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Basil · Basilico

ὤκιμον, βασιλικός, ocimum basilicum, Basilic, Albahaca, Basilikum, Basilienkraut
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Il basilico è una pianta che si distingue per i suoi forti contrasti: il suo nome è associato alla regalità e alla povertà, si lega a curiose superstizioni, attrae animali pericolosi ma al contempo li respinge, è amico e nemico delle donne, è legato all’eros e alla morte.

Basil is a plant marked by striking contrasts: his name is associated with royalty and poverty, it is linked to curious superstitions, attracts dangerous animals while simultaneously repelling them, it is both friend and enemy of women, it is tied to eros and death.

Auctores

A
La semina del basilico è accompagnata da maledizioni e ingiurie
The planting of basil is accompanied by curses and insults
[1] Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIX, 120: cum maledictis ac probris serendum praecipiunt ut laetius proveniat [prescrivono che bisogna seminare il basilico con maledizioni e insulti, affinché cresca più rigoglioso].
[2] Persio, IV. 22: cantaverit ocima [ha cantato il basilico – ha lanciato imprecazioni].

B
La relazione di “attrazione-rifiuto” tra il basilico, la capra e l’ambra
The “attraction-rejection” relationship between basil, goat and amber
[1] Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XX. 119-121: Ocimum quoque Chrysippus graviter increpuit inutile stomacho, urinae, oculorum quoque claritati, praeterea insaniam facere et lethargos et iocineris vitia, ideoque capras id aspernari, hominibus quoque fugiendum censens. […] secuta aetas acriter defendit, nam id esse capras, nec cuiquam mentem motam […]. [Crisippo ha biasimato aspramente anche il basilico come nocivo allo stomaco, all’urina e alla chiarezza della vista, ritenendo inoltre che causa pazzia, letargia e problemi al fegato e che, proprio per questo motivo, le capre si rifiutano di toccarlo e gli uomini devono evitarlo. […] L’epoca successiva l’ha difeso accanitamente, infatti le capre lo mangiano né ad alcuno la mente si è agitata […].
[2] Gargilio Marziale, Medicinae ex holeribus et pomis, XXII: De virtute ocimi penes medicos opinio incerta est. Nam qui auctore Chrysippo criminantur haec eius vitia percensent, quod sit stomacho inutile, quod oculos habetet, quod insaniam faciat, iecori obsistat et ideo capram genus hoc herbae numquam omnino contingere. […] Sed qui in diversa opinione sunt haec falso tradita asseverant. [L’opinione dei medici sulla virtù del basilico è incerta. Infatti, coloro che lo accusano, su suggerimento di Crisippo, passano in rassegna questi suoi difetti: che sia dannoso allo stomaco, che indebolisca gli occhi, che causi la pazzia, che sia dannoso per il fegato e per questo, senza dubbio, la capra non tocca mai questo genere di erba. […] Ma coloro che hanno un’opinione diversa affermano che le cose sono state riportate in modo errato].
[3] Plutarco, Questioni Conviviali, 641C: τὸ δ’ ἤλεκτρον πάντα κινεῖ καὶ προσάγεται τὰ κοῦφα πλὴν ὠκίμου καὶ τῶν ἐλαίῳ βρεχομένων· [l’ambra muove tutte le cose e attira ciò che è leggero eccetto il basilico e le cose intrise di olio].
[4] Geoponica XI.28.1: Τὸ ὤκιμον, τουτέστι τὸ λεγόμενον μισόδουλον, εἰς οὐδὲν ἔγνων χρήσιμον. καὶ γὰρ μανιώδεις καὶ ληθαργικοὺς καὶ ἡπατικοὺς ποιεῖ τοὺς ἐσθίοντας. τεκμήριον δὲ τῆς τούτου κακίας, τὸ τὴν αἶγα πάντα ἐσθίουσαν μόνον ὠκίμου ἀπέχεσθαι […]. [Ritenni il basilico, chiamato nemico degli schiavi, vantaggioso in nulla. Infatti, rende coloro che lo mangiano pazzi, letargici e sofferenti di fegato. Prova di questo male è che la capra, che mangia ogni cosa, si astiene soltanto dal basilico]. [5] XV.1.29: ὁ ἠλεκτριωνὸς λίθος, ἤτοι σουγχῖνος, πάντα τὰ ἀχυρώδη καὶ κοῦφα ἕλκει πρὸς ἑαυτόν, πλὴν ὠκίμου. [la pietra dell’ambra, ovvero la succinite, attira a sé tutte le cose simili alla paglia e leggere, eccetto il basilico].

C
Il basilico e gli scorpioni, i serpenti, i vermi e i pidocchi
Basil and scorpions, snakes, worms and lice
[1] Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XX. 119-121: addunt quidam tritum, si operiatur lapide, scorpionem gignere, commanducatum et in sole positum vermes, Afri vero, si eo die feriatur quispiam a scorpione quo ederit ocimum, non posse servari. […] tradunt aliqui manipulo ocimi cum cancris x marinis vel fluviatilibus trito convenire ad id scorpiones ex proximo omnes. Diodorus in empiricis etiam pediculos facere ocimi cibum. […] et scorpionum terrestrium ictibus marinorumque venenis mederi ex vino addito aceti exiguo. [alcuni aggiungono che tritato, se viene coperto con una pietra, genera uno scorpione, masticato e riposto al sole, i vermi; gli Africani (credono) in verità che, se qualcuno ha mangiato del basilico nello stesso giorno in cui è stato punto da uno scorpione, non può essere curato. Alcuni raccontano che, tritata una manciata di basilico con dieci granchi marini o di fiume, tutti gli scorpioni nelle vicinanze arrivano insieme da quello. Diodoro, nei suoi scritti empirici, sostiene che il consumo del basilico produce pidocchi. […] Che (il basilico), con vino aggiunto e un po’ di aceto, guarisce i morsi degli scorpioni terrestri e i veleni di quelli marini]. [2] XXXII. 53-54: necant eos triti cum ocimo admoti [(i granchi di fiume) tritati con il basilico e avvicinati (agli scorpioni), li uccidono]. [3] XXXII. 55: decem vero cancris cum ocimi manipulo adligatis omnes, qui ibi sint, scorpiones ad eum locum coituros Magi dicunt, et cum ocimo ipsos cineremve eorum percussis inponunt [i Magi affermano senza dubbio che, se vengono legati dieci granchi con una manciata di basilico, tutti gli scorpioni che si trovano lì si aggregheranno in quel luogo, e mettono a quelli feriti gli stessi (i granchi) con il basilico o la loro cenere].

[4] Dioscoride, De materia medica, II.141.1-2: βοηθεῖ, καὶ δράκοντος θαλασσίου καὶ σκορπίου πληγῇ καθ’ ἑαυτό […]. φυλάσσονται δέ τινες αὐτὸ καὶ οὐκ ἐσθίουσι διὰ τὸ μασηθὲν καὶ τεθὲν ἐν ἡλίῳ σκώληκας γεννᾶν. Λίβυες δὲ προσυπειλήφασιν, ὅτι οἱ φαγόντες αὐτὸ καὶ πληγέντες ὑπὸ σκορπίου ἀσώστως διατίθενται. [aiuta di per sé contro il morso del serpente marino e dello scorpione ma alcuni se ne tengono lontani e non lo mangiano perché, se masticato ed esposto al sole, fa nascere i vermi. I Libii suppongono inoltre che coloro che l’hanno mangiato e vengono punti dallo scorpione si trovino in uno stato incurabile].

[5] Galeno, De alimentorum facultatibus libri, VI. 640.13-16: […] προσεπικαταψεύδονταί τινες αὐτοῦ φάσκοντες, εἰ τριφθὲν ἐμβληθείη χύτρᾳ καινῇ, τάχιστα γεννᾶν ἐν ὀλίγαις ἡμέραις σκορπίους, καὶ μάλισθ’ ὅταν ἐν ἡλίῳ τις ἑκάστης ἡμέρας θερμαίνῃ τὴν χύτραν. ἀλλὰ τοῦτο μὲν ψεῦδός ἐστι […]. [alcuni mentono, inoltre, dicendo di questo che, nel caso venga messo tritato in una pentola nuova, fa nascere velocemente in pochi giorni gli scorpioni e soprattutto se uno riscalda la pentola ogni giorno al sole. Ma questa è una falsità […].

[6] Gargilio Marziale, Medicinae ex holeribus et pomis, XXII: Addunt praeterea, si tritum lapide contegatur, scorpiones gigni; conmanducatum et in sole positum vermes creare, pediculos etiam nutrire. Afris putant hoc esse persuasum, si quis eo die quo ocimum sumpserit a scorpione feriatur, non posse salvari. [Aggiungono inoltre che, se tritato viene coperto con una pietra, genera gli scorpioni; masticato e riposto al sole, produce i vermi e nutre anche i pidocchi. Pensano che gli Africani siano convinti di questo: se uno ha mangiato il basilico nello stesso giorno in cui viene punto da uno scorpione non può essere salvato].

[7] Pseudo-Apuleio, Herbarius, CXXX, Herba basilisca (<basilica), 11-13: Omnes violentias eorum haec herba regula obtinet. Si quis homo eam secum habuerit, ab omne generatione serpentium erit tutus. [Questa erba reuccia domina su tutte le loro violenze. Se un uomo la avrà con sé, sarà protetto da ogni generazione di serpenti].

[8] Asclepio di Tralle, In Aristotelis metaphysicorum libros A–Z commentaria: ὡς δέ φησιν ὁ Ἀλέξανδρος, ἐάν τις λάβοι τὴν ὤκιμον βοτάνην καὶ ὑποθείη αὐτὴν πλίνθῳ καθυγρασμένῃ, πάντως σκορπίοι τίκτονται ἐν ἐκείνῳ τῷ τόπῳ. [e come dice Alessandro, qualora uno prenda la pianta del basilico e la collochi su un mattone bagnato, in quel luogo senza dubbio nascono gli scorpioni].

D
Il basilico, le donne, l’amore
Basil, women, love
[1] Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIX. 176-177: et ocimum sub canis ortu pallescit. omnia vero accessu mulieris menstrualis flavescunt. [e il basilico scolorisce al levare del Cane. Ma in verità tutte (le piante) ingialliscono all’arrivo di una donna con il ciclo mestruale]. [2] XX. 122-124: inlinitur mammis extinguitque lactis proventum […], vulvas purgat […]. venerem stimulat, ideo etiam equis asinisque admissurae tempore ingeritur. […] vomicasque volvae. [viene applicato alle mammelle e trattiene il flusso del latte, purifica l’apparato femminile […]. Stimola la passione a tal punto che viene somministrato a cavalli e asini nel periodo della monta. […]. (Previene) gli ascessi uterini].
[3] Geoponica XI. 28. 3: μάλιστα δὲ ταῖς γυναιξίν ἐστι πολεμιώτατον, τοσαύτην ἔχον πρὸς αὐτὰς φυσικὴν ἀντιπάθειαν, ὡς εἴ τις ὑπὸ λοπάδα ὄψου ὁλόριζον ὤκιμον ὑποθείη, ἀγνοούσης γυναικός, οὐ πρότερον ἡ γυνὴ τοῦ ὄψου ἅψασθαι τολμήσειε, πρὶν ἀρθῆναι τὸ ὤκιμον. [e soprattutto è pericolosissimo per le donne, poiché ha nei loro confronti un’avversione naturale, perché se uno riponesse il basilico con tutta la radice sotto un piatto con del cibo, la donna, pur non sapendolo, non oserebbe toccare il cibo prima che il basilico venga tolto].
[4] Pseudo-Apuleio, Herbarius, Appendix CXXX: […] nec […] mulier menstruata eum contingat aut vir coinquinatus. [una donna con le mestruazioni non lo tocchi o un uomo impuro].
[5] Lexica Segueriana, Glossae rhetoricae, s.v. Ὤκιμον: ὄνομά ἐστιν ἑταίρας ἤτοι κύριον ἢ ἐπώνυμον. [Il basilico è il nome o il soprannome specifico di un’etera].

E
Gli aspetti magico-oscuri del basilico, la morte, gli spiriti
The magical-holy aspects of basil, death, spirits
[1] Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIX.177: ferro quoque non expedire tangi rutam, cunilam, mentam, ocimum auctor est Sabinus Tiro in libro κηπουρικῶν quem Maecenati dicavit. [non è bene che la ruta, la cunila, la menta, il basilico siano toccati neanche col ferro, sostiene Sabino Tirone nel suo libro Sugli orti che ha dedicato a Mecenate].
[2] Argonautiche Orfiche, v. 918, in riferimento alle piante sacre a Ecate: […] εὐερνὲς πολύκνημον […] [il basilico selvatico fiorente].
[3] Pseudo-Apuleio, Herbarius, CXXX, Herba basilisca, 15: Qui eam leget, mundus circumscribat eam auro, argento, corno cervino, ebure, dente apruno, corno taurino et fruges mellitos in vestigio ponat. [Chi la raccoglierà, in stato di purezza le tracci un cerchio intorno, con oro, argento, corno di cervo, avorio, zanna di cinghiale e corno di toro, e ponga nel terreno frutti dolci].

Modern Sources

A
[1] Leach (1949, p. 117): in Greece and Rome the planting of basil is accompanied by cursing, without which the plant will not flourish.
[2] Lapucci-Antoni (1994, p. 112): cantare il basilico è ugualmente spiegato con mandar maledizioni senza risparmio, raccomandare alle forche, imprecare contro qualcuno senza misurare le parole.
[3] Cattabiani (1998, p. 379): da quell’usanza nacque il detto proverbiale «Cantare il basilico», cioè lanciare maledizioni, imprecare contro qualcuno senza misurare le parole.
[4] Malossini (2009, pp. 40-41): quest’erba […] è ritenuta un ottimo rimedio contro il malocchio. […] nel Bolognese si era convinti che crescesse rigoglioso solo se veniva seminato con ingiurie e maledizioni.

C
[1] Castor Durante da Gualdo (1588, p. 90): in quel giorno ch’alcun haverà mangiato il basilico non potrà esser punto da scorpione.
[2] Pitrè (1889, p. 249): le sue foglie messe sotto una brocca d’acqua generano suffrizii, cioè scorpioni (Palermo).
[3] Lapucci-Antoni (1994, p. 112): sembra che, piantato vicino ai pomodori, respinga gli insetti. […] una pianta di basilico sul davanzale d’una finestra libera la stanza dalle zanzare.
[4] Cattabiani (1998, p. 376): allontana demoni, scorpioni, zanzare.

D
[1] Giovan Battista Corsi (1887-1902, p. 37), variante di una cantilena senese: il basilico l’ha piantato:/ l’ha piantato e messo al sole. / Mariannina fa all’amore. /
[2] Leach (1949, pp. 116-117): in folk belief is […] sacred, is dear to lovers (Italy).
[3] Cattabiani (1998, pp. 378-379): in Toscana esiste una novella intitolata Il basilicone che ha per protagonista una ragazza di nome Caterina che innaffia ogni giorno una pianta di basilico alla finestra; la pianta diventa talmente grande da attirare l’attenzione del figlio del re, che alla fine la sposa; sempre in Toscana, il basilico veniva chiamato “amorino”. In una novella del senese Gentile Sermini, una donna, togliendo il vaso di basilico dalla finestra, invita il proprio fidanzato a entrare in casa. [4] In Abruzzo, quando un contadino andava a trovare la propria fidanzata, aveva l’abitudine di mettersi una foglia di basilico all’orecchio, ma non glielo regalava. [5] In Sicilia, una ragazza che collocava un vaso di basilico sul davanzale manifestava il proprio innamoramento; tuttavia, in alcune zone, questo gesto segnalava anche la presenza delle case di piacere. Inoltre, i vasetti di basilico venivano scambiati nel giorno di San Giovanni Battista tra le donne che volevano “contrarre il comparatico” . Il basilico faceva altresì parte delle piante sacre a San Giovanni e serviva anche a proteggere le culle dei neonati .
[6] Lapucci-Antoni (1994, p. 108): il basilico viene somministrato a chi soffre d’amore o a chi è stato abbandonato.
[7] Malossini (2009, pp. 40-41): In Emilia: una radice tenuta in mano pare agevolasse il parto. [8] In Friuli: se il basilico viene donato alla persona amata, questa rimane fedele.

E
[1] Giovanni Boccaccio, Decameron, IV giornata, novella 5, Elisabetta da Messina: la fanciulla si innamora di un giovane che viene ucciso dai suoi fratelli. Decide di tagliargli la testa e di sotterrarla in un vaso dove pianta del basilico, che cresce grazie alle sue lacrime.
[2] Lapucci-Antoni (1994, p. 110); Cattabiani (1998: p. 376): il basilico si tiene nelle case, nei davanzali e nelle porte in particolare, poiché purifica l’aria dagli spiriti maligni, dagli influssi malefici e dalla presenza di un morto verso cui non si aveva particolare simpatia. Il succo di basilico era molto apprezzato dalle streghe prima del sabba, in quanto bevanda molto energetica. Inoltre, il basilico si coglie con la mano sinistra.
[3] Isola di Creta: in quest’isola il basilico è considerata una pianta funeraria, come dimostra questo canto popolare riportato da Cattabiani: «Basilico! Erba di lutto, fiorisci sulla mia finestrella; anch’io vado a coricarmi nel dolore e mi addormento piangendo»

Oral Tradition

Audio

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Other Cultures

C
[1] Africa: it is eaten so that one will not feel the sting of scorpions, but in some places smelling the plant breeds scorpions in the brain (Leach, 1949, p. 117).

D
[1] Moldavia: its enchanted flowers will stop a wandering youth and make him love the girl who hands him a sprig. (Leach, 1949, p. 117).
[2] Germania: si veda la credenza popolare germanica secondo cui il basilico, posto sotto una scodella, veniva considerato una prova di castità: infatti, se una donna avesse mangiato da quella scodella sarebbe stata considerata pura; diversamente la sua integrità sarebbe stata messa in dubbio .
[3] India: il basilico viene considerato non soltanto una pianta sacra, ma anche un simbolo di fertilità invocato dalle donne che vogliono rimanere incinte. Il termine con cui viene indicato è tulasī e si lega a Lakshmī e Víshnu. La tulasī ha proprietà benefiche legate all’amore e al concepimento .

E
[1] Persia ed Egitto: the plant is found in cemeteries. (Leach 1949, p. 117.)
[2] India: il basilico viene coltivato alla soglia dei templi perché tiene lontano gli spiriti impuri . La tulasī è anche associata alla morte: quando un uomo è morente, gli si pone sul suo petto una foglia della piantina, e dopo la morte se ne lava la testa con acqua contenente semi di lino e foglie di tulasī. Chi la pianta e religiosamente la coltiva ottiene il privilegio di salire al palazzo di Víshnu .

Iconography

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