Nail ∙ Chiodo
L’inchiodare, tra rito e parola, materia e mito, rivela fin dalla Grecia antica una sorprendente densità simbolica. Il chiodo, come strumento liminale e performativo, assume significati molteplici, da quello della fissazione a quello della protezione. Questa voce esplora l’uso del chiodo e dell’inchiodatura nelle pratiche rituali, analizzando fonti antiche (letterarie e archeologiche) e contemporanee (etnografiche, storiche e iconografiche). La riflessione si estende alla ritualità in diverse tradizioni, evidenziando la persistenza di significati simbolici e terapeutici legati al gesto dell’inchiodatura. Un esempio emblematico si trova nei minkondi della cultura Bakongo, dove l’atto di piantare un chiodo nelle statue rituali è centrale nella risoluzione di conflitti e nel mantenimento dell’equilibrio spirituale e sociale. Questa voce intende illuminare la complessità del gesto, offrendo una visione comparata delle sue implicazioni culturali, curative e protettive.
Nailing, between ritual and word, matter and myth, reveals a surprising symbolic density from ancient Greece. The nail, as a liminal and performative tool, takes on multiple meanings, from fixation to protection. This study explores the use of the nail and nailing practices in ritual contexts, analyzing ancient (literary and archaeological) and contemporary (ethnographic, historical, and iconographic) sources. The reflection extends to rituals in various traditions, highlighting the persistence of symbolic and therapeutic meanings tied to the act of nailing. An emblematic example is found in the minkondi of the Bakongo culture, where the act of driving a nail into ritual statues is central to conflict resolution and the maintenance of spiritual and social balance. This work aims to illuminate the complexity of the gesture, offering a comparative view of its cultural, curative, and protective implications
Auctores
A
Inchiodare per maledire / (per) una maledizione/ il male
Nailing to curse / for a curse / the evil
[A.1] Corpus di κατάδεσμοι da Selinunte = IGDS II, nr. 80 II[1], Fronte
← καταδέω Ζωπυρίωνα τᾶς Μυμβυρ παρὰ Φερσε-
← φόναι καὶ παρὰ Τιτάνεσσι καταχθονίοις καὶ παρ’ ἀ-
← π[ε]υχομένοισι νεκρ ̣ οῖς. ̣ vac. {ἐς τοὺς ἀτελέστους} καὶ παρ-
← ὰ [ἱ]αρίαις Δάματρος παρ’ ἀπευχομέ[ν]α[ισ]ιν. vac.
← Καταδέω δέ νιν ἐμ βολίμωι α[ὐτὸν καὶ νοῦ]ν
← αὐτοῦ καὶ ψυχὴν αὐτοῦ ὡς μὴ δύν[αται ἀντία]
← λαλῖν. ̣ vac. Καταδέω δέ νιν ἐμ βολίμωι, Σ[ ̣ –max.ca. 5-] ΥΝ
← [α]ὐτὰν καὶ νοῦν καὶ ψυ[χὴν ̣ αὐτᾶς]
Io lego Zopirione, figlio di Mumbur, accanto a Persefone e accanto ai Titani sotterranei e accanto agli abominevoli morti, tra gli insoddisfatti e accanto alle sacerdotesse di Demetra [e] accanto agli abominevoli! Lo lego nel piombo, lui e la sua mente e la sua anima, così che non sia in grado di parlare in opposizione! Lego lei nel piombo, S[———]YN, lei, e la sua mente, e la sua anima!
[A.2] Aesch.
Eschilo è il primo tragediografo del quale possiamo ricostruire una personalità storica, e il primo del quale ci rimangono drammi i…
More > Prom. 20 ss.:
τῆς ὀρθοβούλου Θέμιδος αἰπυμῆτα παῖ,
ἄκοντά σ᾽ ἄκων δυσλύτοις χαλκεύμασι
προσπασσαλεύσω τῷδ᾽ ἀπανθρώπῳ πάγῳ
ἵν᾽ οὔτε φωνὴν οὔτε του μορφὴν βροτῶν
ὄψει, σταθευτὸς δ᾽ ἡλίου φοίβῃ φλογὶ
χροιᾶς ἀμείψεις ἄνθος
«O figlio imprudente di Tèmide che rettamente consiglia, io contro voglia inchioderò te dolente con catene di bronzo indissolubili a questa rupe, lontano dagli uomini, dove né voce né aspetto umano vedrai»
- 55-56:
Κρ. βαλών νιν ἀμφὶ χερσὶν ἐγκρατεῖ σθένει
ῥαιστῆρι θεῖνε, πασσάλευε πρὸς πέτραις.
«Cratos: dopo avergli gettato (catene) intorno ai polsi con vigorosa forza colpisci con un martello, inchiodalo alla rupe»
- 65 ss.:
Κρ. καὶ τήνδε νῦν πόρπασον ἀσφαλῶς, ἵνα
μάθῃ σοφιστὴς ὢν Διὸς νωθέστερος.
Ἥφ. πλὴν τοῦδ᾽ ἂν οὐδεὶς ἐνδίκως μέμψαιτό μοι.
Κρ. ἀδαμαντίνου νῦν σφηνὸς αὐθάδη γνάθον
στέρνων διαμπὰξ πασσάλευ᾽ ἐρρωμένως.
Ἥφ. αἰαῖ, Προμηθεῦ, σῶν ὑπερστένω πόνων.
«CR: E anche questo ora fissagli saldamente; affinché impari di essere più ottuso del saggio Zeus. EF: Tranne costui, nessuno potrebbe giustamente biasimarmi. CR: Ora l’audace taglio del cuneo adamantino conficcagli saldamente nello sterno da parte a parte. EF: Ohimè, Prometeo; io gemo per le tue fatiche!»
[A.3] Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Pith. 4,70-71:
τίς γὰρ ἀρχὰ δέξατο ναυτιλίας;
τίς δὲ κίνδυνος κρατεροῖς ἀδάμαντος δῆσεν ἅλοις;
«Chi stabilì l’inizio del viaggio? Quale adamantino pericolo li vincolò con forti chiodi?»
[A.4] Hor. Od.
Nella Vita di Omero attribuita ad Erodoto – ma anche in altre Vite antiche, databili all’età ellenistica, per lo più, ma deriv…
More > 1,35,17-20:
Te semper anteit serva Necessitas,
clavos trabalis et cuneos manu
gestans aena nec severus
uncus abest liquidumque plumbum.
«La Necessità inesorabile ti precede sempre, portando in mano chiodi massicci e cunei di bronzo, né manca il severo uncino né il piombo fuso»
Od.
Nella Vita di Omero attribuita ad Erodoto – ma anche in altre Vite antiche, databili all’età ellenistica, per lo più, ma deriv…
More > 3,24, 5-8:
Si figit adamantinos
summis verticibus dira Necessitas
clavos, non animum metu,
non mortis laqueis expedies caput
«Se la terribile Necessità conficca chiodi adamantini sulle vette più alte, tu non libererai l’animo dal timore, né la testa dai lacci della morte»
[A.5] Ov.
Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-18 d.C.), nativo di Sulmona, è tra i più prolifici autori latini di elegie. Nella produzione di ambit…
More > Am. 3,7,29 ss.:
Num mea Thessalico languent devota veneno
corpora, num misero carmen et herba nocent,
sagave poenicea defixit nomina cera
et medium tenuis in iecur egit acus?
«Forse che le mie membra devote piangono per il veleno della Tessaglia, forse che, misero me, le erbe e il carme mi nuocciono, o forse che una strega ha impresso il mio nome su una rossa cera e ha conficcato sottili aghi nel mio fegato?»
[A.6] Plin.
Plinio il vecchio (23/24-79 d.C.): funzionario imperiale e studioso in diversi ambiti del sapere antico, autore della monumentale …
More > N.H. 28,4,19:
Defigi quidem diris precationibus nemo non metuit.
«Infatti, nessuno non teme che siano stati fissate terribili maledizioni»
[A.7] Tac. ann. 2,69:
Et reperiebantur solo ac paretibus erutae humanorum corporum reliquae, carmina et devotiones et nomen Germanici plumbeis tabulis insculptum.
«Si trovavano, scavate nel suolo e nei muri, le reliquie di corpi umani, incisi su tavolette di piombo i canti e le maledizioni, e il nome di Germanico»
[A.8] C.I.L, VI n.7191:
quiqumque hinc clavos ex emerit in oculos sibi figat
«Chiunque estragga da qui dei chiodi se li ficchi negli occhi»
[A.9] Tomba 109, area D, Necropoli romano imperiale di via de’ Caracci, Bologna
[A.10] Ps.-Quint. Decl. Ma. 10
Et nunc illos miserrima mater in corpus putat et in membra descendisse mucrones.
«E adesso, la madre sventuratissima ritiene che quelle punte aguzze siano penetrate fin nel corpo e nelle membra.»
B
Inchiodare per proteggere / (per) una protezione/ il bene
Nailing to protect / for a protection / the good
[B.1] Plin.
Plinio il vecchio (23/24-79 d.C.): funzionario imperiale e studioso in diversi ambiti del sapere antico, autore della monumentale …
More > N.H. 28,63:
Clavum ferreum defigere in quo loco primum caput fixerit corruens morbo comtiali, absolutorium eius mali dicitur.
«Fissare un chiodo di ferro nel luogo in cui per la prima volta il capo affetto dall’epilessia si ferì, è ritenuta una liberazione dal suo male»
N.H. 28,46-48:
Liceo et clavum aliudve, quod quis calcaverit, alligatum ipsos iubent gerere ne sit dolori vulnus. […] Iidem in quartanis fragmentum clavi a cruce involutum lana collo subnectunt aut spartum e cruce, liberato que condunt caverna, quam sol non attingat.
«Essi (i malati) devono portare al collo un chiodo o altro oggetto che abbiano calpestato, legato ad esso, affinché il dolore della ferita non aumenti. […] Gli stessi, per la quartana (una febbre intermittente), legano un frammento di chiodo dalla croce, avvolto nella lana, al collo, o un frammento di paglia dalla croce, e, quando l’ammalato è guarito, lo seppelliscono in una caverna che il sole non raggiunga.»
N.H. 34,59:
Medicina e ferro est et alia quam secandi. Namque et circumscribi circulo terve circumlato mucrone et adultis et infantibus prodest contra noxia medicamenta, et praefixisse in limine evulsos sepulchris clavos adversus nocturnas lymphationes, pungique leviter mucrone, quo percussus homo sit, contra dolores laterum pectorumque subitos, qui punctionem adferant.
«L’utilità del ferro in medicina va ben oltre l’atto di tagliare. Infatti, tracciare un cerchio intorno adulti e bambini o aggirargli tre volte con uno strumento appuntito preserva dalle fatture, mentre dagli incubi notturni preserva infiggere sulla soglia chiodi strappati da un sepolcro; pungersi leggermente con la punta di una spada con cui sia stato ucciso un uomo giova contro i dolori improvvisi ai fianchi e al petto, dolori che provocano fitte.»
[B.2] Rito di Akragas
[B.3] Tomba 7 della necropoli romana sulla Via Nomentana
C
Inchiodare il tempo
Fixing time
[C.1] Plaut. Asin. 156
Fixus hic apud nós est animus tuos clavo Cupidinis.
«Qui presso di noi il tuo animo è infisso dal chiodo di Cupido»
[C.2] Cic. Att. 5,15,1
Laodiceam veni prid. Kal. Sext.; ex hoc die clavum anni movebis.
«Sono giunto a Laodicea il giorno prima delle Calende di agosto; da questo giorno sposterai il chiodo dell’anno.»
[C.3] Cic. Verr. 2,5,21,53:
Et ut hoc beneficium, quem ad modum dicitur, trabali clavo figeret, cum consilio causam Mamertinorum cognoscit.
«E affinché questo beneficio, come si dice, fosse fissato con un chiodo da trave, si informò della questione dei Mamertini.»
[C.4] Liv. 7,3,5-9:
Lex vetusta est, priscis litteris verbisque scripta, ut qui praetor maximus sit idibus Septembribus clavum pangat; fixa fuit dextro lateri aedis Iovis optimi maximi, ex qua parte Minervae templum est. Eum clavum, quia rarae per ea tempora litterae erant, notam numeri annorum fuisse ferunt, eoquE Minervae tempio dicatam legem, quia numerus Minervae inventum sit – Volsinis quoque clavos indices numeri annorum fixos in tempio Nortiae, Etruscae deae, comparere, diligens talium monumentorum auctor Cincius adfirmat – M. Horatius consul ex lege templum Iovis Optimi Maximi dedicavit anno post reges exactos; a consulibus postea ad dictatores, quia maius imperium erat, sollemne clavi figendi translatum est.
«Vi è una legge antica, scritta con lettere e parole arcaiche, che stabilisce che il pretore massimo infissi un chiodo alle Idi di settembre. Questo chiodo veniva fissato sul lato destro del tempio di Giove Ottimo Massimo, dalla parte in cui si trova il tempio di Minerva. Si dice che, poiché in quei tempi la scrittura era poco diffusa, il chiodo servisse come segno per contare gli anni, e che la legge fosse legata al tempio di Minerva perché l’arte del calcolo era attribuita a questa dea. Anche a Volsinii si trovavano chiodi che indicavano il numero degli anni, fissati nel tempio di Nortia, divinità etrusca: lo afferma Cinzio, autore scrupoloso nello studio di tali testimonianze. Il console Marco Orazio consacrò il tempio di Giove Ottimo Massimo in conformità con questa legge, un anno dopo la cacciata dei re. In seguito, il rito di piantare il chiodo passò dai consoli ai dittatori, poiché questi ultimi detenevano un potere superiore.»
[C.5] Liv. 8,18:
Prodigii ea res loco habita captisque magis mentibus quam consceleratis similis uisa; itaque memoria ex annalibus repetita in secessionibus quondam plebis clauum ab dictatore fixum alienatas[que] discordia mentes hominum eo piaculo compotes sui fecisse, dictatorem claui figendi causa creari placuit. Creatus Cn. Quinctilius magistrum equitum L. Valerium dixit, qui fixo clauo magistratu se abdicauerunt.
«Quella cosa fu trattata come un prodigio e sembrò più simile a una distorsione delle menti che a un atto malvagio; così, come riportato negli annali, durante una delle secessioni della plebe, il chiodo fu fissato dal dittatore, e la discordia tra gli uomini fu considerata causata da quel peccato. Si decise quindi che il dittatore fosse nominato per fissare il chiodo. Fu nominato Cn. Quinctilius, e il magister equitum L. Valerius disse che, una volta fissato il chiodo, si sarebbero dimessi dal loro incarico.»
[C.6] Liv. 9,28:
Qui captae decus Nolae ad consulem trahunt, adiciunt Atinam et Calatiam ab eodem captas, Poetelium autem pestilentia orta claui figendi causa dictatorem dictum. Suessa et Pontiae eodem anno coloniae deductae sunt.
«Qui la gloria di Nola porta il console, aggiungendo che Atina e Calatia furono prese dallo stesso (console), mentre Poetelio, a causa di una pestilenza, fu nominato dittatore per fissare il chiodo. Suessa e Pontiae, nello stesso anno, furono fondate come colonie»
[C.7] Fest. 49 Lindsay
Clavus annalis appellabatur, qui figebatur in parietibus sacrarum aedium per annos singulos, ut per eos numerus colligeretur annorum.
«Veniva chiamato clavus annalis il chiodo che veniva infisso ogni anno sulle pareti degli edifici sacri, affinché attraverso di esso si potesse tenere il conto degli anni.»
[C.8] Petr. 75
Nosti me: quod semel destinavi, clavo tabulari fixum est.
«Mi conosci: ciò che ho deciso una volta, è stato fissato con un chiodo da trave.»
D
Chiodi magici e divinatori
Magical and divinatory nails
[D.1] Amm. Marc. 29,1,30-32:
Collocabatur in medio domus, emaculatae odoribus Arabicis undique, lance rotunda pure superposita, ex diversis metallicis materiis fabrefacta. Cuius in ambitu rotunditatis extremo, elementorum viginti quattuor scriptiles formae incisae perite, diiungebantur spatiis examinate dimensis. Ac linteis quidam indumentis amictus, calceatusque itidem linteis soccis, torulo capiti circumflexo, verbenas felicis arboris gestans, litato conceptis carminibus numine, praescitorum auctore, caerimoniali scientia supersistit cortinulae sacerdos pensilem anulum librans, aptum ex Carphathio filo perquam levi, mysticis disciplinis initiatum: qui per intervalla distincta, retinentibus singulis litteris, incidens saltuatim, heroos efficit versus, interrogationibus consonos, ad numeros et modos plene conclusos, quales leguntur Pythici vel ex oraculis editi Branchidarum.
«Posta al centro della casa, dopo che questa era stata purificata ovunque con profumi d’Arabia, una tavoletta rotonda, vi si sistemava sopra un piatto perfettamente rotondo, accuratamente lavorato con diversi metalli sul cui bordo estremo erano state abilmente incise le forme scritte delle ventiquattro lettere alfabetiche, separate tra loro da spazi calcolati con esattezza. Ed uno, indossato un abito di lino, calzato con calzari di lino, con una benda che gli avvolgeva il capo e portando fronde di buon augurio, dopo aver supplicato con formule fisse la divinità che ispira le profezie, si ergeva sopra il tripode come sacerdote, oscillando un anello pendente legato ad un finissimo filo di lino e consacrato nelle cerimonie mistiche. Quest’anello ad intervalli distinti cade a balzi su questa o quella lettera da cui è trattenuto e forma esametri che corrispondono perfettamente alle domande. Sono versi perfetti per il ritmo e l’armonia, come quelli che, a quanto si legge, furono pronunciati dall’oracolo pitico e dai Branchidi.»
[D.2] Il chiodo magico di Caere
[D.3] I chiodi magici di età tardo-romana
E
Proverbi
Proverbs
[E.1] Arist.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Pol. 5, 1314
καὶ χρήσιμοι οἱ πονηροὶ εἰς τὰ πονηρά: ἥλῳ γὰρ ὁ ἧλος, ὥσπερ ἡ παροιμία.
«E i disonesti sono utili per gli affari disonesti, perché il chiodo (si scaccia) con il chiodo, come dice il proverbio.»
[E.2] Cic. Tusc. 4,75:
etiam novo quidam amore veterem amorem tamquam clavo clavum eiciendum putant
«Pensano che si possa scacciare anche un vecchio amore con un qualche nuovo amore quanto il chiodo con il chiodo»
[E.3] Lucian. Ap. 9
ἐκκρούων τὸν ἧλον, καὶ μείζονί γε τὸν σμικρότερον
«Colpendo il chiodo, sono ancora peggio di quanto non lo fossi prima.»
[1] Ricostruzione testuale: BETTARINI 2015, 285-298
Modern Sources
A
→ Italia, Calabria (Lombardi Satriani
Raffaele Lombardi Satriani nacque nell’agosto del 1873, a S. Costantino di Briatico, e morì nel giugno del 1966. Dopo una formazio…
More > 1969, 244): a Dasà (Vibo Valentia) quando qualcuno aveva il
sospetto che le si volesse fare un “magaria” doveva conficcare due chiodi per terra ai lati della porta d’ingresso di casa, così da proteggerla dal malocchio e in Locride era consuetudine tenere un piccolo chiodo nella tasca dei pantaloni per allontanare le iettature.
B
→ Italia, Molise (Bellucci 1919): ad Agnone, Molise, all’inizio del 1900 vigesse ancora l’usanza di deporre insieme al defunto dei chiodi con la funzione di porta-fortuna.
→ Italia (Malossini 2009, n 74): per guarire da malattie debilitanti, si sarebbe dovuto piantare un chiodo al muro o a un tronco d’albero.
→ Italia (Malossini 2009, n 74): presenza di anelli amuleto ricavati da vecchi chiodi arrotondati su loro stessi.
→ Italia (Lelli 2014): l’uso di riporre un chiodo nel pollaio a protezione della covata dai fulmini e dai tuoni
→ Italia, Calabria (Bellucci 1919): Reggio Calabria, negli anni della Prima Guerra Mondiale, è emerso che dei chiodi venissero prelevati dalle casse da morto, dalla parte corrispondente ai piedi del defunto e conservati avvolti nel cotone dai soldati che partivano per il fronte.
Oral Tradition
Audio
Video
Other Cultures
A
→ Africa, Congo e Africa centrale (Dungworth 1998): minkondi dell’etnia Bakongo, feticci antropomorfi o zoomorfi in legno, attraversati da una miriade di chiodi e lame metalliche, che fungono da interfaccia tra la dimensione umana e quella spirituale. L’espressione koma nloko significa “martellare una maledizione”.
B
→ Africa, Congo e Africa centrale (Bortolami 2018; Dungworth 1998): minkondi dell’etnia Bakongo, anche utilizzati a scopo protettivo e terapeutico
→ Germania (Frazer IX, I, IV; ANDREE 1896, p. 317): chiodi contro il mal di denti. È tutt’ora esistente ad Evessen un albero tutelato come bene culturale dalla Soprintendenza tedesca interamente riempito di chiodi per curare il mal di denti.
→ Germania, Alti Vosgi (Sauvè 1889, pp. 39-40): rimedio per il mal di denti che prevedeva l’inchiodatura di un chiodo o, in mancanza di esso di un ramo appuntito, al tronco di un albero. Chiunque osasse estrarre un simile chiodo dal supporto in cui era stato conficcato, sarebbe incorso nella stessa malattia.



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