Nel campo degli studi musicologici, l’etichetta popular music (che può essere tradotta in italiano, seppur con un calco che non ne rende tutte le sfumature, con l’espressione ‘musica popolare’) è un umbrella term—per usare una terminologia cara al mondo anglosassone—che racchiude una grande varietà di generi accomunati da un’ampia fruizione e accessibilità da parte del pubblico, ma che resta di difficile e controversa definizione. L’aggettivo è stato di volta in volta utilizzato, in riferimento a un certo repertorio, per indicarne l’ampio consumo, la distribuzione di massa resa possibile dalle nuove tecnologie, i legami con determinati gruppi sociali o più in generale per distinguere, nell’ambito della grande tripartizione dei generi musicali, tale categoria dalla cosiddetta ‘musica colta’ (detta anche ‘classica’) e da quella ‘folk’, di altrettanto problematica definizione . Al di là dell’ampio dibattito teorico—mai sopito—su queste classificazioni, da alcuni anni tutte e tre queste categorie hanno acquisito pari dignità nell’ambito della ricerca accademica e sono state storicizzate.
Tecnicamente è forse l’etichetta ‘folk’ (che rimanda più direttamente ai concetti di ‘tradizione’, ‘trasmissione orale’ e ‘anonimato’, ed è oggetto di studio dell’etnomusicologia) a poter essere utilizzata in modo più pertinente quando, con riferimento all’antichità classica, parliamo di musiche legate a contesti non istituzionali e facenti parte di un ‘sommerso’ che non ha passato il vaglio della canonizzazione ufficiale . Tuttavia, per uniformità con l’approccio generale di questo progetto, continuerò qui ad utilizzare la dicitura ‘popolare’, la cui applicazione al mondo antico ha recentemente avviato un filone molto promettente di studi , pur consapevole che in ambito più strettamente musicologico tale etichetta può veicolare significati anche piuttosto diversi.
Musica popolare
di Eleonora Rocconi
ISSN: 3057-4943



