somdn_product_page

Sneeze ∙ Starnuto

Sneeze, Eternuer, Niesen, Estornudo, πταρμὸς, sternumentum
Category:

The omen of sneezing is one of the most anciently (since Homer) and widely attested folkloric traits. Among very several testimonies, the majority clearly indicate a positive auspicious value (to fullfill of a wish), some distinguish between sneezes ‘heard’ to the right or to the left of the one who draws the omen, other passages are not explicit, someone indicates tout court a bad omen.

Auctores

A
Lo starnuto ha valore di auspicio

[1] Od. 17,541-7:
ὣς φάτο, Τηλέμαχος δὲ μέγ’ ἔπταρεν, ἀμφὶ δὲ δῶμα
σμερδαλέον κονάβησε· γέλασσε δὲ Πηνελόπεια,
αἶψα δ’ ἄρ’ Εὔμαιον ἔπεα πτερόεντα προσηύδα·
“ἔρχεό μοι, τὸν ξεῖνον ἐναντίον ὧδε κάλεσσον.
οὐχ ὁράᾳς, ὅ μοι υἱὸς ἐπέπταρε πᾶσιν ἔπεσσι;
τῶ κε καὶ οὐκ ἀτελὴς θάνατος μνηστῆρσι γένοιτο
πᾶσι μάλ’, οὐδέ κέ τις θάνατον καὶ κῆρας ἀλύξει.
[Così disse, e Telemaco starnutì forte, e intorno la sala/ terribilmente ne risuonò. Sorrise Penelope/ e subito a Eumeo rivolse alate parole:/ “Va’, ti dico, e chiamami lo straniero, che venga qui, davanti./ Non vedi che mio figlio ha starnutito a tutto ciò che ti ho detto?/ E morte non priva di compimenti toccherà ai pretendenti,/ a tutti, e nessuno di loro sfuggirà al destino di morte”.]

[2] Aristoph. Av. 720:
ὄρνιν τε νομίζετε πάνθ’ ὅσαπερ περὶ μαντείας διακρίνει·
φήμη γ’ ὑμῖν ὄρνις ἐστί, πταρμόν τ’ ὄρνιθα καλεῖτε,
ξύμβολον ὄρνιν, φωνὴν ὄρνιν, θεράποντ’ ὄρνιν, ὄνον ὄρνιν.
[Qualsiasi fatto riguardi i pronostici per il futuro, per voi è il segno di un uccello: / lo è un oracolo, e chiamate così uno starnuto,/ un incontro, una voce, chiamate uccello un servo e uccello un asino]

[3] H.Hom. Merc. 4,293-8:
Ὣς ἄρ’ ἔφη καὶ παῖδα λαβὼν φέρε Φοῖβος Ἀπόλλων.
σὺν δ’ ἄρα φρασσάμενος τότε δὴ κρατὺς Ἀργειφόντης
οἰωνὸν προέηκεν ἀειρόμενος μετὰ χερσί, 295
τλήμονα γαστρὸς ἔριθον ἀτάσθαλον ἀγγελιώτην.
ἐσσυμένως δὲ μετ’ αὐτὸν ἐπέπταρε, τοῖο δ’ Ἀπόλλων
ἔκλυεν, ἐκ χειρῶν δὲ χαμαὶ βάλε κύδιμον Ἑρμῆν.
[Così disse Febo Apollo; e, preso il bambino, lo portava via./ Ma proprio allora, di proposito, il forte uccisore di Argo,/ mentre era tenuto in braccio, emise un presagio,/ sfacciato complice del ventre, impudente messaggero./ Subito dopo, con premura, starnutì: lo udiva Apollo,/ e dalle sue braccia lasciò cadere a terra il glorioso Ermes.]

[4] Xen. An. 3,2,9: τοῦτο δὲ λέγοντος αὐτοῦ πτάρνυταί τις· ἀκούσαντες δ’ οἱ στρατιῶται πάντες μιᾷ ὁρμῇ προσεκύνησαν τὸν θεόν, καὶ ὁ Ξενοφῶν εἶπε· Δοκεῖ μοι, ὦ ἄνδρες, ἐπεὶ περὶ σωτηρίας ἡμῶν λεγόντων οἰωνὸς τοῦ Διὸς τοῦ σωτῆρος ἐφάνη, εὔξασθαι τῷ θεῷ τούτῳ θύσειν σωτήρια ὅπου ἂν πρῶτον εἰς φιλίαν χώραν ἀφικώμεθα, συνεπεύξασθαι δὲ καὶ τοῖς ἄλλοις θεοῖς θύσειν κατὰ δύναμιν.
[Pronunciata quest’ultima parola, qualcuno starnutì. A questo punto tutti i soldati con uno slancio unanime adorano il dio. Senofonte allora dice: “Soldati, poiché mentre parliamo di salvezza un presagio di Zeus Salvatore si è manifestato ai nostri occhi, propongo di fare voto di offrire a questo dio dei sacrifici di ringraziamento non appena avremo messo piede in un paese amico; propongo che ne offriamo anche agli altri dei nella misura dei nostri mezzi.]

[5] Ar. Hist. anim. 492c: Ἔτι προσώπου μέρος τὸ μὲν ὂν τῷ πνεύματι πόρος ῥίς· καὶ γὰρ ἀναπνεῖ καὶ ἐκπνεῖ ταύτῃ, καὶ ὁ πταρμὸς διὰ ταύτης γίνεται, πνεύματος ἀθρόου ἔξοδος, σημεῖον οἰωνιστικὸν καὶ ἱερὸν μόνον τῶν πνευμάτων.
[Il naso, che costituisce ancora una parte del corpo, è un passaggio per l’aria: infatti mediante il naso si inspira e si espira, e attraverso il naso si verifica lo starnuto, un’uscita di aria condensata, segno divinatorio e sacro, unico tra i fenomeni che riguardano l’aria.]

[6] [Ar.] Probl. 33,7 = 962a: Διὰ τί τὸν μὲν πταρμὸν θεὸν ἡγούμεθα εἶναι, τὴν δὲ βῆχα ἢ τὴν κόρυζαν οὔ
[Perché si crede che lo starnuto sia cosa divina,e non si crede lo stesso della tosse o del raffreddore?]

[7] [Ar.] Probl. 33,9 = 962a: Διὰ τί τῶν μὲν ἄλλων πνευμάτων αἱ ἔξοδοι, οἷον φύσης καὶ ἐρυγμοῦ, οὐχ ἱεραί, ἡ δὲ τοῦ πταρμοῦ ἱερά;
[“perché viene considerata sacra l’emissione di aria attraverso lo starnuto e non l’emissione di aria in altri casi, per esempio in caso di flatulenza o di eruttazione?”]

[8] Phanias Haeresius F 25 Wehrli2 = Plut. Themist. 13,3: Εὐφραντίδης ὁ μάντις, ὡς ἅμα μὲν ἀνέλαμψεν ἐκ τῶν ἱερῶν μέγα καὶ περιφανὲς πῦρ, ἅμα δὲ πταρμὸς ἐκ δεξιῶν ἐσήμηνε, τὸν Θεμιστοκλέα δεξιωσάμενος ἐκέλευσε τῶν νεανίσκων κατάρξασθαι καὶ καθιερεῦσαι πάντας ὠμηστῇ Διονύσῳ προσευξάμενον.
[(2. Mentre Temistocle stava offrendo un sacrificio presso la nave ammiraglia, gli portarono tre prigionieri bellissimi d’aspetto e splendidamente vestiti con ornamenti d’oro. Li si diceva figli di Sandace sorella del re, e di Artaitte.) 3. Alla loro vista l’indovino Eufrantide, mentre la fiamma brillò alta e luminosa dalle vittime, ed anche uno starnuto diede un buon segno da destra, afferrò la mano di Temistocle e gli ordinò d’immolare quei giovani dopo averli consacrati tutt’e tre a Dioniso Mangiatore di carne cruda e aver espresso i suoi voti. (Così i Greci avrebbero avuto salvezza e vittoria. 4. Temistocle ne fu sgomento, come di un vaticinio immane e terribile; ma la moltitudine, siccome nei grandi cimenti e nelle situazioni difficili suole riporre speranza di salvezza più nell’irrazionale che nel ragionevole, si mise a invocare all’unisono il dio e trascinò i progionieri all’altare, esigendo l’esecuzione del sacrificio secondo l’ordine dell’indovino. 5. Questo almeno riferisce Fania di Lesbo, filosofo e storico provetto].

[9] Philoc. 328 F192a Jacoby = Schol. Pindar. Ol. 12, 10d: Φιλόχορος δὲ τὰς ἐκ φήμης μαντείας, τουτέστι κληδόνας καὶ πταρμούς, σύμβολόν φησι λέγεσθαι, χρήσασθαι δὲ αὐτοῖς πρῶτον Δήμητραν. 192b = Schol. Vet. Aristoph. Av. 721: σύμβολον ὄρνιν] καὶ γὰρ ταῦτα συμβόλους ἐποίουν τὰ πρῶτα συναντῶντα καὶ ἐξ ἀπαντήσεώς τι προσημαίνοντα. ταῦτα δὲ πάντα Δημήτερι ἀνέκειτο, ὥς φησι Φιλόχορος. (192c) Hesych. s.v. ξυμβόλους· τοὺς διὰ τῶν πταρμῶν οἰωνισμοὺς ἔλεγον· ἀνετίθεντο δὲ οὗτοι Δήμητρι. τινὲς δὲ τὰς διὰ τῆς φήμης γινομένας μαντείας, ἃς Φιλόχορός φησι Δήμητρα εὑρεῖν.
[192a: Filocoro poi afferma che le divinazioni sonore, cioè le voci e gli starnuti, si definiscono ‘simboli’, e che per prima li abbia impiegati Demetra; 192b: ritenevano ‘simboli’ quel che si incontrava per primo e dall’incontro deducevano un significato; tutto ciò era riferito a Demetra, come dice Filocoro; 192c: “simboli”: chiamavano così i presagi manifestatisi attraverso gli starnuti; erano dedicati a Demetra; alcuni invece definivano così i presagi sonori, che Filocoro afferma fossero stati inventati da Demetra].

[10] Orac. Syb. 3,224-5:
οὐ πταρμῶν σημεῖ’, οἰωνοπόλων τε πετεεινά,
οὐ μάντεις, οὐ φαρμακούς, οὐ μὴν ἐπαοιδούς
[non segni di starnuti, prodigi alati di interpreti,/ non indovini, non rimedi, non incantesimi]

[11] Philem. fr. 101 K.-A.:
ὅταν δὲ παρατηροῦντ’ ἴδω τίς ἔπταρεν,
ἢ τίς ἐλάλησεν, ἢ τίς ἐστιν ὁ προϊὼν
σκοποῦντα, πωλῶ τοῦτον εὐθὺς ἐν ἀγορᾷ.
αὑτῷ βαδίζει καὶ λαλεῖ καὶ πτάρνυται
ἕκαστος ἡμῶν, οὐχὶ τοῖς ἐν τῇ πόλει.
τὰ πράγμαθ’ ὡς πέφυκεν οὕτω γίνεται.
[“quando vedo qualcuno che sta attento a chi starnuta,/ o alla prima parola che qualcuno ha cianciato, o che fa caso a chi/ sia il primo che giunge, lo venderei subito al mercato./ A lui si avvicina, e ciancia, e starnuta/ ciascuno di noi, non a quelli della città./ Così accade, com’è naturale”].

[12] Men. 620 K.-A.:
ἡμεῖς δὲ χωρὶς τῶν ἀναγκαίων κακῶν
αὐτοὶ παρ’ αὑτῶν ἕτερα προσπορίζομεν.
λυπούμεθ’ ἂν πτάρηι τις· ἂν εἴπηι κακῶς,
ὀργιζόμεθ’· ἂν ἴδηι τις ἐνύπνιον, σφόδρα
φοβούμεθ’· ἂν γλαῦξ ἀνακράγηι, δεδοίκαμεν.
ἀγωνίαι δόξαι φιλοτιμίαι νόμοι,
ἅπαντα ταῦτ’ ἐπίθετα τῆι φύσει κακά.
[“ma noi, oltre ai mali necessari,/ ce ne fabbrichiamo da soli altri./ Ci angosciamo se qualcuno starnuta, se dice male qualche parola/ ci irritiamo; se qualcuno ha fatto un sogno/ abbiamo timore; se ha visto una civetta, abbiamo paura./ Credenze angosce ambizioni tradizioni:/ sono tutti mali che si aggiungono a quelli naturali”]

[13] Theocr. id. 18,16:
ὄλβιε γάμβρ’, ἀγαθός τις ἐπέπταρεν ἐρχομένῳ τοι
ἐς Σπάρταν ἅπερ ὧλλοι ἀριστέες, ὡς ἀνύσαιο.
[Sposo beato, qualcuno ha starnutito bene, quando giungevi/ a Sparta per conquistare ciò che anche gli altri principi volevano.]

[14] Theocr. id. 7,95-6:
Σιμιχίδᾳ μὲν Ἔρωτες ἐπέπταρον· ἦ γὰρ ὁ δειλός
τόσσον ἐρᾷ Μυρτοῦς ὅσον εἴαρος αἶγες ἔρανται.
[Per Simichida gli Eroti starnutirono: poiché il poverino/ tanto è innamorato di Mirtò, quanto lo sono le capre in primavera.]

[15] Catull. 45, 8-9 = 17-18:
hoc ut dixit, Amor sinistra ut ante
dextra sternuit approbationem.
[Disse così, e Amore come prima da sinistra/ anche a destra starnutì il suo favore].

[16] Cic. div. 2,83-4: 83. Atque his superstitionibus non dubitasti etiam omina adiungere: Aemilia Paulo Persam perisse, quod pater omen accepit; Caecilia se sororis filiae sedes suas tradere. Iam illa: “Favete linguis” et “praerogativam, omen comitiorum”. Hoc est ipsum esse contra se copiosum et disertum, Quando enim ista observans quieto et libero animo esse poteris, ut ad rem gerendam non superstitionem habeas, sed rationem ducem? Itane, si quis aliquid ex sua re atque ex suo sermone dixerit et eius verbum aliquod apte ceciderit ad id, quod ages aut cogitabis, ea res tibi aut timorem adferet aut alacritatem? 84. Cum M. Crassus exercitum Brundisii imponeret, quidam in portu caricas Cauno advectas vendens “Cauneýs” clamitabat. Dicamus, si placet, monitum ab eo Crassum, caveret ne iret; non fuisse periturum, si omini paruisset. Quae si suscipiamus, pedis offensio nobis et abruptio corrigiae et sternumenta erunt observanda.
[83. A queste superstizioni non hai esitato ad aggiungere anche i presagi tratti da certe frasi pronunciate senza intenzione: Emilia disse a Paolo che Persa era morto, e il padre intese la frase come un presagio; Cecilia disse alla figlia di sua sorella che le cedeva il proprio posto. E poi quelle altre frasi “fate silenzio” e “la centuria prerogativa, presagio dei comizi”. Questo è proprio un voler essere eloquente e facondo contro se stesso. Se ti metti a fare attenzione a codeste cose, quando potrai aver l’animo tranquillo e sgombro da ansietà, in modo da avere come guida nell’agire non la superstizione, ma la ragione? Ma davvero, se un tale dirà qualcosa appartenente ai suoi affari e a un suo discorso, e una sua parola si potrà adattare per caso a quel che farai o penserai tu, questa coincidenza ti spaventerà o ti incoraggerà? 84. Quando Marco Crasso faceva imbarcare il proprio esercito a Brindisi, un tale che, nel porto, vendeva fichi secchi di Caria provenienti da Cauno, andava gridando: “Cauneas!”. Diciamo pure, se ti fa piacere, che quel tale ammoniva Crasso di guardarsi dal partire, e che Crasso non sarebbe morto se avesse dato retta al presagio involontario. Ma se accettiamo idee di questo genere, dovremo stare attenti a tutte le volte che inciampiamo, che ci si rompe la stringa di una scarpa, che starnutiamo.]

[17] Prop. 2,3,24
num tibi nascenti primis, mea vita, diebus
candidus argutum sternuit omen Amor?
[Forse ai tuoi primi giorni dopo la nascita, mia vita,/ non ti diede il fulgido Amore uno starnuto d’augurio?]

[18] Ov. Heroid. 19,151-152:
Sternuit en lumen! posito nam scribimus illo
sternuit et nobis prospera signa dedit
[Ecco, il lume fa uno starnuto (scrivo con quello accanto),/ fa uno starnuto e mi ha dato un fausto segno!]

[19] Marcus Argentarius A.P. 6,333:
Ἤδη, φίλτατε λύχνε, τρὶς ἔπταρες. ἦ τάχα τερπνὴν
ἐς θαλάμους ἥξειν Ἀντιγόνην προλέγεις;
εἰ γάρ, ἄναξ, εἴη τόδ’ ἐτήτυμον, οἷος Ἀπόλλων
θνητοῖς μάντις ἔσῃ καὶ σὺ παρὰ τρίποδι.
[Hai starnutito tre volte, amatissimo lume: forse allora la dolce/ Antigone verrà presto da me?/ Fosse vero, mio signore! Sarai anche tu, come Apollo,/ profeta per i mortali, dal tripode!]

[20] Petron. 98,4-5: Dum haec ego iam credenti persuadeo, Giton collectione spiritus plenus ter continuo ita sternutavit, ut grabatum concuteret. Ad quem motum Eumolpus conversus salvere Gitona iubet.
[Avevo già convinto [Eumolpo ad andar via], quando Gitone, incapace di trattenere il respiro, starnutò d’improvviso tre volte, facendo traballare il letto. Al fracasso, Eumolpo torna sui suoi passi ed esclama “salute, Gitone!”].

[21] Plin. nat. 2,24: ecce fulgurum monitus, oraculorum praescita, haruspicum praedicta atque etiam parva dictu in auguriis sternumenta et offensiones pedum.
[Ecco gli avvertimenti delle folgori, le previsioni degli oracoli, le profezie degli aruspici, e persino, insignificanti cose, la funzione augurale di starnuti e inciampi]

[23] Plin. nat. 28, 23: cur sternuentes salutamus? quod etiam Tiberium Caesarem, tristissimum, ut constat, hominum, in vehiculo exegisse tradunt, et aliqui nomine quoque consalutare religiosius putant?
[Perché diciamo “salute” a chi starnutisce, augurio, dicono, che esigeva anche Tiberio, notoriamente il più scontroso degli uomini, quando passava in carrozza, mentre anzi c’è chi considera più efficace aggiungere al “salute” il nome della persona?]

[24] Plut. gen. Socr. 581a: ὑπολαβὼν δ’ ὁ πατήρ ‘ἀλλὰ μήν’ ἔφη ‘καὶ αὐτός, ὦ Γαλαξίδωρε, Μεγαρικοῦ τινος ἤκουσα, Τερψίωνος δὲ ἐκεῖνος, ὅτι τὸ Σωκράτους δαιμόνιον πταρμὸς ἦν, ὅ τε παρ’ αὐτοῦ καὶ ὁ παρ’ἄλλων. ὑπολαβὼν δ’ ὁ πατήρ ‘ἀλλὰ μήν’ ἔφη ‘καὶ αὐτός, ὦ Γαλαξίδωρε, Μεγαρικοῦ τινος ἤκουσα, Τερψίωνος δὲ ἐκεῖνος, ὅτι τὸ Σωκράτους δαιμόνιον πταρμὸς ἦν, ὅ τε παρ’ αὐτοῦ καὶ ὁ παρ’ἄλλων. ἑτέρου μὲν γὰρ πταρόντος ἐκ δεξιᾶς εἴτ’ ὄπισθεν (B) εἴτ’ ἔμπροσθεν ὁρμᾶν αὐτὸν ἐπὶ τὴν πρᾶξιν, εἰ δ’ ἐξ ἀριστερᾶς, ἀποτρέπεσθαι· τῶν δ’ αὐτοῦ πταρμῶν τὸν μὲν ἔτι μέλλοντος βεβαιοῦν τὸν δ’ ἤδη πράσσοντος ἐπέχειν καὶ κωλύειν τὴν ὁρμήν. ἀλλ’ ἐκεῖνό μοι δοκεῖ θαυμαστόν, εἰ πταρμῷ χρώμενος οὐ τοῦτο τοῖς ἑταίροις ἀλλὰ δαιμόνιον εἶναι τὸ κωλῦον ἢ κελεῦον ἔλεγε· τύφου γὰρ ἂν ἦν τινος, ὦ φίλε, κενοῦ καὶ κόμπου τὸ τοιοῦτον, οὐκ ἀληθείας καὶ ἁπλότητος οἷς τὸν ἄνδρα μέγαν ὡς ἀληθῶς καὶ διαφέροντα τῶν πολλῶν γεγονέναι δοκοῦμεν, ὑπὸ φωνῆς ἔξωθεν ἢ πταρμοῦ τινος ὁπηνίκα τύχοι θορυβούμενον ἐκ τῶν πράξεων ἀνατρέπεσθαι καὶ προΐεσθαι τὸ δεδογμένον. (C) αἱ δὲ Σωκράτους ὁρμαὶ τὸ …. ἔχουσαι καὶ σφοδρότητα φαίνονται πρὸς ἅπαν, ὡς ἂν ἐξ ὀρθῆς καὶ ἰσχυρᾶς ἀφειμέναι κρίσεως καὶ ἀρχῆς· […] οὐκ ἔστιν ἀνδρὸς ἐκ κληδόνων ἢ πταρμῶν μεταβαλλομένην ὅτε τύχοι γνώμην ἔχοντος ἀλλ’ ὑπὸ μείζονος ἐπιστασίας καὶ ἀρχῆς ἀγομένου πρὸς τὸ καλόν.
[(Galassiodoro prese la parola: “quindi tu, o Teocrito, sei convinto che il demone di Socrate avesse un potere particolare ed eccezionale e non credi, invece, che quell’uomo, avendo parzialmente accertato i meccanismi di funzionamento dell’ineluttabilità divina attraverso l’esperienza, in quelle situazioni poco chiare che sfuggono a ogni tipo di ragionamento facesse pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra? Il peso di una sola dracma, infatti, di per sé non fa pendere il piatto della bilancia; se però lo si aggiunge a un peso che è in equilibrio su uno dei due piatti della bilancia con un altro uguale sull’altro piatto, allora tutto pende dalla sua parte. Allo stesso modo uno starnuto, una voce o un segno di questo tipo, piccolo e leggero, non è tale da trascinare una mente ferma verso l’azione. Se si manifesta nel momento in cui uno si trovi ad affrontare due ragionamenti opposti, il segno dissolve l’incertezza facendo propendere una parte o l’altra, e genera così un movimento e un impulso”.) Mio padre [Polimmede] lo interruppe e disse: “Mio caro Galassiodoro, anche io ho sentito dire da un Megarese, che a sua volta lo aveva saputo da Terpsione, che il demone di Socrate non era altro se non uno starnuto, suo o di altri. Quando lo starnuto di un altro proveniva da destra, sia che si trovasse davanti o alle spalle, Socrate era spinto ad agire; se, invece, lo starnuto proveniva da sinistra, desisteva dal prendere iniziativa. Quando a starnutire era lui, uno starnuto arrivato nel momento in cui ancora non aveva agito ma aveva intenzione di farlo, avvalorava la sua intenzione; al contrario, uno starnuto mentre stava già facendo qualcosa, lo tratteneva e impediva nel continuare l’azione. Tuttavia, quello che mi sembra incredibile, se veramente egli si avvaleva di uno starnuto, è che raccontasse ai suoi compagni che a ostacolarlo o guidarlo fosse un demone e non uno starnuto. Un simile comportamento, amico mio, sarebbe stato tipico di un uomo pieno di arroganza, superficialità e vanagloria, non di un uomo votato alla verità e semplicità, qualità per le quali pensiamo che Socrate sia stato un uomo grande e superiore alla maggior parte degli uomini. Che gli accadesse di essere dissuaso dal compiere azioni e di rinunciare a quanto già deciso perché turbato da una voce esteriore o da uno starnuto, questo mi sembra strano. Le azioni di Socrate dimostrano di avere una forza e un vigore incrollabili in ogni situazione, come se fossero il prodotto di giudizi e di principi retti e ben consolidati. […] tutto ciò non è proprio di un uomo la cui opinione può essere influenzata all’improvviso da voci o starnuti, ma piuttosto di un uomo guidato da un dominio di sé e da un principio superiori orientati verso il bene”.]

[25] Polyaen. 3,10,2: Τιμόθεος ἀνήγετο τῷ στόλῳ παντί. πταρμὸς ἐγένετο· ὁ κυβερνήτης ἐπισχεῖν ἐκέλευσεν· οἱ ναῦται τῶν τριήρων ἐπιβαίνειν οὐκ ἐθάρρουν. Τιμόθεος μειδιάσας ποῖον γὰρ’, ἔφη, ‘γέγονεν οἰώνισμα, εἰ τοσούτων περιεστηκότων εἷς ἔπταρεν;’ οἱ ναῦται γελάσαντες ἀνήχθησαν.
[Timoteo era a capo dell’intera flotta; accadde che qualcuno starnutì: e il timoniere ordinò di fermare l’imbarco; i marinai delle triremi non avevano il coraggio di salire. Timoteo, sorridendo, disse: “e che presagio è mai avvenuto, se di tanti marinai uno solo ha starnutito?” I marinai allora, ridendo, salparono.]

[26] Frontin. Stratag. 1,12,11: Timotheus Atheniensis adversus Corcyraeos navali proelio decertaturus gubernatori suo, qui proficiscenti iam classi signum receptui coeperat dare, quia ex remigibus quendam sternutantem audierat, “miraris”, inquit, “ex tot milibus unum perfrixisse?”
[Timoteo l’Ateniese, mentre stava per combattere contro i Corciresi, al suo timoniere, che aveva ordinato di fermare l’imbarco poiché qualcuno aveva starnutito, disse: “ti stupisci, se di tanti marinai uno solo ha starnutito?”]

[27] Clem. Al. Paedag. 2,7,60: Ποππυσμοὶ δὲ καὶ συριγμοὶ καὶ οἱ διὰ τῶν δακτύλων ψόφοι τῶν οἰκετῶν οἱ προκλητικοί, ἄλογοι σημασίαι οὖσαι, λογικοῖς ἀνθρώποις ἐκκλιτέοι· παραιτητέον δὲ καὶ τὸ συνεχὲς ἀποπτύειν καὶ τὸ χρέμπτεσθαι βιαιότερον. […] Πταρμὸς δὲ εἴ τῳ ἐπιγένοιτο, ὥσπερ ἀμέλει καὶ ἡ ἐρυγή, οὐκ ἐξηχεῖν δεήσει τοὺς πλησίον τῷ ψόφῳ τῆς αὑτῶν καταμαρτυροῦντας ἀπαιδευσίας, ἀλλ’ ἣ μὲν παραπεμπτέα, ἡ ἐρυγή, ἡσυχῇ σὺν τῷ ἐκπνεομένῳ ἀέρι σχηματιζομένῳ κοσμίως τῷ στόματι, οὐχὶ δὲ τραγικῶν δίκην προσωπείων διελκομένῳ καὶ κεχηνότι. Πταρμοῦ δὲ τὸ ταρακτικὸν ἀφαιρετέον ἀπολαβομένοις πράως τὰς ἀναπνοάς· […] Ἀγερωχίας δὲ καὶ ἀταξίας σύμβολον τὸ προσθεῖναι τοῖς ἤχοις ἐθέλειν, μὴ οὐχὶ ἀφαιρεῖν.
[Le persone razionali devono evitare schiocchi di labbra, fischi, e quei rumori provocati con le proprie dita, in quanto segnali irrazionali; va evitato anche il gesto di sputare più volte e scatarrare forte. […] Se poi scappa uno starnuto, come pure un rutto fuori posto, bisognerà che i commensali non rispondano al rumore, rendendo testimonianza con un proprio rumore: occorrerà invece che il rutto sia bloccato, comprimendo elegantemente l’aria nella bocca, e non spalancandola come una maschera di teatro. Bisogna anche bloccare lo scatenamento di uno starnuto trattenendo dolcemente il respiro. […] Voler invece rispondere a questi rumori con un altro rumore, è segno di insolenza e maleducazione]

[28] Ammianus, A.P. 11,268
Οὐ δύναται τῇ χειρὶ Πρόκλος τὴν ῥῖν’ ἀπομύσσειν,
τῆς ῥινὸς γὰρ ἔχει τὴν χέρα μικροτέρην·
οὐδὲ λέγει „Ζεῦ, σῶσον,“ ἐὰν πταρῇ· οὐ γὰρ ἀκούει
τῆς ῥινός, πολὺ γὰρ τῆς ἀκοῆς ἀπέχει.
[Proclo non può pulirsi il naso con la mano:/ la mano è troppo più piccola del naso!/ Quando starnuta, poi, non dice “Salvami Zeus!”: non riesce neanche a sentire/ Il proprio naso, troppo è lontano dalle orecchie]

[29] Athen. 2,72 66c: ὅτι δ’ ἱερὸν ἐνόμιζον τὴν κεφαλὴν δῆλον ἐκ τοῦ καὶ κατ’ αὐτῆς ὀμνύειν καὶ τοὺς γινομένους ἀπ’ αὐτῆς πταρμοὺς προσκυνεῖν ὡς ἱερούς.
[Che si ritenesse la testa cosa sacra è evidente dal fatto che si salutavano come sacri gli starnuti che di lì provenivano.]

[30] Diog. L. 6,48: λέγοντος δὲ αὐτῷ τινος ἰσχυρῶς δεισιδαίμονος, ‘μιᾷ πληγῇ τὴν κεφαλήν σου διαρρήξω,’ ‘ἐγὼ δέ γε,’ εἶπε, ‘πταρὼν ἐξ ἀριστερῶν τρέμειν σε ποιήσω.’
[Un giorno, allorché un tale, fortemente superstizioso, gli disse: “con un solo colpo ti spaccherò la testa”, Diogene gli rispose: “e io invece con un solo starnuto dalla parte sinistra ti farò tremare!”]

[31] [Plut.]-Vita Homeri 2: καὶ πταρμὸς δὲ παρ’ αὐτῷ σύμβολον ἀγαθὸν γίνεται.
[anche uno starnuto, in Omero, è un segno di buon augurio]

[32] Apul. Met. 9, 25:
Atque ut primum e regione mulieris pone tergum eius maritus acceperat sonum sternutationis — quod enim putaret ab ea profectum — solito sermone salutem ei fuerat imprecatus et iterato rursum et frequentato saepius, donec rei nimietate commotus quod res erat tandem suspicatur.
[(La moglie aveva nascosto l’amante sotto una gabbia di vimini coperta di panni esposti allo zolfo; il ragazzo però, asfissiato e stordito dalle esalazioni forti e pungenti ci stava restando secco e gli venivano molti starnuti.) La prima volta che aveva sentito il rumore dello starnuto venire da un punto alle spalle della moglie, il marito, pensando naturalmente che fosse partito da lei, le aveva augurato “salute” con la frase che si usa di solito, e l’aveva fatto di nuovo al secondo e tante altre volte al continuo ripetersi degli starnuti, fino a quando, sorpreso perché la cosa era un po’ eccessiva, gli venne finalmente il sospetto di come stessero realmente i fatti].

[33] Pseudo-Justin. Mart. Quaestiones adv. ortodoxos p.401D-402A: Ἡ μὲν πρόγνωσις τῶν μελλόντων τῆς ψυχῆς ἐστιν ὑπὸ τοῦ θείου πνεύματος φωτιζομένης πρὸς τὴν εἴδησιν τῶν τέως ἀδήλων, καὶ οὐχ ὑπὸ τῆς ἀβουλήτου κινήσεως τοῦ σώματος· ὁ δὲ παλμὸς πάθος ἐστὶ σωματικὸν ἐκ τῆς διαδρομῆς τοῦ φυσικοῦ πνεύματος ἐν τῷ σώματι ὑφισταμένου πάντων τῶν ζώων. Διὸ ἀνάξιον ἔκρινον οἱ ἅγιοι εἶναι κριτήριον τῶν μελλόντων τὸ τοιοῦτον σωματικὸν κίνημα. Καὶ καθάπερ οἱ πταρμοὶ ῥινῶν καὶ οἱ ἦχοι ὤτων παρὰ τὴν ἡμετέραν ἐπιγίνονται πρόθεσιν, οὕτως καὶ ὁ παλμός.
[Poter prevedere il futuro è proprio di un’anima illuminata dallo Spirito divino, per la conoscenza di quel che è ancora oscuro, e non di un involontario movimento del corpo; la palpitazione, ad esempio, è un accidente proprio del corpo, causato dallo spirito naturale insito in ogni essere vivente. Perciò i Santi considerarono tale movimento del corpo un segno inadeguato per comprendere il futuro. Così anche gli stranuti del naso, i fischi nelle orecchie sopraggiungono al di là della nostra intenzione, proprio come la palpitazione.]

[34] Orig. Contra Celsum 4,94: δηλονότι καὶ ἡμεῖς πταρνύμενοι οἱ ἄνθρωποι ἀπό τινος ἐν ἡμῖν οὔσης θειότητος καὶ μαντικῆς περὶ τὴν ψυχὴν ἡμῶν πταρνύμεθα.
[è chiaro che anche noi uomini, starnutendo per qualcosa, starnutiamo perché in noi c’è un elemento divino e divinatorio.]

[35] Basil. ad Is. 12: Πολλοῖς δὲ τῶν Χριστιανῶν ἀδιάφορον ὠτακουστεῖν καὶ φήμας θηρᾶσθαι καὶ συμβόλοις προσέχειν. Ἔπταρέ τις (φησὶν) ἐπὶ τῷ λόγῳ, καὶ τόδε σημαίνει. Κατόπιν μέ τις ἀνεκάλεσε· καὶ ἐμπόδιον τοῦτο. Ὁ ποὺς προσέπταισεν ἐξιόντος· τὸ ἱμάτιον ἐνεσχέθη.
[Per la maggior parte dei Cristiani è indifferente udire ronzii negli orecchi, captare voci, prestare attenzione a segni simbolici. Qualcuno starnutì dopo una frase? Anche questo è un segno! Qualcuno mi ha chiamato? Anche questo! Il piede ha inciampato mentre uscivo? Il mantello mi si è impigliato?]

[36] Ambr. Serm. 24,6 (PL 17,653):
Firmiter mihi credite, fratres, quia nullus peiorem culpam habet, quam qui Deum blasphemans et derelinquens idola colit: (…) qui colunt augures vel sortilegos vel aruspices, divinos et praecantores, et qui confidunt in phylacteriis et characteribus, aut sternutationibus, avibus cantantibus, divinationibus, aut mathematicis, aut aliis quibuscumque malis artibus, damnabuntur.
[Credetemi davvero, fratelli: nessuno ha una colpa peggiore di chi, blasfemo e peccatore, venera idoli: (…) coloro che venerano augurii o sortilegi o aruspici come sacri e premonitori, e coloro che confidano in filatteri e incisioni, o in starnuti, canti di uccelli, divinazioni, oroscopi, o qualunque altra mala arte, saranno condannati.]

[37] Aug. Doctr. Chr. 2,20: hinc sunt etiam illa: limen calcare, cum ante domum suam transit; redire ad lectum, si quis dum se calceat starnutaverit.
[Di qui vengono anche quegli altri gesti: toccare la soglia, quando passa davanti la propria casa; tornarsene a letto, se qualcuno ha starnutito mentre si mette le scarpe.]

[38] Iohann. Chr. PG 62, p.92 (Homiliae in Epistulam ad Ephesios):
καὶ οὗτοι οἱ Ἕλληνες, καθάπερ ὄντως ἀεὶ παιδία (ὡς καί τις τῶν παρ’ αὐτοῖς εἶπεν· Ἕλληνες ἀεὶ παῖδες), τὰ μὲν οὐκ ὄντα ἁμαρτήματα δεδοίκασιν, οἷον ῥύπον σώματος, κῆδος, λέχος, καὶ ἡμερῶν παρατηρήσεις, καὶ ὅσα τοιαῦτα· ἃ δέ ἐστιν ὄντως ἁμαρτήματα, παιδεραστία, μοιχεία, πορνεία, τούτων οὐδὲ λόγον ἔχουσιν. Ἀλλ’ ἴδοις ἂν αὐτὸν ἀπὸ μὲν νεκροῦ λουόμενον, ἀπὸ δὲ νεκρῶν ἔργων, οὐκέτι· καὶ χρημάτων μὲν ἕνεκεν πολλὴν ποιούμενον σπουδὴν, ἑνὶ δὲ ἀλεκτρυόνι τὸ πᾶν διαλελύσθαι νομίζοντα· οὕτως ἐσκοτισμένοι εἰσὶ τῇ διανοίᾳ. Πολλῶν δειμάτων αὐτοῖς ἡ ψυχὴ μεστή, οἷον, Ὁ δεῖνά μοι πρῶτος ἐνέτυχε, φησὶν, ἐξιόντι τῆς οἰκίας· πάντως μυρία δεῖ κακὰ συμπεσεῖν. Νῦν ὁ οἰκέτης ὁ μιαρὸς τὰ ὑποδήματα ἐπιδιδοὺς, πρῶτον ὤρεξε τὸ ἀριστερόν· συμφοραὶ δειναὶ, καὶ ὕβρεις. Ἐγὼ αὐτὸς ἐξιὼν, τῷ ἀριστερῷ προτέρῳ προὔβην ποδί· καὶ τοῦτο συμφορῶν σημεῖον. Καὶ ταῦτα μὲν περὶ τὴν οἰκίαν τὰ κακά· ἔξω δὲ ἐξελθόντι ὁ ὀφθαλμός μοι ὁ δεξιὸς κάτωθεν ἀναπηδᾷ· δακρύων τοῦτο τεκμήριον. Καὶ αἱ γυναῖκες δὲ, ὅταν τῷ ἱστόποδι προσαρασσόμενοι κροτῶσιν οἱ κάλαμοι, ἢ ὅταν αὐταὶ τῷ κτενὶ σπαθῶσι, σημεῖον καὶ τοῦτο ποιοῦνται. Πάλιν ὅταν τὴν κρόκην τῷ κτενὶ κατακρούωσι, καὶ σφοδρότερον τοῦτο ἐργάζωνται, εἶτα οἱ ἄνωθεν κάλαμοι ὑπὸ τῆς ἐντόνου πληγῆς κροτῶσι προσαρασσόμενοι τῷ ἱστόποδι, σημεῖον καὶ τοῦτο ποιοῦνται· καὶ μυρία ἕτερα γέλωτος ἄξια. Κἂν ὄνος ἀνακράξῃ, κἂν ἀλεκτρυὼν, κἂν πτάρῃ τις, κἂν ὁτιοῦν συμβῇ, καθάπερ μυρίοις δεδεμένοι δεσμοῖς, ὅπερ
ἔφην, καθάπερ ἐν σκότῳ κατεχόμενοι, πάντα ὑποπτεύουσι, καὶ μυρίων εἰσὶν ἀνδραπόδων δουλικώτεροι. Ἀλλὰ μὴ καὶ ἡμεῖς· ἀλλὰ πάντων τούτων καταγελάσαντες, ἅτε ἐν φωτὶ ζῶντες, καὶ ἐν οὐρανῷ πολιτευόμενοι, καὶ πρὸς τὴν γῆν οὐδὲν ἔχοντες κοινὸν, ἓν μόνον ἡγώμεθα εἶναι φοβερὸν τὴν ἁμαρτίαν, καὶ τὸ προσκροῦσαι Θεῷ. Τούτου δὲ οὐκ ὄντος, πάντων καταγελάσωμεν τῶν ἄλλων, καὶ τοῦ ταῦτα εἰσενεγκόντος διαβόλου. Ὑπὲρ δὴ τούτων εὐχαριστῶμεν τῷ Θεῷ·
[E questi greci, come se fossero sempre bambini (così disse anche qualcuno di loro: “i Greci sono sempre bambini”), temono come peccati cose che non lo sono, come un sudiciume del corpo, un lutto, un letto, e l’osservanza dei giorni, e cose di questo genere. Ma questi sono i veri peccati: la pederastia, l’adulterio, la prostituzione, e di questi non fanno neanche parola.

[39] Iohann. Chr. PG 64, p.714 (Fragmenta in Geremiam)
Καὶ καθόλου τῶν προφητειῶν, ἡ μέν ἐστι πνευματικὴ, ἡ δὲ διαβολικὴ, ἡ δὲ μέση τούτων φυσική τις ἢ τεχνικὴ, ἡ δὲ τετάρτη κοινὴ καὶ δημώδης. Τῆς μὲν οὖν πνευματικῆς προηγουμένως μὲν τοῖς ἁγίοις μέτεστι, δι’ οἰκονομίαν δὲ καὶ τοῖς μὴ τοιούτοις, ὡς τῷ Ναβουχοδονόσωρ, καὶ Φαραὼ, καὶ Βαλαὰμ, καὶ Καϊάφα· τῆς δὲ διαβολικῆς τοῖς τούτου μόνον θεραπευταῖς· αὐτοὶ γὰρ οἱ ἀλευρομάντεις, καὶ ἡ διὰ τῶν μορίων μαντευομένη Πυθία, καὶ ἡ διὰ τοῦ δρυὸς ἡ Δωδωνὶς ἱέρεια, καὶ ἡ διὰ σπλάγχνων, καὶ πτήσεως, καὶ κλαγγῶν, συμβόλων τε καὶ πταρμῶν, καὶ κλῃδόνων, καὶ βροντῆς, καὶ χειρῶν, μυῶν τε καὶ γαλῆς, καὶ τρυσμῶν καὶ ὤτων ἤχου, καὶ σώματος παλμῶν, κτλ.
[E dunque, delle arti profetiche, una è ispirata dallo Spirito Santo, l’altra dal Diavolo, un’altra ancora, a metà fra queste, è una sorta di tecnica naturale, e una quarta, infine, è diffusa e popolare. Quella dello Spirito appartiene prevalentemente ai Santi, ma per il disegno della Provvidenza anche a chi non è tale, come a Nabucodonosor, al Faraone, a Balaam, a Caifa. Quella del Diavolo appartiene solo ai suoi ministri: gli indovini della farina, la Pizia che vaticina scuotendo le membra, la sacerdotessa di Dodona che profetizza con la quercia, e le profezie che si ottengono dalle viscere, dal volo, dalle grida degli uccelli, dai segni simbolici e dagli starnuti, dalle voci casuali, dal fulmine, dalle mani, dalle mosche e dalla donnola, dagli squittii dei topi e dal ronzio delle orecchie, dalle palpitazioni del corpo, ecc.]

[40] Theodor. Graec. Aff. Cur. 6,21
Οὕτως ἐκωμῴδουν καὶ οἱ τῷ τῆς δεισιδαιμονίας πλάνῳ δεδουλευκότες τοὺς οἰωνοὺς καὶ τὰς κληδόνας καὶ τὰ παρὰ τῶν πολλῶν ἔτι καὶ νῦν νομιζόμενα τέρατα· καὶ πτάρνυσθαι μὲν τοὺς πταίροντας ἔλεγον, οὐκ ἄλλοις τι προσημαίνοντας, ἀλλὰ τὸ ξύνηθες ὑπομένοντας πάθος·
[Così anche coloro che erano schiavi dell’errore della superstizione prendevano di mira i presagi e le voci casuali e quelle cose che ancora oggi presso i più sono considerate prodigi; e starnutendo, dicevo, coloro che starnutano non danno alcun segno ad altri, ma rivelano una propria patologia.]

[41] Hesych. ξ 112 ξυμβόλους· τοὺς διὰ τῶν πταρμῶν οἰωνισμοὺς ἔλεγον· ἀνετίθεντο δὲ οὗτοι Δήμητρι. τινὲς δὲ τὰς διὰ τῆς φήμης γινομένας μαντείας, ἃς Φιλόχορός φησι Δήμητρα εὑρεῖν. Σοφοκλῆ(ς) Ἀχαιῶν συλλόγῳ (fr. 148 Radt)
[“segni simbolici”: chiamavano così gli auspici presi attraverso gli starnuti; questi erano riferiti a Demetra. Alcuni definiscono così anche le divinazioni prese attraverso le voci casuali, che secondo Filocoro sono state inventate da Demetra. Così Sofocle nel Raduno degli Achei.]

[42] Aristaen. epist. 2,5: ἡδέως μάλα ἔπταρον μεταξὺ γράφουσα. ἆρα ὁ νέος, τοὐμὸν μέλημα, διεμνημόνευσέ μου;
[che fortuna! Proprio mentre ti scrivo, ho starnutito! Non può essere che il ragazzo, il signore della mia mente, abbia pensato a me?]

[43] Macedonius, A.P. 11,375
Ἔπταρον ἄγχι τάφοιο καὶ ἤθελον αὐτόθ’ ἀκοῦσαι,
οἷά περ ὠισάμην μοῖραν ἐμῆς ἀλόχου.
ἔπταρον εἰς ἀνέμους· ἄλοχον δέ μοι οὔ τι κιχάνει
λύτρον ἐν ἀνθρώποις, οὐ νόσος, οὐ θάνατος.
[Ho starnutito vicino a una tomba, ansioso d’udire/ quel che auguravo a mia moglie./ Ma ho starnutito al vento! A mia moglie non tocca nulla/ di triste, né morbo, né morte.]

[44] Nonn. Dion. 7,107
εἶπε πατήρ· Μοῖραι δὲ συνῄνεον· ἀμφὶ δὲ μύθῳ
ἐσσομένων κήρυκες ἐπέπταρον εὔποδες Ὧραι.
[Così parla il padre, e le Moire acconsentono; e a questo discorso/ le Stagioni veloci, messaggere del futuro, starnutiscono].

[45] Nonn. Dion. 13, 81
οῖσι μὲν ἐρχομένοισιν Ἑώιον εἰς κλίμα γαίης
Ἀκταίων πρόμος ἦεν, ἐπ’ ἠιθέοιο δὲ νίκῃ
πατροπάτωρ δαφναῖος ἐπέπταρε μάντις Ἀπόλλων.
[di questi che venivano alla regione orientale/ Atteone è il signore, e il suo avo paterno, il vate Apollo dafneo,/ dà allora un propizio starnuto per la vittoria del giovane”]

[46] Caesar. Arel. Sermo de auguriis
Illas vero non solum sacrilegas sed etiam ridiculosas sternutationes considerare et observare nolite; sed quoties vobis in quacumque parte fuerit necessitas properandi, signate vos in nomine Jesu Christi, et symbolum vel orationem Dominicam fideliter dicentes, sicuri de Dei adiutorio iter agite.
[Quei famosi starnuti poi, non solo sacrileghi ma anche ridicoli, non considerateli né prestate loro attenzione; ma ogni volta che vi capiti di aver necessità di mettervi in viaggio, fatevi il segno della Croce nel nome di Gesù, e pronunciando con fede una preghiera o una formula del Signore, partite sicuri dell’aiuto di Dio.]

[47] Eligius, De rectitudine Catholica 5.
Similiter et auguria, vel starnutationes observare nolite, nec in itinere positi, aliquas aviculas cantantes adtendatis: sed sive iter sive quodcumque opus arripitis, signate vos in nomine Christi, et symbolum et orationem Dominicam com fide et devotione dicite, et nihil vobis nocere poterit inimicus.
[Similmente non prestate attenzione ad augurii come gli starnuti, né, mettendovi in viaggio, fate caso al canto di qualche uccello: ma sia che iniziate un viaggio sia qualunque altra cosa, fatevi il segno della Croce nel nome di Cristo, e dite una preghiera o una formula del Signore con fede e devozione, e nessun nemico potrà farvi del male.]

[48] Alcuin. Ep. 179 (PL 100, 450):
Auguria quoque et avium cantus, et sternutationes, et talia plurima omnino vetanda sunto, quae nihil vanent, nisi apud eos qui ea aliquid valere credunt, ut secundum fidem suam fiat illis.
[Anche gli augurii, e i canti degli uccelli, e gli starnuti, e la maggior parte di tali cose, sono completamente da vietare, visto che non valgono nulla, se non per quelli che credono che valgano qualcosa, che possa accadere loro qualcosa secondo quel che credono]

[49] Johann. Sarisb. Policr. 2,1:
Quid enim refert ad consequentiam rerum, si quis semel aut amplius starnutaverit?
[E che cosa mai ha a che fare con il successo negli affari, se qualcuno ha starnutito una o più volte?]

[50] Scholl. ad Theocr. 7,96/97a KLUEAT ἐπέπταρον: καθὸ τῶν πταρμῶν οἱ μέν εἰσιν ὠφέλιμοι, οἱ δὲ βλαβεροί. καὶ γάρ φησιν αὐτὸς σφόδρα Μυρτοῦς ἐρᾶν. ὁ δὲ Ὅμηρος ἐπ’ ἀγαθῷ τὸν πταρμόν φησιν (ρ 545)· ‘οὐχ ὁράᾳς, ὅ μοι υἱὸς ἐπέπταρεν.’
(96/97b) G τὸ ἐπέπταρόν τινες μὲν λαμβάνουσιν ἐπὶ ἀγαθοῦ, τινὲς δὲ ἐπὶ κακοῦ.
(96/97c) KLUEAPT ᾖ γάρ: περὶ ἑαυτοῦ ὁ ποιητὴς ᾄδων φησί· τῷ Σιμιχίδᾳ οἱ Ἔρωτες ἐπέπταρον. τῆς γὰρ Μυρτοῦς τοσοῦτον ἐρᾷ, ὅσον αἱ αἶγες κατὰ τὸν καιρὸν τοῦ ἔαρος. τὸν δὲ πταρμὸν ἐπὶ τῇ χείρονι μοίρᾳ.
(96/97[d]) LggEg <ἐπέπταρον:> ἐπῆλθον, ἐπὶ κακῷ ἔπεσον καὶ ἐγένοντο· ἢ ἐπὶ καλῷ.
[7,96-7a “starnutirono in risposta”: degli starnuti, alcuni sono positivi, altri negativi: afferma infatti il poeta che è molto innamorato di Mirtò; anche Omero dice (17,545): “non vedi, come mio figlio starnutì in risposta?”;
96/97b: l’espressione “starnutì in risposta” alcuni la intendono in senso positivo, altri negativo.
96/97c: “certamente”: il poeta dice di se stesso: “a Simichida gli Eroti starnutirono in risposta”: infatti egli è innamorato di Mirtò, tanto quanto le capre in occasione della primavera; e lo starnuto è auspicio negativo.
96/97d: “starnutirono in risposta”: arrivarono, riuscirono male; oppure in bene.]

[51] Eusthat. Comm. ad Il. 21,144 (4,476): Ὅτι δὲ ἀγαθὰ μὲν καὶ εὐοιώνιστα παρὰ τοῖς παλαιοῖς τὰ δεξιὰ ἐκρίνοντο, οὐ τοιαῦτα δὲ τὰ λαιά, ἔκ τε τῶν οἰωνοσκοπιῶν δῆλον, καὶ ἐκ τῶν ἐξ ἀριστερᾶς πταρμῶν, καθ’ ὧν οὐκ εὐεμφάτως ἡ Κωμῳδία ἔπαιξεν.
[Presso gli antichi ciò che accadeva a destra era giudicato buon auspicio, ciò che accadeva a sinistra, il contrario; ciò è chiaro anche dall’osservazione degli auspici, e dagli starnuti che si sentono a sinistra, sui quali i comici scherzarono in modo efficace.]

[52] Eusthat. Comm. ad Od. 17,541 = 2, pp.159-160: Ὅτι Πηνελόπης εἰπούσης ἔνδον τῷ Εὐμαίῳ πρὸς τοῖς ἄλλοις, καὶ ὡς εἴ περ Ὀδυσσεὺς ἔλθοι, αἶψά κε σὺν ᾧ παιδὶ βίας ἀποτίσεται ἀνδρῶν, Τηλέμαχος μέγ’ ἔπταρεν· ἀμφὶ δὲ δῶμα σμερδαλέον κονάβησε· γέλασε δὲ Πηνελόπεια, καὶ ἐπισπεύδει ἐλθεῖν τὸν ξένον εἰς αὐτὴν, εἴ πως μάθοι τι ἐξ αὐτοῦ ἀγαθὸν περὶ τοῦ ἀνδρὸς, ὡς οἷα τεκμηραμένη τῷ πταρμῷ, ταχὺ τὸν Ὀδυσσέα σὺν τῷ τέκνῳ τὰς τῶν μνηστήρων βίας ἀποτίσεσθαι. ὄρνις γάρ ποτε ἦν τοῖς παλαιοῖς καὶ ὁ πταρμὸς, ἐπεὶ καὶ ἡ κεφαλὴ τιμία, ἐξ ἧς τὸ τοιοῦτον σύμβολον. διὸ καὶ προσεκυνεῖτο ὁ πταίρων· καὶ τὴν αἰτίαν λέγουσιν οἱ σοφοὶ, ἐν οἷς καὶ Ἀριστοτέλης. (Vers. 545.) […] σημειοῦται δὲ τοῦτο ἡ γυνὴ, ἐξ ὧν ἐπέπταρεν ὁ υἱὸς πᾶσιν οἷς εἶπεν αὐτή. ὡς εἴ γε μὴ οὕτω γέγονεν ἤγουν μὴ ἐπὶ πᾶσιν ἔπταρεν, ἀλλ’ἐν μέσῳ τῶν αὐτῆς λόγων, οὐκ ἂν ἐδήλου πάντας μάλα θανεῖν. Ἰστέον δὲ ὅτι εὕρηται καὶ παρὰ Ἡροδότῳ σημειώδης πταρμὸς, εἰπόντι, ὡς Ἱππίας ὁ Πεισιστράτου ἔπταρε καὶ ἔβηξε μεῖζον τοῦ συνήθους καὶ ὡς πρεσβύτῃ σεισθέντων τῶν ὀδόντων εἷς ἔπεσε καὶ ἦν σημεῖον. Ἰστέον δὲ καὶ ὅτι τὸ πταίρειν καὶ πτάρνυσθαι λέγεται κατὰ παραγωγὴν ὁμοίως τῷ ἄρνυσθαι καὶ τοῖς τοιούτοις, καὶ ὅτι ἐκ τοῦ πτῶ παράγεται τὸ πταίρω κατὰ ὀνοματοποιΐαν, ὥς περ καὶ τὸ πτύρω ἐπὶ ἵππων, ἐξ οὗ ὁ πτυρμός.
[Appena Penelope, in casa, parla ad Eumeo in disparte dagli altri, affermando “se Odisseo venisse (…),/ subito con suo figlio punirebbe le loro violenze,/ (…) Telemaco starnutì forte, e intorno la sala/ terribilmente ne risuonò. Sorrise Penelope” e manda a chiamare l’ospite per farlo venire da lei, se mai potesse sapere qualcosa di buono sul suo sposo, come se avesse preso auspicio dallo starnuto che immediatamente Odisseo con il figlio possa vendicare le violenze dei proci. Anche lo starnuto, presso gli antichi, era infatti un presagio, poiché la testa è una parte nobile, di cui esso è simbolo. Perciò anche chi starnutiva era riverito: ne spiegano il motivo i sapienti, fra cui Aristotele. (v. 545) La donna trae un segno dal fatto che il figlio abbia starnutito dopo tutto quel che ella ha detto; non sarebbe stato così se non avesse starnutito su tutto, ma solo in mezzo al discorso: non avrebbe chiarito che tutti sarebbero morti. Va detto che anche in Erodoto si trova uno starnuto premonitore, allorché Ippia, figlio di Pisistrato, starnuta e tossisce più forte del solito, ed essendo vecchio sputa un dente, e ne trae un segno. Va detto anche che “starnutire” [ptairein] si dice anche “starnutare” [ptairesthai] (segue la coniugazione dei verbi simili), e che ptairo deriva da pto, etimologicamente, come il verbo “sbuffare” [ptyro] che si usa per i cavalli, da cui deriva anche “sbuffo” [ptyrmos].

[53] Tzetzes, Chil. 13,206:
Κἀκ τούτων σύμπαν μάντευμα καταχρηστικωτέρως
κληδών, πταρμός, συνάντημα κυνῶν ἡ ὠρυγή τε
καὶ σύμπαν τοιουτότροπον. Τίς ἀριθμήσοι πάντα;
[Fra queste sono profezie del tutto improprie
una voce casuale, uno starnuto, un incontro o un ululato di cani
e ogni altra cosa simile: chi potrebbe enumerarle tutte?]

[54] Thomas Magister, Ecloga nominum
Ὄρνιθες ἁπλῶς μὲν πάντα τὰ πετόμενα· ἰδίως δὲ οἱ εἰς μαντείαν συντελοῦντες ὄρνιθες, ἀφ’ οὗ καὶ πᾶν τὸ εἰς μαντείαν συντεῖνον ὄρνιν ἔλεγον, οἷον πταρμὸν ἢ παλμὸν ἤ τι τοιοῦτον.
[“uccelli” sono, semplicemente, tutte le creature alate; propriamente, però, sono “uccelli” quelli utili alla divinazione; da ciò definivano “uccello” anche ogni elemento teso alla divinazione, come uno starnuto o una palpitazione o simili.]

[55] Demetrius Cydones, Paraphrasis questionum summae theologicae Thomae Aquinae: De religione 95,3: Εἰ δὲ διὰ τῶν κινήσεων ἢ τῶν φωνῶν τῶν ὀρνίθων, ἢ ἄλλων τινῶν ζώων, ἢ πταρμῶν ἀνθρώπων ἢ παλμῶν μελῶν τινῶν ὅπερ κοινῶς οἰωνισμὸς καλεῖται.
[Eppure si definisce comunemente “presagio” anche quello che si ottiene dai movimenti o dalle voci degli uccelli, o da alcuni altri animali, o dagli starnuti degli uomini o da alcune palpitazioni degli arti.]

B
Gli starnuti che si fanno da mezzogiorno fino a mezzanotte sono di buon auspicio, e quelli da mezzanotte fino a mezzogiorno no.
[1] [Ar.] Probl. 33,11=962b: Διὰ τί οἱ μὲν ἀπὸ μέσων νυκτῶν ἄχρι μέσης ἡμέρας οὐκ ἀγαθοὶ πταρμοί, οἱ δὲ ἀπὸ μέσης ἡμέρας ἄχρι μέσων νυκτῶν;
[“Perché sono di buon auspicio gli starnuti che si fanno da mezzogiorno fino a mezzanotte, e non quelli da mezzanotte fino a mezzogiorno?”]

C
Uno starnuto fa passare il singhiozzo
[1] Plat. Symp. 189a: Ἐκδεξάμενον οὖν ἔφη εἰπεῖν τὸν Ἀριστοφάνη ὅτι Καὶ μάλ’ ἐπαύσατο, οὐ μέντοι πρίν γε τὸν πταρμὸν προσενεχθῆναι αὐτῇ, ὥστε με θαυμάζειν εἰ τὸ κόσμιον τοῦ σώματος ἐπιθυμεῖ τοιούτων ψόφων καὶ γαργαλισμῶν, οἷον καὶ ὁ πταρμός ἐστιν· πάνυ γὰρ εὐθὺς ἐπαύσατο, ἐπειδὴ αὐτῷ τὸν πταρμὸν προσήνεγκα.
[E Aristodemo raccontava che Aristofane rispose dicendo: “Sì mi è passato il singhiozzo, ma non prima di aver applicato uno starnuto; sicché mi fa meraviglia che il giusto ordinamento del corpo desideri questo tipo di rumori e solleticamenti quale è appunto lo starnuto, dato che, non appena lo ho applicato, il singhiozzo mi è passato immediatamente.]

[2] Hipp. aphor. 13: Ὑπὸ λυγμοῦ ἐχομένῳ πταρμοὶ ἐπιγενόμενοι λύουσι τὸν λυγμόν.
[a chi è affetto da singhiozzo gli starnuti eliminano il singhiozzo]

[3] [Ar.] Probl. 33,1 = 961b (≈ 33,5; 33,17): Διὰ τί ὁ πταρμὸς λυγμὸν μὲν παύει, ἐρυγμὸν δὲ οὐ παύει; ἢ διότι οὐ τοῦ αὐτοῦ τόπου τὸ πάθος ἑκάτερον, ἀλλ’ ὁ μὲν ἐρυγμὸς κοιλίας, ὁ δὲ λυγμὸς τοῦ περὶ τὸν πνεύμονα κατάψυξις καὶ ἀπεψία πνεύματος καὶ ὑγροῦ;
[Perché lo starnuto fa cessare il singhiozzo, ma non fa cessare il rutto? Forse perché ognuno di questi fenomeni riguarda parti diverse: il rutto viene dallo stomaco, mentre il singhiozzo dipende da un raffreddamento e da una mancata cozione di aria e umidità nella regione polmonare?]

[4] Plin. nat. 28,57: sternumenta et singultum [emendant]
[gli starnuti arrestano anche il singhiozzo]

[5] Cels. 2,8: Singultus sternumento finitur.
[il singhiozzo è arrestato da uno starnuto]

[6] Oribas. Synops. ad Eustathium filium 6,42,4: ὅταν δ’ ὑπὸ πληρώσεως ὑγρῶν γένηται λυγμός, βιαίας δεῖται κενώσεως· τοῦτο δ’ ὁ πταρμὸς ἐργάζεται· τοὺς δ’ ἐπὶ κενώσει λυγμοὺς οὐκ ἰᾶται πταρμός.
[nel caso in cui venga il singhiozzo da un eccesso di umidità, c’è bisogno di un forte svuotamento: a ciò è efficace uno starnuto; lo starnuto, tuttavia, non sana i singhiozzi secchi.]

[7] Marc. Emp. De medicamentis 17,45:
Si quis singultiens aceti scilliti cocleare plenum acceperit, statim singultire desinet. Idem praestat et aquae satis frigidae adsiduus gustatus et si quis spiritum introrsum reuocet et aliquamdiu contineat, similiter remediabitur, nec minus huic rei prodest sternumentum in tempore excitatum.
[Se uno che abbia il singhiozzo assuma un quarto di ciato pieno di aceto alla scilla, finirà immediatamente di singhiozzare. Stesso effetto hanno più sorsi di acqua piuttosto fredda, oppure trattenere e liberare il respiro, né minor giovamento ha uno starnuto provocato al bisogno.]

D
Uno starnuto fa passare il mal di testa
[1] Hipp. aff. 2: Ἢν ἐς τὴν κεφαλὴν ὀδύναι ἐμπέσωσι, τούτου τὴν κεφαλὴν ξυμφέρει διαθερμαίνειν λούοντα πολλῷ θερμῷ, καὶ πταρμὸν ποιέοντα φλέγμα καὶ μύξας ὑπεξάγειν.
[Nel caso in cui sopraggiungano dolori di testa, è utile surriscaldare la testa del paziente purificandolo con molto calore, e provocando uno starnuto espellere calore e muco.]

[2] Plin. nat. 20.237: [sinapi] sensus atque sternutamentis caput purgat
[la senape ravviva i sensi e la testa provocando starnuti]

[3] Plin. nat. 28,57: Sternumenta pinna gravedinem emendant.
[Gli starnuti provocati per mezzo di una piuma alleviano la pesantezza di testa]

[4] Scrib. Larg. 10,3 (ad capitis dolorem): quo tempore etiam sternutamentum concitare non alienum erit medicamento
[in quest’occasione anche provocare starnuti non è estraneo alla cura]

E
Uno starnuto allevia le doglie del parto
[1] Hipp. aphor. 35: Γυναικὶ ὑπὸ ὑστερικῶν ἐνοχλουμένῃ, ἢ δυστοκούσῃ, πταρμὸς ἐπιγινόμενος, ἀγαθόν.
[per una donna gravata dalle doglie, o con parto difficile, uno starnuto è un bene].

[2] Cels. 2,8,16: Quae locis laborat aut difficulter partum edit, sternumento leuatur.
[La partoriente in difficoltà è alleviata da uno starnuto]

F
Starnutire dopo l’atto sessuale impedisce il concepimento
[1] Plin. Nat. 7.42: sternuisse a coitu abortivum
[starnutire dopo l’atto sessuale impedisce il concepimento]

[2] Aul. Gell. N.A. 3,16,24: in eodem libro Plini Secundi verba haec scripta sunt: … sternuisse a coitu abortivum.
[Nello stesso libro di Plinio Secondo sta scritto: … starnutire dopo l’atto sessuale impedisce il concepimento]

G
È malaugurio ritirare il piatto dalla mensa quando uno vi abbia starnutito sopra, se non si mangia qualcosa subito dopo.
[1] Plin. nat. 28,26: sternumento revocari ferculum mensamve, si non postea gustetur aliquid, inter diras habetur.
[Si considera tra i segni di malaugurio ritirare un piatto o la mensa quando uno vi abbia starnutito sopra, se non si mangia qualcosa subito dopo].

Modern Sources

A
Castelli 1880,53-4.

Dorsa 1884,101: I Calabresi mantengono la formola antica, ed esclamano salute, viva!
Lombardi Satriani 1969,54: Quando un soldato starnuta mentre si è a concione, buon augurio.

Angarano 1973,58: Quando il bambino starnuta si suol dire come augurio: Santu, riccu, biecchiu,/ e bona fortuna/ lu Signuri mu ti duna.

DS, sternuto: Si afferma che lo sternuto di un ammalato promette bene sulla sua guarigione, e lo sternuto della domenica è proprio dei nati sotto la buona stella. Anche starnutire la notte di Natale, la notte di San Silvestro o a Capodanno è segno di buona fortuna; è segno d’infelicità e di sfortuna se si sternutisce durante lo sposalizio. Addirittura predice la morte entro l’anno della coppia degli sposi lo sternuto del sacerdote durante la cerimonia nuziale. […] È pure di cattivo auspicio lo sternuto fatto dopo il coito: fa abortire.

DSI, starnuto: Le superstizioni sullo starnuto sono diverse e spesso discordanti tra loro. […] Starnutire all’alba, salvo qualche eccezione locale, porta fortuna. […] A chi starnuta bisogna sempre rispondere, come scongiuro, salute o, come facevano nel Carpigiano, Dio t’aiuta o Felicità.

Niola,196: le credenze a riguardo cambiano da luogo a luogo. […] Largamente diffusa in Europa è anche la credenza che starnutire verso destra porti fortuna.

Petropoulos 1959,61-65: uno starnuto alla nascita è buon segno; cattivo segno se starnuta uno sposo nel giorno delle nozze.

D
Ostermann 1894,161.

Oral Tradition

A
Ab7,8,10-19,24; Cp7-11,14; Mo4-7,9,16,20; Pu8,12,27-30; Ba3-8,11-13,46-68; Ca2,5,8,41,46; Si27-38

D
Sa28-30; Ab10-14,24; Cp7,11; Mo3,4,6,14-16; Pu7,8,11,14,18; Ba4-6,46-68; Si23,25-30,33-35

Audio

Video

Other Cultures

→Taiwan (Taylor 1887,149): On hearing a sneeze one must at once return, no matter how near he may be to the end of his journey, as “of all things a sneeze is the most unlucky.” Even inside a dwelling, if one happens to sneeze, the rest mumble a charm, with the unction of the old Highland woman who places the tongs in the fire before going to milk the cow.
→Iran (Sykes 1901, 266-67): in Persia a single sneeze at the beginning of a journey is considered a bad omen.
→Iran (Sykes 1901,266): Persians believe that if they are desiring anything ardently and someone sneezes at that moment their wish is sure to be granted.
→ Germany (Pease 1911, 434): if one of the couple at a wedding sneezes during the ceremony the match will be unlucky; a child who sneezes before baptism will be clever; (SDF, sneezing): in Germany it is a bad luck to sneeze while putting on shoes; but to sneeze in conversation means that the last statement was true.
→New Guinea (SDF, sneezing): In New Guinea the people wish health and prosperity to the chief when he sneezes. The Koita of British New Guinea believe that sneezing in sleep is a sign that the soul has come back to the body.
→Africa (SDF, sneezing): The Zulus return thanks when they sneeze. […] Among the Tonga sneezing before a journey is a bad sign.
→India (SDF, sneezing): The Hindus believe sneezes have to do with spirits entering ir leaving by way of the nose. It is unlucky to sneeze at the threshold of a house, and a person who hears somebody sneeze while he is beginning work has to stop and begin all over again.
→GB (Simpson-Roud 2000, sneeze): The belief that a sneeze should be answered by others with a verbal blessing or salutation such as “Bless you!” is, as far as we can tell, almost universal, and old enough to be quoted by many classical writers. A widespread rhyme distinguishes the days of the week […]. Alternatively, it is the number of sneezes which matter: once a kiss, twice a wish, three times a letter, four times better; or, once is lucky, twice unlucky.

Documents

Reviews

Be the first to review “Sneeze ∙ Starnuto”

Your email address will not be published. Required fields are marked *