Plinio il vecchio (23/24-79 d.C.): funzionario imperiale e studioso in diversi ambiti del sapere antico, autore della monumentale Naturalis Historia.
Nato a Como nel 23/4 d.C. e morto a Stabia nel 79 d.C. Alla brillante carriera di funzionario imperiale Plinio seppe coniugare l’indefessa attività di studioso (cf. Suet.
Gaio Svetonio Tranquillo (69-120 ca.), sovrintendente alle biblioteche di Roma sotto Adriano, è autore di numerose opere erudite e b...
More > Vir. Hist. 6, fr.80), scrivendo un vasta mole di opere (tutte perdute, tranne la Naturalis Historia) di cui abbiamo notizia da Plin. Iun. Ep. 3, 5: De iaculatione equestri, De vita Pomponii secundi, Bella Germaniae, Studiosus, Dubius Sermo, A fine Aufidii Bassi (in 31 ll., composto tra il 70 e il 77, continuazione della storia romana di Basso). Frutto di una costante vocazione alla ricerca e all’elaborazione personale è la Naturalis Historia, in 37 ll., enorme opera compilativa in cui Plinio vuole fornire una descrizione scientifica della natura, offrendo anche una mole consistente di nozioni mediche e farmaceutiche (interessanti ai nostri fini). Si tratta di un’opera “enciclopedica” (nel senso moderno del termine) che mira a racchiudere in sé tutto lo scibile intorno alla natura, avvalendosi massimamente di testimonianze letterarie ma anche orali e di diretta osservazione autoptica.
La Naturalis Historia. – L’opera si apre con un’epistola prefatoria a Tito, destinatario dell’opera, contenente un indice degli argomenti di ogni singolo libro, concluso da un indice delle fonti utilizzate. La materia pliniana è così distribuita: l. II cosmologia, astronomia, meteorologia, geofisica (prevalentemente secondo la concezione stoica dell’universo); ll. III-VI geografia; l. VII antropologia, fisiologia, psicologia umana; ll. VIII-XI zoologia acquatica, entomologia e anatomia comparata; ll. XII-XIX botanica; ll. XX-XXVII botanica applicata alla medicina; ll. XXVIII-XXXII zoologia applicata alla medicina; ll. XXXIII-XXXVII metallurgia, mineralogia e loro applicazioni nelle arti figurative. Il fine dichiarato di questo regesto onnicomprensivo del sapere è quello dell’utilitas iuvandi (cf. Pref. 1,16 praeferre utilitatem iuvandi gratiae placendi), per cui la trattazione è tutta rivolta alla realtà pratica e alle esigenze tecniche, offrendosi come compendio di facile ed immediata consultazione. Conte 1986 parla di «inventario del mondo» cogliendo l’intrinseca natura di un’opera che lo stesso Plinio definisce thesauroi (Praef. 1,17) nell’accezione etimologica di “raccolta, deposito di vari saperi”. L’aspetto collettaneo della Naturalis Historia è rintracciabile, pertanto, proprio in questa tensione all’accumulo dei saperi e all’assommarsi delle nozioni (e non nel senso varroniano di enciclopedismo, fondato sull’idea di un sapere strutturato e organico, volto ad offrire una cultura generale di base). La spinta verso la creazione di un «inventario del mondo» trova le sue radici ideologiche nello stoicismo: sottesa al progetto enciclopedico è l’idea stoica di machina mundi. L’uomo e il mondo non sono due realtà distinte, ma interagenti in quanto l’uno è destinatario privilegiato dell’azione dell’altro. Ed è proprio a vantaggio dell’uomo che la Natura ha generato tutti gli esseri del mondo animato e inanimato (cf. Nat. Hist. 7, 1 cuius causa videtur cuncta alia genuisse natura). Emerge quindi l’immagine, di retaggio stoico, di una Natura artifex al servizio dell’uomo, provvida e benigna, solidale alla ratio hominis. Secondo questa concezione finalistica di matrice stoica il mondo naturale si struttura sulla base di un’ideale scala naturae che, partendo dal macrocosmo si restringe gradualmente fino al microcosmo umano e naturale. La sua natura limitata e imperfetta porta l’uomo ad avvertire una tensione continua verso l’assolutezza cosmica ma, allo stesso tempo, si prolunga irresistibilmente verso il mondo animale. L’ordinamento pliniano della materia tende a strutturarsi proprio secondo questa scala ideale: all’interno di essa la medicina viene a trovarsi nel punto di convergenza tra il mondo naturale e il mondo umano.
La medicina nella Naturalis Historia. – La sezione medica della Naturalis Historia si apre con una trattazione sui remedia desunti dal regno vegetale (ll. XX-XXVII). Per questa sezione Plinio dipende quasi interamente da fonti greche in ragione delle origini della botanica ufficiale [→botanica]. Le osservazioni descrittive vengono scisse da quelle di natura terapeutica sulla base di criteri prevalentemente utilitaristici. Plinio offre una disamina dei medicamenti derivati da ortaggi, fiori da ghirlanda, cereali, legumi, alberi da frutto, olivo, vite, alberi selvatici; la seconda sezione del l. XXIV offre un’interessante trattazione sugli effetti magici di alcune erbe (§§ 99-102) in cui Plinio si riallaccia a fonti meno tradizionali (Magi, Persiani) e fa riferimento a metodi di ascendenza orientale . Il l. XXV è un esempio di come i criteri di raggruppamento dei semplici cambiano repentinamente nel corso
Raffaele Corso (1885-1965) fu titolare della cattedra di etnografia all’Istituto Orientale di Napoli. Aveva iniziato studi giuridic...
More > della trattazione: in base alle circostanze di scoperta e diffusione (§§ 26-98), alla comune utilità nel contrastare l’azione dei veleni (§§ 99-131), oppure menzionando le erbe in rapporto alle parti del corpo che possono curare, procedendo generatim membratimque a partire dall’alto verso il basso (§§ 132-175). Il l. XXVII chiude la sezione creando una sorta di prontuario botanico per mezzo di un elenco in ordine approssimativamente alfabetico. Dalla medicina botanica si passa poi a quella animale (ll. XXVIII- XXXII). Tra i remedia ex homine Plinio menziona farmaci derivati da elementi del corpo umano e pratiche terapeutiche come la dieta, l’esercizio fisico, i massaggi, il sonno, l’idroterapia. Importante remedium e insieme indicatore diagnostico è l’urina (l. XXVIII §§ 65-69) . Seguono i remedia tratti da animali selvatici, domestici e acquatici (con un piccolo lessico zoologico). Nel l. XXVI Plinio polemizza con i nuovi metodi che vengono importati dai medici stranieri, promuovendo invece l’assoluta impareggiabilità delle antiche e semplici cure offerte dalla Natura medicatrix . Nel tratteggiare la serie diacronica degli esponenti della medicina Plinio parte da Ippocrate
Ippocrate di Cos (460-377 a.C.): medico greco, considerato il padre della medicina scientifica....
More >, prosegue con Diocle, Prassagora, Erofilo ed Erasistrato, per concludere con Asclepiade di Prusa, che Plinio critica per i suoi metodi poco ortodossi e privi di fondamento scientifico. Il l. XXVIII si apre poi con una riflessione sul rapporto tra medicina e magia (proseguita nel l. XXX che ci offre la più completa trattazione sulla magia antica a noi pervenuta). Nell’esordio del l. XXIX Plinio sottolinea il discrimen tra le trattazioni mediche dei suoi predecessori latini e la sua opera, la prima davvero esauriente sulla medendi ars. La trattazione di questo libro si sovrappone parzialmente a quella del libro XXVI: qui Plinio delinea nuovamente la storia della medicina greca e romana, attestando l’esistenza di un’antica medicina “domestica” – d’ascendenza catoniana –, demandata in toto al pater familias e basata su semplici ma efficaci rimedi, non privi di elementi superstiziosi, la quale fu gradualmente soppiantata dalla penetrazione della cultura scientifica greca legata all’attività di medici stranieri venuti ad esercitare a Roma perché spinti dal miraggio di lauti guadagni (significativamente anche Plauto, non senza ironia, ne evidenziava il rapporto con il denaro mediante il gioco di parole medicus-mendicus) . Emblema di questa avversione verso i medici stranieri e verso i “nuovi metodi” è la figura di →catone
Marco Porcio Catone (234-149 a.C.): politico, generale e scrittore romano, passato alla storia come Catone il Censore....
More >, richiamata ai §§ 15-16. Plinio predilige di gran lunga i medicinali semplici, basandosi su una serie di criteri curativi che riflettono specularmente la sua visione di un mondo finalisticamente organizzato. Si pensi alla «teoria della signatura rerum» in virtù della quale la somiglianza tra le cose non appare come un fattore incidentale ma risulta del tutto connaturata col principio di causalità che governa il cosmo: l’odore, il colore, la forma di una pianta risulta correlata alla patologia da curare. Tra i numerosi esempi basti ricordare quello del girasole (XXII 57-60) per il quale la forma stessa del suo seme (simile ad una coda ripiegata come quella dello scorpione) già rende evidente per quale malattia esso sia remedium (è infatti utile per curare le punture degli scorpioni). Largamente documentato da Plinio è poi il principio terapeutico per cui il simile viene curato con il simile: le carni della vipera sono allora utilizzate per curare le ferite provocate dal morso dello stesso rettile. Altro cardine intorno a cui ruota la medicina di matrice popolare è il concetto di “simpatia” e “antipatia” tra le creature. L’enumerazione nozionistica dei dati e la cura del dettaglio nella Naturalis Historia rendono a volte ardua l’individuazione dei molteplici principi tassonomici unificati dal principio dell’utilitarismo classificatorio. In virtù di esso ogni classificazione può essere modificata o bruscamente interrotta in ragione di un mutamento nelle esigenze della trattazione.
La fortuna della Naturalis Historia. – La fortuna della sezione medico-scientifica di Plinio, ininterrotta durante tutto il Medioevo e il Rinascimento, è da ascriversi, in buona misura, alla sua natura di “prontuario” farmacologico alla portata di tutti, nonché alla strutturazione dell’intera opera in blocchi omogenei che ne ha favorito la circolazione per sezioni autonome. La grande diffusione degli excerpta pliniani sulla medicina, ancora fruibili nell’edizione Sillig del 1850, è testimoniata, ad esempio, dalla loro presenza nel codice Salmasiano (Par. Lat. 10318) che si configura come «raccolta enciclopedica tardoantica». La tradizione di questi excerpta di natura medica ebbe una grande fortuna soprattutto a partire dal III secolo quando iniziarono a diffondersi riduzioni e antologie pliniane in maniera del tutto autonoma rispetto al resto dell’opera. Si pensi alla Medicina Plinii desunta dalle sezioni della Naturalis Historia dedicate alla medicina (ma anche da altre fonti) che avrà un grande successo nel Medioevo. Così anche Marcello, intorno al 400, ha ripreso molto materiale da Plinio per la stesura del suo ricettario. Alla seconda metà del IV sec. risale il Liber medicinalis di Sereno Sammonico in cui l’autore ha volto in esametri alcune ricette pliniane, molte delle quali magiche. Plinio è, inoltre, la fonte principale per le Medicinae di GargilioGargilio Marziale (III sec. d.C.): scrittore romano, autore di diversi trattati tecnici di economia rurale....
More >, l’Herbarius dello ps. Apuleio, la Physica Plinii. Alcuni excerpta sono confluiti nel De curis herbarum, tramandatoci dai codd. Uppsalensis 664, 157-75, Luccensis 296, ff. 27-46, Wellcome 573, ff. 46-68, Leidensis 1283, ff. 36-60. E molto altro si potrebbe citare in merito al Fortleben della medicina pliniana. In età umanistica il testo di Plinio fu passato al vaglio dei filologi ed alimentò numerosi dibattiti spesso inerenti terminologie equivoche che potevano indurre a prescrizioni errate: in uno di questi dibattiti, nel 1492, Niccolò Leoniceno asseriva che molti errori non erano corruttele testuali ma sbagli originari di Plinio. L’opera De Plinii et plurium aliorum medicorum in medicina erroribus (con la replica di Hermolao Barbaro – Castigationes Plinianae – e quella di Pandolfo Collenuccio – Pliniana Defensio) riflette un approccio nuovo verso la scienza antica, non più di ossequio acritico nei confronti dell’auctoritas pliniana ma di sguardo criticamente orientato al disvelamento della verità scientifica (in senso moderno).
da: M. N. Iulietto, Plinio il Vecchio (Dizionario delle Scienze e delle Tecniche di Grecia e Roma, Pisa-Roma 2009).



