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Rainbow · Arcobaleno

ἶρις, arcus, Rainbow, Arc-en-ciel, Arcoíris, Regenbogen
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L’arcobaleno è uno dei fenomeni naturali che più ha affascinato l’immaginario popolare antico e moderno. Per questo, fin dall’antichità è stato rappresentato in vari modi e il suo sorgere ha ancora numerosi significati, positivi e negativi.

The rainbow is one of the natural phenomena that has most fascinated the ancient and modern popular imagination. For this reason, since ancient times it has been represented in various ways and its rising has numerous meanings, both positive and negative.

Auctores

A
Le rappresentazioni dell’arcobaleno: divinità e animali
Representations of the rainbow: deities and animals
[1] Hom. Il. 11, 26-28: κυάνεοι δὲ δράκοντες ὀρωρέχατο προτὶ δειρήν/ τρεῖς ἑκάτερθ’, ἴρισσιν ἐοικότες, ἅς τε Κρονίων/ ἐν νέφεϊ στήριξε, τέρας μερόπων ἀνθρώπων. (1) [Serpenti di smalto nero s’inarcavano al collo, tre da ogni parte, come arcobaleni che il figlio di Crono poggia sopra la nube, segnale per gli uomini mortali].
[2] Hom. Il. 17, 547-550: ἠΰτε πορφυρέην ἶριν θνητοῖσι τανύσσῃ/ Ζεὺς ἐξ οὐρανόθεν τέρας ἔμμεναι ἢ πολέμοιο/ ἢ καὶ χειμῶνος δυσθαλπέος, ὅς ῥά τε ἔργων/ ἀνθρώπους ἀνέπαυσεν ἐπὶ χθονί, μῆλα δὲ κήδει […] [Come quando ai mortali Zeus manda dal cielo l’iride cupa, perché sia segno di guerra o di tempesta gelata, che interrompe sulla terra il lavoro umano ed imperversa sulle greggi […]].
[3] Esiod. Theog. 780-788: παῦρα δὲ Θαύμαντος θυγάτηρ πόδας ὠκέα Ἶρις/ †ἀγγελίη πωλεῖται ἐπ’ εὐρέα νῶτα θαλάσσης./ ὁππότ’ ἔρις καὶ νεῖκος ἐν ἀθανάτοισιν ὄρηται, / καί ῥ’ ὅστις ψεύδηται Ὀλύμπια δώματ’ ἐχόντων, / Ζεὺς δέ τε Ἶριν ἔπεμψε θεῶν μέγαν ὅρκον ἐνεῖκαι/ τηλόθεν ἐν χρυσέῃ προχόῳ πολυώνυμον ὕδωρ,/ ψυχρόν, ὅ τ’ ἐκ πέτρης καταλείβεται ἠλιβάτοιο/ ὑψηλῆς· [raramente la figlia di Taumante, Iride dal piede veloce, sul vasto dorso del Mare viene a portare un messaggio; se sorge un conflitto o una lite fra gli immortali, se qualcuno mente fra gli abitanti delle olimpie dimore, Zeus invia Iride a prendere con una brocca d’oro il gran giuramento degli dei, la celebre acqua gelida, che stilla dalla sublime roccia scoscesa].
[4] Cic. De nat. deo. 3, 20, 51: Cur autem arqui species non in deorum numero reponatur; est enim pulcher (et ob eam speciem, quia causam habeat admirabilem, Thaumante dicitur esse nata). Cuius si diuina natura est, quid facies nubibus; arcus enim ipse e nubibus efficitur quodam modo coloratis; quarum una etiam Centauros peperisse dicitur (2). [E perché non si dovrebbe porre nel numero degli dèi la figura dell’arcobaleno? È bello – per tale figura, perché ha una causa meravigliosa, si dice che nacque da Taumante (3). Ma se la sua natura è divina, che farai delle nubi? Lo stesso arcobaleno, infatti, è formato in certo modo da nubi colorate: una di esse – si dice – generò il Centauro].
[5] Verg. Aen. 5, 84-89: Dixerat haec, adytis cum lubricus anguis ab imis/ septem ingens gyros, septena volumina traxit/ amplexus placide tumulum lapsusque per aras,/ caeruleae cui terga notae maculosus et auro/ squamam incendebat fulgor, ceu nubibus arcus/ mille iacit varios adverso sole colores. [Aveva detto così, quando, dai profondi recessi, un viscido grande serpente trasse sette cerchi, sette volute, aggirando quietamente il tumulo, strisciando tra le are, macchiato il dorso da segni cerulei, e un fulgore gli accendeva d’oro le squame, come l’arcobaleno tra le nubi rifrange mille diversi colori dal sole].
[6] Verg. Aen. 5, 605-610: Dum variis tumulo referunt sollemnia ludis,/ Irim de caelo misit Saturnia Iuno/ Iliacam ad classem ventosque adspirat eunti, / multa movens necdum antiquom saturata dolorem./ Illa viam celerans per mille coloribus arcum,/ nulli visa cito decurrit tramite virgo.[Mentre con tanti giochi/ rendono solennemente gli onori estremi alla tomba,/ Giunone Saturnia manda dal cielo alla flotta troiana/ la messaggera Iride, spirandole venti propizi:/ poiché non ha ancora sfogato l’antico dolore/ ha in mente pensieri di vendetta. Scendendo/ per l’arco dai mille colori la vergine corre].
[7] Verg. Aen. 5,657-658: cum dea se paribus per caelum sustulit alis/ ingentemque fuga secuit sub nubibus arcum. [quando la Dea si levò ad ali spiegate nel cielo/tracciando sotto le nubi la scia d’un arcobaleno].
[8] Ovid. Met. 1, 270-271: Nuntia Iunonis varios induta colores/ concipit Iris aquas alimentaque nubibus affert. [Ammantata di vari colori, Iride, messaggera di Giunone attinge acque e le nuvole alimenta].
[9] Col. 10, 292: […] nec tam sidereo fulget Thaumantias arcu,/ quam nitidis hilares conlucent fetibus horti (4). [né tanto rifulge Taumanzia nell’arcobaleno lucente, quando i giardini giocondi risplendono di splendidi fiori].
[10] Plut. Mor. III 894B: Διὸ καὶ ἐμυθεύσαντό τινες αὐτὴν [Ἴριν] ταύρου κεφαλὴν ἔχουσαν ἀναρροφεῖν τοὺς ποταμοὺς. [Perciò alcuni raccontano che Iride con la testa di toro beve l’acqua dei fiumi].

B
Ciò che l’arcobaleno tocca diventa profumato
What the rainbow touches becomes fragrant
[1] Arist. Probl. 12,3 906b: Λέγεται γὰρ ὡς εὐώδη γίνεται τὰ δένδρα εἰς ἅπερ ἂν ἡ ἶρις κατασκήψῃ. πότερον οὖν ἀληθές ἐστιν ἢ ψεῦδος; καὶ εἰ ἀληθές, διὰ τίν’ αἰτίαν εἴη τὸ συμβαῖνον; ὅτι μὲν οὖν οὔτε πάντα οὔτε ἀεί, δῆλον· πολλάκις γὰρ ἡ ἶρις μὲν γέγονε, τὰ δὲ δένδρα οὐθὲν ἐπίδηλα φαίνεται. ὅταν τε γένηται τοῦτο, οὐκ ἐν πάσῃ γίνεται ὕλῃ, ἐπεὶ συμβαίνει γέ ποτε· διὸ καὶ λέγεται. […] οὔτε γὰρ ἐν τοῖς χλωροῖς δένδροις οὔτε ἐν τοῖς αὔοις, ἀλλ’ ἐν τῇ ἐμπεπρησμένῃ ὕλῃ φασὶν οἱ νομεῖς μετὰ τὰ ἐπὶ τῇ ἴριδι ὕδατα γίνεσθαι ἐπίδηλον τὴν εὐωδίαν, καὶ μάλιστα οὗ ἂν ἀσπάλαθος ᾖ καὶ ῥάμνος καὶ ὧν τὰ ἄνθη εὐώδη ἐστίν. […] δοκεῖ δὲ ἐν οἷς ἂν ἐνσκήψῃ ἡ ἶρις γίνεσθαι, ὅτι οὐδὲν ἄνευ ὕδατος οἷόν τε γίνεσθαι· βραχεῖσά τε γὰρ ἡ ὕλη καὶ τῷ ἐνόντι θερμῷ πέψασα τὴν ἐν αὐτῇ γινομένην ἀτμίδα ἀφίησιν. οὔτε πολὺ τὸ ὕδωρ δεῖ εἶναι· ἐκκλύζει γὰρ τὸ πολὺ λίαν, καὶ σβέννυσι τὴν θερμότητα τὴν ἐνυπάρχουσαν ἀπὸ τῆς πυρώσεως. τὰ δὲ μετὰ τὴν ἶριν ὕδατα οὐ πολλὰ γίνεται ἀλλὰ μέτρια ὡς εἰπεῖν. καὶ ἐὰν πολλαὶ γίνωνται ἴριδες, οὐ πολὺ γίνεται, ἀλλὰ πολλάκις μὲν ὀλίγον δέ. διὸ εἰκότως τούτου γινομένου, οὐθὲν ἄλλο ὁρῶντες διάφορον πλὴν τὴν ἶριν, ταύτῃ τὴν αἰτίαν προσέθεσαν τῆς εὐωδίας. [Si dice che gli alberi su cui si poggia l’arcobaleno diventano profumati. È vero o è falso? E se è vero, per quale motivo avverrebbe il fenomeno? È evidente che esso non riguarda tutti gli alberi, né si verifica sempre: spesso appare l’arcobaleno senza che si noti alcun effetto sugli alberi; inoltre, quando questo effetto si produce (e qualche volta è proprio così: di qui la diceria), non si estende a tutto il bosco. […] I pastori dicono che il buon odore si fa ben sentire dopo la pioggia che accompagna l’arcobaleno, e specialmente dove crescano aspalato, ramno e piante dai fiori profumati. […] Si crede che il fenomeno avvenga dove va a cadere l’arcobaleno, perché non è possibile che esso si formi senza la pioggia: il bosco emana il vapore che vi si forma, quando è bagnato e quando col suo calore opera la cozione dell’umidità. La pioggia non deve neppure essere molta, perché una quantità eccessiva d’acqua impregna troppo il legno e spegne il calore sviluppato dall’azione del fuoco. Dopo la comparsa dell’arcobaleno, la pioggia non cade copiosa, ma, si può dire, in quantità modesta. E anche se si forma più di un arcobaleno, non si ha una pioggia abbondante, ma scarsa, anche se frequente. Quando si verificano i fenomeni descritti, siccome non si nota niente di singolare tranne l’arcobaleno, è logico che si attribuisca ad esso la causa del profumo].
[2] Teoph. c.pl. 6,17,7: ὅπερ φανερὸν εὐθὺ καὶ ἐπὶ τῆς γῆς ἐστιν ἐν τοῖς τοιούτοις ὑετοῖς. Διακεκαυμένης γὰρ ἐν τῷ θέρει τὸ θερμόν πως καὶ τὸ ὕδωρ ποιεῖ τὴν εὐωδίαν. Ταῦτα δὲ ποιεῖ καὶ ἐν ἄλλοις. Καὶ γὰρ τὸ περὶ τὴν ἶριν λεγόμενον ὡς ὅπου ἂν κατάσχῃ ποιεῖ τὰ δένδρα καὶ τὸν τόπον εὐώδη τοιοῦτόν ἐστι· [fatto che è subito visibile anche sulla terra in acquazzoni del genere: infatti d’estate, la terra, calda in sé, cuoce la pioggia che ha assorbito e genera buon odore. E ciò accade anche in altre situazioni. Così, quel che si dice sull’arcobaleno, che dove cade rende il luogo e gli alberi profumati, si spiega in questo modo].
[3] Plin. 12, 52, 110: In eodem tractu aspalathos nascitur (5), spina candida magnitudine arboris modicae, flore rosae. Radix unguentis expetitur. Traditur in quocumque frutice curvetur arcus caelestis, eandem quae sit aspalathi suavitatem odoris exsistere; sed si in aspalatho, inerarrabilem quandam. [Nella stessa regione nasce l’aspalato, un arbusto spinoso bianco di grandezza non eccessiva, che ha il fiore simile alla rosa. La radice è ricercata per i profumi. Dicono che su qualunque arbusto si incurvi l’arcobaleno, vi rimane lo stesso profumo soave dell’aspalato; ma, se questo accade all’aspalato, la soavità è indescrivibile].
[4] Plin. 17, 3, 39: Ita est profecto, illa erit optima quae unguenta sapiet. Quod si admonendi sumus qualis sit terrae odor ille qui quaeritur, contingit saepe etiam quiescente ea sub occasum solis, in quo loco arcus caelestes deiecere capita sua, et cum a siccitate continua immaduit imbre. Tunc emittit illum suum halitum diuinum ex sole conceptum, cui comparari suauitas nulla possit. Is esse e commota debebit repertusque neminem fallet, ac de terra odor optime iudicabit. [Una cosa è certa: la terra migliore è quella che sa di profumo. Se poi ci servono indicazioni su quale sia l’odore di terra che si vuole sentire, capita spesso di sentirlo, anche se la terra non è stata smossa, verso il tramonto, là dove l’arcobaleno ha appoggiato le sue estremità e quando è intrisa di pioggia seguita a un lungo periodo di siccità. Allora sprigiona quel suo divino effluvio, che ha concepito dal sole, e a cui non è paragonabile alcuna dolcezza. È questo l’odore che dovrà venire su dalla terra smossa, e una volta riconosciutolo nessuno potrà sbagliarsi, e l’odore sarà il migliore elemento per giudicare la terra].
[5] Plut. quaest. conv. 4,2 664e-f: ὥσπερ αἵ τε δρόσοι γλυκυτέραν ποιοῦσι τοῖς θρέμμασι τὴν πόαν καὶ <τὰ> τὴν ἶριν ἐξανθοῦντα νέφη, καθ’ ὧν ἂν ἐπερείσῃ ξύλων, εὐωδίας ἀναπίμπλησι (καὶ ταύτῃ γνωρίζοντες οἱ παρ’ ἡμῖν ἰρίσκηπτα καλοῦσι, τὴν ἶριν ὑπολαμβάνοντες ἐπισκήπτειν) […]. [come la rugiada rende più dolce l’erba per gli animali, e le nuvole l’arcobaleno che sorge, che riempie di profumo quei legni su cui si appoggia (e la gente dei nostri paesi, riconoscendoli dall’odore, li chiama iriskepta, immaginando che l’arcobaleno vi si appoggi) […]] (6).

C
L’arcobaleno che beve
The drinking rainbow
[1] Plaut. Curc. 13: Ecce autem bibit arcus; pluet, credo, hercle hodie! [Per ercole, guarda l’arcobaleno come beve! Credo che oggi pioverà!]. (7)
[2] Verg. Georg. 1,380-1: et bibit ingens/ arcus […]. [e beve l’immenso arcobaleno].(8)
[3] Prop. 3,5,32: tum mihi naturae libeat perdiscere mores […] purpureus pluvias cur bibit arcus aquas. [allora (in vecchiaia) mi sia caro apprendere le leggi della natura […] perché l’arco multicolore beva l’acqua piovana]. (9)
[4] Luc. Bell. civ. 4,81: Hinc imperfecto conplectitur aera gyro/ arcus vix ulla variatus luce colorem/ Oceanumque bibit raptosque ad nubila fluctus/ pertulit et caelo defusum reddidit aequor. [Talvolta l’arcobaleno abbracciava il cielo con cerchio incompleto, / quasi indistinto per la scarsa luminosità dei colori, / e, bevendo l’oceano, sollevava fino alle nubi i flutti/ involati e rendeva al cielo l’acqua caduta]. (10)
[5] Staz. Teb. 9, 404-405: At pater arcano residens Ismenos in antro,/ unde aurae nubesque bibunt atque imbrifer arcus/ pascitur et Tyrios melior venit annus in agros […] [Ma il padre Ismeno, che stava in una grotta nascosta, da cui bevono i venti e le nubi e si nutre l’arco che porta la pioggia e da cui proviene la fertilità ai campi di Tebe […]].

D
L’arcobaleno come presagio di buono e cattivo tempo
The rainbow as an omen of good and bad weather
[1] Tib. 1,4,44: Neu comes ire neges, quamvis via longa paretur/ […] quamvis praetexens picta ferrugine caelum/ venturam amiciat imbrifer arcus aquam. [Non rifiutarti di accompagnarlo, anche se la via è lunga, / […] anche se un arco piovoso, coprendo il cielo di un’ombra ferruginosa, / annuncia che l’acqua, in esso racchiusa, è sul punto di scrosciare].
[2] Sen. nat. 1,8,8: Ut ait Vergilius noster “et bibit ingens arcus”, cum ad ventat imber; sed non easdem, undecumque apparuit, minas affert: a meridie ortus magnam vim auqrum vehet (vinci enim nubes non potuerunt valentissimo sole, tantum illis est virium); si circa occasum refulsit, rorabit et leviter impluet; si ab ortu circave surrexit, serena promittit. [come dice il nostro Virgilio: “e l’immenso arcobaleno assorbe acqua”, quando si avvicina alla pioggia; ma non annuncia le medesime minacce da qualsiasi parte appaia: se nasce dalla parte di mezzogiorno porterà gran rovescio d’acqua (infatti le nubi non hanno potuto essere sopraffatte dal sole pur fortissimo, tanta è la forza che posseggono); se il suo fulgore è apparso intorno alla regione in cui il sole tramonta, piovigginerà e cadrà una pioggia sottile; se è sorto dall’oriente o nelle vicinanze, promette il sereno].
[3] Plin. 17, 80, 353: Arcus cum sunt duplices, pluvias nuntiant, a pluviis serenitatem non perinde certam. [Un doppio arcobaleno annunzia la pioggia, ma, dopo che è piovuto, un bel tempo non del tutto sicuro].
[4] Tol. Tetr. 2,14,11: αἵ τε συνιστάμεναι κατὰ καιροὺς ἴριδες χειμῶνα μὲν ἐξ εὐδίας, εὐδίαν δὲ ἐκ χειμῶνος προσημαίνουσι. [Gli arcobaleni che si formano occasionalmente presagiscono tempesta se il cielo è sereno, cielo sereno se c’è tempesta].
[5] Geop. 1,3, 5-15: Ἶρις δὲ διπλῆ φανεῖσα, ὄμβρους δηλοῖ. [Se appare un arcobaleno doppio in cielo, annunzia pioggia]

E
Apparizioni straordinarie dell’arcobaleno
When rainbow is connected to extraordinary events
[1] Liv. 41, 21: In Veienti agro biceps natus puer, et Sinuessae unimanus et Auximi puella cum dentibus, et arcus interdiu sereno caelo super aedem Saturni in foro Romano intentus, et tres simul soles effulserunt, et faces eadem nocte plures per caelum lapsae sunt, et Lanuuini Caeritesque anguem in oppido suo iubatum, aureis maculis sparsum, apparuisse adfirmabant, et in agro Campano bouem locutum esse satis constabat. [Nel territorio di Velo nacque un bambino con due teste, uno a Sinuessa con una mano sola, ad Osimo una bambina coi denti, e sopra il tempio di Saturno nel foro romano si disegnò un arcobaleno in pieno giorno a cielo sereno e rifulsero contemporaneamente tre soli e nella stessa notte trascorsero per il cielo molte stelle cadenti, mentre i Lanuvini e i Ceriti attestavano l’apparizione nelle loro città di un serpente crinito cosparso di macchie gialle e nel territorio campano risultava in modo fededegno che un bue si fosse messo a parlare].
[2] Svet. Aug. 95: Post necem Caesaris reuerso ab Apollonia et ingrediente eo urbem, repente liquido ac puro sereno circulus ad speciem caelestis arcus orbem solis ambiit, ac subinde Iuliae Caesaris filiae monumentum fulmine ictum est. [Quando, ritornando da Apollonia dopo la morte di Cesare, rientrò a Roma, improvvisamente, nel cielo limpido e puro, un cerchio, simile all’arcobaleno, circondò il disco del sole e la tomba di Giulia, figlia di Cesare, fu colpita più volte dal fulmine].

F
L’arcobaleno e i suoi benefici
The rainbow and its benefits
[1] Plin. 11, 14, 37: Namque ab exortu sideris cuiuscumque, sed nobilium maxime, aut caelestis arcus, si non sequantur imbres, sed ros tepescat solis radiis, medicamenta, non mella, gignuntur, oculis, ulceribus internisque visceribus dona caelestia. [In effetti, dopo il sorgere di qualsiasi costellazione, ma soprattutto delle più importanti, o dopo l’apparire dell’arcobaleno, se non sopraggiungono delle piogge e la rugiada intiepidisce ai raggi del sole, si producono medicamenti, non miele, doni celesti per gli occhi, le piaghe e gli organi interni].

G
L’arcobaleno e i suoi effetti negativi
The rainbow and its negative effects

[1] Cels. De med. II, 4,6; 8,34; 24,1: in morbus arquatus (11). [nella malattia dell’ittero].
[2] Col. De re rust. VII, 5,18: arquatus pecus. [pecora itterica].
[3] Marc. De comp. doct. 425,11: Unde et arquati dicuntur quibus color et oculi virent quasi in arqui similitudine. [Per cui arquati si dicono coloro il cui colore ed occhi diventano verdi, quasi a somiglianza dell’arcobaleno].

NOTE

1. Si sta descrivendo la corazza di Agamennone.

2. Per i Centauri figli delle nubi (di Nefele) si veda Diodoro Siculo IV, 12, 6 e Virgilio, Eneide VII 674-675. I Centauri sarebbero personificazione di correnti torrenziali e violente.

3. Taumante è figlio di Gea e Ponto (dunque di terra e umidità): Esiod. Theog. 232-238: Νηρέα δ’ ἀψευδέα καὶ ἀληθέα γείνατο Πόντος/ πρεσβύτατον παίδων· αὐτὰρ καλέουσι γέροντα,/ οὕνεκα νημερτής τε καὶ ἤπιος, οὐδὲ θεμίστων/ λήθεται, ἀλλὰ δίκαια καὶ ἤπια δήνεα οἶδεν·/ αὖτις δ’ αὖ Θαύμαντα μέγαν καὶ ἀγήνορα Φόρκυν/ Γαίῃ μισγόμενος καὶ Κητὼ καλλιπάρηον/ Εὐρυβίην τ’ ἀδάμαντος ἐνὶ φρεσὶ θυμὸν ἔχουσαν. [E Ponto generò Nereo, l’anziano dei figli/verace, che non sa menzogna. Lo chiamano il vecchio, / perché non tesse inganni, né mai la giustizia si scorda, / ma la giustizi ha sempre nell’animo e i miti consigli. / Poi, con la Terra misto d’amore, diede vita all’immane/ Taumante, a Forci, a Ceto di guancia vezzosa, a Euribia,/ che nel suo seno alberga un cuore più duro del ferro].

4. Nec tam nubifugo Borea Latonia Phoebe/purpureo radiat vultu, nec Sirius ardor /sic micat, aut rutilus Pyrois, aut ore corusco/Hesperus, Eoo remeat cum Lucifer ortu, /[..]. [né tanto al soffio di Borea che caccia le nubi, risplende la Luna, dal viso di luce, né brilla di Sirio la stella, o Pirois rutilante, né Vespero luccica acceso, quando al levarsi dell’alba ritorna Lucifero ancora].

5. Odoris suavitas quaedam. Hanc esse dicunt arborem quae in Italia ligustrum vocetur. [Il suo profumo ha una certa dolcezza. Dicono che l’henna sia da identificare con l’albero che in Italia si chiama ligustro].

6. Plutarco introduce queste considerazioni sull’iride nell’ambito dell’argomento «Qual è la ragione per cui i tartufi sembra che germoglino per il tuono e coloro che dormono sembra che non siano colpiti dal fulmine».

7. Lo schiavo Palinuro, che pronuncia la battuta, e il suo padroncino Fedromo, sono alle prese con la vecchia ubriacona Leonessa: forse è proprio alludendo ad essa che Palinuro richiama la credenza sull’“arco che beve”. Secondo la convincente analisi di Alinei 1992, infatti, la rappresentazione zoomorfica dell’arcobaleno bevitore (attestata esplicitamente in altre culture), potrebbe esser stata presente anche a Plauto, che avrebbe potuto sovrapporre l’immagine dell’arcus a quella di una vecchia, simbolo folklorico del resto molto noto e riferito a numerosi fenomeni atmosferici. In questo caso la battuta acquisterebbe un senso ancor più pregnante (E. Lelli 2014, p. 242).

8. È nell’elenco dei signa che preannunziano pioggia.

9. Properzio si proietta nella vecchiaia, quando, dismesse le vesti di poeta “amator”, potrà dedicarsi alla poesia “didascalica”.

10. È la descrizione di un piovoso inverno spagnolo nel campo di battaglia cesariano.

11. Arquatus/arcuatus da arcus: «dal colore dell’arcobaleno». Morbus arquatus: ittero, itterizia. Come agg. sostantivato, col valore di «persona malata di itterizia», arquatus è usato, ad es., da Varrone (Saturae Menippeae, 148).

 

Modern Sources

A
[1] Italia, Canton Ticino, Val d’Aosta Piemonte, Lago Maggiore (M. Alinei 1984): l’arcobaleno viene chiamato con dei termini dialettali che significano drago. In particolare, in Val d’Aosta compare la parola rono; nel Cantone dei Grigioni dargun o darvun. (1)
[2] Italia, nord-est (M. Alinei 1984): arcobaleno come verme della pioggia.
B
[1] Italia (E. Lelli 2014): nel Milanese, nel Friuli e in Sardegna credono che il tocco dell’arcobaleno sia capace di seccare le piante. Nel Ferrarese si crede esattamente il contrario e si dice che il tocco dell’arcobaleno porti prosperità alle piante.
C
[1] Italia, Val Badia (M. Alinei 1984): arcobaleno come anterbànk/anterbànt, «strabevone». (2)
[2] Italia, Lago di Carezza (M. Alinei 1984): arcobaleno come ergobando (lett. «arco bevente»).
[3] Italia (C. Lapucci 2006): Quando l’arcobaleno beve ai monti acqua alle fonti. Se l’arcobaleno sorge dalle montagne è segno di pioggia.
[4] Italia (C. Lapucci 2006): Dove beve l’arcobaleno c’è sotterrato un tesoro.
[5] Italia, Firenze (C. Lapucci 2006): l’arcobaleno beve in Arno.
[6] Italia, Gallura (C. Lapucci 2006): Olcu biendi (Orco che beve). (3)
[7] Italia (C. Lapucci 2006): sulle Alpi è un assetato che secca le fontane.
D
[1] Italia, Sicilia (G. Pitrè 1872): Arcu di Nuè/ oggi chiovi e dumani midè.
[2] Italia, Canton Ticino (M. Alinei 1984): arcobaleno come marscèria. (4)
[3] Italia (C. Lapucci 2006): Arcobaleno porta [conduce] il sereno. (5)
[4] Italia (C. Lapucci 2006): Arco di mattina riempie le mulina, arco di sera tempo rasserena. (6)
[5] Italia (C. Lapucci 2006): Arco di [la] sera buon tempo mena, arco di [la] mattina riempie la marina.
[6] Italia (C. Lapucci 2006): Arco di sera buon tempo spera; arco di mattina burrasca vicina.
[7] Italia (C. Lapucci 2006): Speranza mattutina i fossi alla marina. (7)
[8] Italia (C. Lapucci 2006): Arco di mane acqua a fontane, arco di sera serena costiera. (8)
[9] Italia, Veneto (C. Lapucci 2006): Arco in mare buon tempo ha da fare; arco in tera piova e nevera.
[10] Italia (C. Lapucci 2006): Arcobaleno o ancora tre di pioggia o tre di sereno.
[11] Italia, Puglia (C. Lapucci 2006): U uàrche: o vìinde o iàcque. (9)
[12] Italia (C. Lapucci 2006): Arcobaleno sette ore di sereno, sette notti di cielo scuro, sette anni il mondo sicuro. (10)
[13] Italia (C. Lapucci 2006): Arcobaleno se c’è il verde grano e fieno, se è rosso farai vino, granturco se è turchino, l’olio verrà col giallo buon anno se è come la coda del gallo. (11)
F
[1] Italia (C. Lapucci 2006): Dove beve l’arcobaleno c’è sotterrato un tesoro.
G
[1] Italia, Basilicata (C. Levi 1945): «L’itterizia si chiama, qui, il ‘male dell’arco’: la malattia dell’arcobaleno, perché per essa l’uomo cambia di colore, e in lui, come nello spettro del sole, prevale il colore giallo. Come si prende il male dell’arco? L’arcobaleno cammina per il cielo, e appoggia sulla terra i suoi due piedi, muovendoli qua e là per la campagna. Se avviene che i piedi dell’arco calpestino dei panni posti ad asciugare, chi indosserà quei panni prenderà, attraverso la virtù che vi è stata infusa, i colori dell’arco, e si ammalerà».
[2] Italia (C. Lapucci 2006): Chi passa sotto l’arcobaleno cambia sesso in un baleno.

NOTE

1. Con drago in Lombardia, nelle Alpi occidentali italiane e francesi, si indicano anche un torrente, la pioggia e una frana: nel bergamasco dragunà e ragunà sono varianti col significato di «franare, smottare».

2. Coincide con il friulano bevacone e con il veneto arconbè.

3. In Gallura si ritiene che l’arcobaleno, identificato con un orco (da cui Olcu biendi) beva in mare e porti l’acqua alle nuvole. Anche nel folklore africano l’arcobaleno è associato a un orco (S. Thompson 1955-1958).

4. Termine che si riconduce al concetto di «marcio» o «marcia», usati nel Ticino per indicare ciò che in italiano sarebbe «tempo marcio». Dunque, l’arcobaleno è considerato presagio di tempesta, e potrebbe anche essere un nome apotropaico, frequente per tutti i fenomeni (atmosferici e altri) temuti, come per esempio il tipo «porcheria» per il fulmine in umbro e abruzzese.

5. Quando appare l’arcobaleno il tempo cambia e torna la buona stagione. Ma di solito solo quello che viene la sera è inteso come segno della fine del temporale.

6. L’arcobaleno del mattino porta la pioggia, quello di sera il sereno. Riempie le mulina: fa affluire l’acqua nelle gore dei mulini.

7. I ruscelli corrono gonfi d’acqua verso il mare. In alcuni luoghi l’arcobaleno è detto speranza.

8. L’arcobaleno di sera porta sereno sulla costa e addensa le nubi sui rilievi interni.

9. «Arcobaleno: o vento o acqua».

10. Scongiuro che si collega alla storia del Diluvio Universale: dopo che è venuto l’arcobaleno, il mondo durerà ancora per sette anni.

11. Questi pronostici si prendono con gli arcobaleni di primavera. Si cerca di stabilire quale sia il colore prevalente nell’iride e da questo si fa la previsione del raccolto più fortunato. Ogni località associa diversamente colori e prodotti. I seguenti sono i pronostici più frequenti, anche se diversi da quelli fissati nel proverbio: se predomina il violetto ci sarà un buon raccolto di uva e vino. Se predomina l’arancione ci sarà un buon raccolto di granturco. Se predomina il giallo ci sarà un buon raccolto di grano. Se predomina il verde sarà un’annata favorevole agli ortaggi e all’erba. Se predomina il rosso ci sarà un buon raccolto di olio. Se predomina l’azzurro ci sarà un buon raccolto di castagne. Se tutti i colori sono vivi ed evidenti, come nella variopinta coda del gallo, ci sarà abbondanza di tutto.

Oral Tradition

B
[1] Ca13: “si diceva che dove posa l’arcobaleno fa i frutti commestibili e i fiori profumati”.

C
[1] Ca12, 27: “ho sentito dire che l’arcobaleno beve l’acqua dei fiumi e dei laghi”.

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Other Cultures

A
[1] Malay Archipelago (J. G. Frazer 1890): among the natives of Nias the rainbow is identified with a net that can capture their souls.
[2] Iceland (J. A. MacCulloch Eddic 1930): Rainbow made as bridge by the gods.
[3] Hawaii (M. Beckwith 1940): God descends on rainbow.
[4] Africa, Australia, India, the Far East, and America (S. Thompson 1955-1958): the rainbow is represented as a serpent-deity who descends to earth to quench his thirst.
[5] India (S. Thompson-J. Balys 1953): the rainbow is the rain-god’s horse.
[6] Albania, Romania, Russia, Bosnia, Belarus and Lithuania (M. Alinei 1984): rainbow as a serpent-dragon. In Albania the rainbow is called ylber, «dragon», in Bosnia aždaja, «dragon», in Belarus smok and in Lithuania smãkas, both «snake».
[7] Slovenia (M. Alinei 1984): the rainbow is called mavrica, «black cow», which according to Frazer refers to that rite in which black animals had to be sacrificed to obtain rain.
[8] Estonia (M. Alinei 1984): the rainbow has an ox head that it dips into a river, from which it absorbs all the water, and then sows many earthworms on the earth.
[9] Africa (M. Alinei 1984): According to some beliefs collected in Africa among the Zulus, the rainbow, in addition to being considered a snake, is represented as a sort of ram.

C
[1] Albania (C. Lapucci 2006): the rainbow is a multicolored snake that drinks. If it rises from a stretch of water, it is said to be drinking.
[2] Corsica (C. Lapucci 2006): the rainbow is identified with a demon who drinks from the sea.

D
[1] Australia (J. G. Frazer 1890): among the Anula of northern Australia an image of the rainbow created on the ground propitiate the rain; among another Australian tribe this function is attributed to a sacred stick of the same colour.

E
[1] Ireland (T. P. Cross 1952): Prophecy: rainbow will appear at saint’s death.

F
[1] Israel (S. Thompson 1955-1958): Rainbow as covenant between creator and men.
[2] Iceland, Hawaii, Indonesia, India (S. Thompson 1955-1958): Rainbow bridge to otherworld.
[3] Europa, Africa, Malesia (S. Thompson 1955-1958): Treasure at end of rainbow.

G
[1] South America (M. Alinei 1984): the rainbow is the origin of diseases or poison.
[2] Europe (M. Alinei 1984): in European folklore there is the belief that whoever passes under the rainbow from female becomes male and vice versa; in Greece you change sex if you jump over the rainbow.
[3] Czech Republic (M. Alinei 1984): if you point to the rainbow with your finger or hand, it thunders immediately, or your finger comes off your hand.
[4] Germany (M. Alinei 1984): in Germany one must not point to the rainbow, because it would put the angels’ eyes out.
[5] Peru (M. Alinei 1984): when someone sees the rainbow, they must cover their mouth to avoid damaging their teeth.
[6] China (M. Alinei 1984): pointing to the rainbow from the East causes an ulcer on the hand.

Iconography

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