoni e gli idola della scuola, con le loro mortifere strettoie, non sono bastati a escludere tutto ciò che non rientrava in quegli orizzonti. Nelle cripte della tradizione indiretta – la colta curiosità di un letterato, la memoria di un erudito, lo scrupolo documentario di un lessicografo – qualcosa è sopravvissuto. La rete della letteratura ‘ufficiale’, quella dei testi copiati e ricopiati, approdati a Gutenberg dopo aver passato tutti gli esami della tradizione, tocca a più riprese i fili di una letteratura ‘sconosciuta’, sommersa da un naufragio, incenerita da un incendio, o più spesso condannata all’oblio dalle lunghe sentenze di una progressiva ‘de canonizzazione’. Opere, testi, singole parole, improvvisamente divenuti, a una curva della loro storia, troppo ‘altri’ (perché di altri linguaggi, di altre città, di altre politiche, di altre religioni) per valere la fatica o la carta di una ricopiatura. Ovvero parole che non nacquero per essere un giorno ‘istituzionalizzate’ e trasmesse in forma scritta.
[nov. 2021]‘Letteratura popolare’
di Camillo Neri
ISSN: 3057-4943



