Aulòs
L’aulòs, insieme con la lira, è lo strumento più rappresentativo del panorama musicale della Grecia antica, connesso con svariate forme di esecuzioni e di contesti (poesia elegiaca, riti – a cui si associa talora il suo effetto catartico –, lirica corale, dramma, canti di lavoro, lutto). L’attribuzione di caratteristiche inquietanti e destabilizzanti al suono di questo strumento, sovente associate con capacità seduttive ed incantatorie connesse con la sua versatilità mimetica, lo rende estraneo alla paideia. L’aulòs è talora connotato eroticamente, come è possibile riscontrare, peraltro, dalle caratteristiche attribuite nella commedia ai suoi esecutori (auletài e, in particolare, auletrìdes, queste ultime associate col simposio). Sebbene sussistano dubbi sul tipo di performance ad essa connessa, risulta attestata anche la pratica della synaulìa, già oscura in età romana.
Together with the lyre, the aulos was the most important musical instrument in ancient Greece. Its presence characterized many genres and contexts (elegiac poetry, rites – in some of them the aulos had cathartic effects –, choral lyric, drama, work songs, mourning). Its sounds were considered disquieting and upsetting on the one hand, and also seductive and enchanting on the other, for the aulos had a considerable mimetic versatility. These features put it far from paideia. Sometimes the aulos has erotic connotations, as it appears especially in comedy, where aulos players – both men (auletài) and women (auletrides), the latter especially in the symposium – have strong connections with eros. Sources also attest synaulia, although there are doubts concerning its performance. Such a practice was already obscure in Roman times.
Auctores
(A)
Caratteristiche
Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Ol. 10.84, Nem. 5.38; Sapph.
Vissuta nell’isola di Lesbo oltre 2.500 anni fa, Saffo fu a capo di un tiaso, una sorta di collegio in cui venivano educate le fanciulle in vista de…
More > fr. 58b.11 Neri (κάλαμος, ‘canna’).
Poll. 4.71, αὐλοτρύπης, ‘foratore di aulòi’.
Hor. Ars Poet. 202-203
tibia … tenuis simplexque foramine pauco.
Una tibia sottile e semplice, con pochi fori.
Athen. 14.631e
τὸ δὲ παλαιὸν ἐτηρεῖτο περὶ τὴν μουσικὴν τὸ καλὸν καὶ πάντ’ εἶχε κατὰ τὴν τέχνην τὸν οἰκεῖον αὑτοῖς κόσμον. διόπερ ἦσαν ἴδιοι καθ’ ἑκάστην ἁρμονίαν αὐλοὶ καὶ ἑκάστοις αὐλητῶν ὑπῆρχον αὐλοὶ ἑκάστῃ ἁρμονίᾳ πρόσφοροι ἐν τοῖς ἀγῶσι. Πρόνομος δ’ ὁ Θηβαῖος πρῶτος ηὔλησεν ἀπὸ τῶν αὐτῶν <πάσας> τὰς ἁρμονίας.
Una volta nella musica si manteneva il bello e tutto aveva nell’arte il decoro appropriato. Cosí per ogni tipo di scala c’erano auli particolari e in occasione delle competizioni ogni auleta aveva a disposizione auli adatti ai singoli modi; Pronomo di Tebe fu il primo a suonare sui medesimi auli tutti i tipi di scale (trad. L. Citelli).
Paus. 9.12.5
ἀνδριάς τέ ἐστι Προνόμου ἀνδρὸς αὐλήσαντος ἐπαγωγότατα ἐς τοὺς πολλούς. τέως μέν γε ἰδέας αὐλῶν τρεῖς ἐκτῶντο οἱ αὐληταὶ καὶ τοῖς μὲν αὔλημα ηὔλουν τὸ Δώριον, διάφοροι δὲ αὐτοῖς ἐς ἁρμονίαν τὴν Φρύγιον ἐπεποίηντο οἱ αὐλοί, τὸ δὲ καλούμενον Λύδιον ἐν αὐλοῖς ηὐλεῖτο ἀλλοίοις· Πρόνομος δὲ ἦν ὃς πρῶτος ἐπενόησεν αὐλοὺς ἐς ἅπαν ἁρμονίας εἶδος ἔχοντας ἐπιτηδείως, πρῶτος δὲ διάφορα ἐς τοσοῦτο μέλη ἐπ’ αὐλοῖς ηὔλησε τοῖς αὐτοῖς.
C’è una statua di un uomo, Pronomo, che suonava l’aulòs in maniera tale da affascinare le masse. Fino ad allora gli auleti disponevano di tre tipi di aulòi: con un tipo suonavano arie doriche; per l’armonia frigia venivano realizzati aulòi diversi e per la cosiddetta tonalità lidia suonavano con aulòi ancora differenti. Pronomo fu il primo che inventò un aulòs adatto a ogni tipo di armonia e fu il primo che suonò con lo stesso aulòs melodie di generi quanto mai diversi (trad. M. Moggi, con alcune modifiche).
Ps.-Plut. De mus. 1141c
Λᾶσος δ’ ὁ Ἑρμιονεὺς (fr. A 10 del Grande) εἰς τὴν διθυραμβικὴν ἀγωγὴν μεταστήσας τοὺς ῥυθμούς, καὶ τῇ τῶν αὐλῶν πολυφωνίᾳ κατακολουθήσας, πλείοσί τε φθόγγοις καὶ διερριμμένοις χρησάμενος, εἰς μετάθεσιν τὴν προϋπάρχουσαν ἤγαγε μουσικήν.
Ma Laso di Ermione, adattando i ritmi al movimento del ditirambo, prendendo a modello l’ampia gamma di suoni dell’aulo e utilizzando un numero maggiore di note disseminate lungo la scala, rivoluzionò la musica precedente (trad. L. Citelli).
Schol. Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Ol. 13.26
ἔστησε δὲ αὐτὸν (scil. τὸν διθύραμβον) πρῶτος Ἀρίων ὁ Μηθυμναῖος, εἶτα Λάσος ὁ Ἑρμιονεύς.
Istituirono (il ditirambo) per primo Arione di Metimna, e dopo Laso di Hermione.
(B)
Aulòs e poesia: elegia, guerra e simposio; ditirambo
Theogn. 239-243(…) θοίνῃς δὲ καὶ εἰλαπίνῃσι παρέσσῃ/ ἐν πάσαις πολλῶν κείμενος ἐν στόμασιν,/ καί σε σὺν αὐλίσκοισι λιγυφθόγγοις νέοι ἄνδρες/ εὐκόσμως ἐρατοὶ καλά τε καὶ λιγέα/ ἄισονται (…).
Sarai presente a tutte le feste e a tutti i banchetti posando sulle labbra di molti: te celebreranno al suono degli auli piccoli d’acuta nota giovani seducenti nell’armonia di melodiose canzoni.
531-534
Αἰεί μοι φίλον ἦτορ ἰαίνεται, ὁππότ’ ἀκούσω /αὐλῶν φθεγγομένων ἱμερόεσσαν ὄπα. /χαίρω δ’ εὖ πίνων καὶ ὑπ’ αὐλητῆρος ἀκούων,/ χαίρω δ’ εὔφθογγον χερσὶ λύρην ὀχέων.
Si allieta il mio cuore ogni volta che ascolto la voce suadente degli auli sonori. Mi piace bere forte e cantare al suono dell’auleta e mi piace reggere fra le mani la lira melodiosa (trad. F. Ferrari, con leggere modifiche).
Paus. 10.7.5
καὶ αὐλῳδίαν <τό>τε κατέλυσαν, καταγνόντες οὐκ εἶναι τὸ ἄκουσμα εὔφημον· ἡ γὰρ αὐλῳδία μέλη τε ἦν αὐλῶν τὰ σκυθρωπότατα καὶ ἐλεγεῖα [θρῆνοι] προσᾳδόμενα τοῖς αὐλοῖς.
Inoltre eliminarono l’aulodia rimproverandole il difetto di non essere di buon auspicio. Infatti l’aulodia era costituita da melodie di aulòi le più melanconiche, e da elegie cantate al suono degli aulòi (trad. S. Rizzo, con leggere modifiche).
Thuc. 5.70
Καὶ μετὰ ταῦτα ἡ ξύνοδος ἦν, Ἀργεῖοι μὲν καὶ οἱ ξύμμαχοι ἐντόνως καὶ ὀργῇ χωροῦντες, Λακεδαιμόνιοι δὲ βραδέως καὶ ὑπὸ αὐλητῶν πολλῶν ὁμοῦ ἐγκαθεστώτων, οὐ τοῦ θείου χάριν, ἀλλ’ ἵνα ὁμαλῶς μετὰ ῥυθμοῦ βαίνοντες προσέλθοιεν καὶ μὴ διασπασθείη αὐτοῖς ἡ τάξις, ὅπερ φιλεῖ τὰ μεγάλα στρατόπεδα ἐν ταῖς προσόδοις ποιεῖν.
Dopo di ciò avvenne lo scontro, gli Argivi e gli alleati avanzando con impeto e con furore, i Lacedemoni lentamente e al suono di molti auleti, che secondo la tradizione erano stati schierati in mezzo a loro, non per seguire un rito, ma perché i soldati camminassero in modo uniforme e a tempo e lo schieramento non si scompaginasse, come fanno di solito i grandi eserciti quando si scontrano (trad. F. Ferrari, leggermente modificata).
Pol. 4.20.6-7;
οὐδὲ τοὺς παλαιοὺς Κρητῶν καὶ Λακεδαιμονίων αὐλὸν καὶ ῥυθμὸν εἰς τὸν πόλεμον ἀντὶ σάλπιγγος εἰκῇ νομιστέον εἰσαγαγεῖν, οὐδὲ τοὺς πρώτους Ἀρκάδων εἰς τὴν ὅλην πολιτείαν τὴν μουσικὴν παραλαβεῖν ἐπὶ τοσοῦτον ὥστε μὴ μόνον παισὶν οὖσιν, ἀλλὰ καὶ νεανίσκοις γενομένοις ἕως τριάκοντ’ ἐτῶν κατ’ ἀνάγκην σύντροφον ποιεῖν αὐτήν, τἄλλα τοῖς βίοις ὄντας αὐστηροτάτους.
Nè si deve credere che per caso gli antichi Cretesi e Spartani abbiano introdotto in guerra l’aulòs e il ritmo al posto della salpinx, o i primi Arcadi accolto la musica in tutti gli aspetti della vita del cittadino, fino al punto di farne, per obbligo, la compagna non solo del fanciulli, ma anche dei giovani fino a trent’anni, pur essendo per il resto assai austeri nel modo di vivere (trad. M. Mari, con leggere modifiche).
Strab. 10.4.20
… μετὰ αὐλοῦ καὶ λύρας εἰς μάχην ἐν ῥυθμῷ …
Con aulòs e lira in battaglia, a ritmo.
Soph.
Sofocle (497-405 a.C.) è l’autore di alcuni dei drammi antichi più imitati e ripresi nella tradizione occidentale, forse anche pe…
More > Aj. 1199-1202, ἐκεῖνος οὐ στεφάνων οὔτε βαθειᾶν/ κυλίκων νεῖμεν ἐμοὶ τέρψιν ὁμιλεῖν/ οὔτε γλυκὺν αὐλῶν ὄτοβον, δύσμορος,/ οὔτ’ ἐννυχίαν τέρψιν ἰαύειν.
Egli né di ghirlande né di calici profondi mi concesse di condividere la gioia, né il soave suono degli aulòi, né, sciagurato, di godere la dolcezza del sonno notturno (trad. M.P. Pattoni, con leggere modifiche).
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Vesp. 1219, αὑλητρὶς ἐνεφύσησεν, l’auletrìs ha appena soffiato nello strumento;
1476,1477, ὁ γὰρ γέρων, ὡς ἔπιε διὰ πολλοῦ χρόνου/ ἤκουσέ τ’ αὐλοῦ…
E infatti il vecchio, poiché bevve a lungo e ascoltò l’aulòs…
Xen. Symp. 2.1-2
Ὡς δ’ ἀφῃρέθησαν αἱ τράπεζαι καὶ ἔσπεισάν τε καὶ ἐπαιάνισαν, ἔρχεται αὐτοῖς ἐπὶ κῶμον Συρακόσιός τις ἄνθρωπος, ἔχων τε αὐλητρίδα ἀγαθὴν καὶ ὀρχηστρίδα τῶν τὰ θαύματα δυναμένων ποιεῖν, καὶ παῖδα πάνυ γε ὡραῖον καὶ πάνυ καλῶς κιθαρίζοντα καὶ ὀρχούμενον. ταῦτα δὲ καὶ ἐπιδεικνὺς ὡς ἐν θαύματι ἀργύριον ἐλάμβανεν. ἐπεὶ δὲ αὐτοῖς ἡ αὐλητρὶς μὲν ηὔλησεν, ὁ δὲ παῖς ἐκιθάρισε, καὶ ἐδόκουν μάλα ἀμφότεροι ἱκανῶς εὐφραίνειν ….
Quando le mense furono rimosse, ed ebbero versato libagioni ed intonato il peana, giunse presso di loro per intrattenerli un siracusano, che portava con sé una valente auletrìs, una danzatrice – una di quelle in grado di esibirsi nel modo più strabiliante – e un giovane, di bell’aspetto e versato sia nel suonare la lira, sia nella danza. Esibendo tali artisti, l’uomo riscuoteva stupefacenti guadagni. E dopo che l’auletrìs ebbe suonato per loro, e che il ragazzo si esibì con la lira, e sembrava che entrambi li avessero allietati in buona misura (…).
3.1-2
Ἐκ δὲ τούτου συνηρμοσμένῃ τῇ λύρᾳ πρὸς τὸν αὐλὸν ἐκιθάρισεν ὁ παῖς καὶ ᾖσεν. ἔνθα δὴ ἐπῄνεσαν μὲν ἅπαντες· ὁ δὲ Χαρμίδης καὶ εἶπεν· Ἀλλ’ ἐμοὶ μὲν δοκεῖ, ὦ ἄνδρες, ὥσπερ Σωκράτης ἔφη τὸν οἶνον, οὕτως καὶ αὕτη ἡ κρᾶσις τῶν τε παίδων τῆς ὥρας καὶ τῶν φθόγγων τὰς μὲν λύπας κοιμίζειν, τὴν δ’ ἀφροδίτην ἐγείρειν. ἐκ τούτου δὲ πάλιν εἶπεν ὁ Σωκράτης· Οὗτοι μὲν δή, ὦ ἄνδρες, ἱκανοὶ τέρπειν ἡμᾶς φαίνονται· ἡμεῖς δὲ τούτων οἶδ’ ὅτι πολὺ βελτίονες οἰόμεθα εἶναι· οὐκ αἰσχρὸν οὖν εἰ μήδ’ ἐπιχειρήσομεν συνόντες ὠφελεῖν τι ἢ εὐφραίνειν ἀλλήλους;
E dopo ciò il ragazzo, accordata la lira all’aulòs, la suonò e cantò. In seguito a ciò, tutti applaudirono, e Carmide, rivolgendosi a tutti i convitati, disse: “ma a me sembra, come diceva Socrate del vino, che così anche questa mescolanza della bellezza dei giovani e dei suoni che essi producono porti via gli affanni e desti il desiderio erotico”. Dopo queste parole Socrate intervenne di nuovo: “questi artisti mi sembrano competenti nel darci piacere, ma so che noi crediamo di essere molto più bravi di loro. Dunque non sarebbe vergognoso se non tentassimo di giovare o di dare piacere l’uno all’altro, visto che siamo riuniti insieme?”.
7.5
εἰ δὲ ὀρχοῖντο πρὸς τὸν αὐλὸν σχήματα ἐν οἷς Χάριτές τε καὶ Ὧραι καὶ Νύμφαι γράφονται, πολὺ ἂν οἶμαι αὐτούς γε ῥᾷον διάγειν καὶ τὸ συμπόσιον πολὺ ἐπιχαριτώτερον εἶναι.
Se danzassero al suono dell’aulòs esprimendosi negli atteggiamenti in cui le Cariti, le Stagioni e le Ninfe sono rappresentate nell’arte, credo che costoro trascorrerebbero il tempo più confortevolmente e che il simposio sarebbe molto più piacevole.
9.3
ἐκ τούτου πρῶτον μὲν ἡ Ἀριάδνη ὡς νύμφη κεκοσμημένη παρῆλθε καὶ ἐκαθέζετο ἐπὶ τοῦ θρόνου. οὔπω δὲ φαινομένου τοῦ Διονύσου ηὐλεῖτο ὁ βακχεῖος ῥυθμός. ἔνθα δὴ ἠγάσθησαν τὸν ὀρχηστοδιδάσκαλον. εὐθὺς μὲν γὰρ ἡ Ἀριάδνη ἀκούσασα τοιοῦτόν τι ἐποίησεν ὡς πᾶς ἂν ἔγνω ὅτι ἀσμένη ἤκουσε.
Dopo questa presentazione, dapprima si presentò Arianna, adorna come una sposa, e sedette sul trono. Il ritmo bacchico risuonava con l’aulòs quando ancora Dioniso non era apparso. E così gli spettatori provarono ammirazione per il maestro della danza. Subito, infatti, Arianna, all’udire tale musica, reagì in maniera del tutto corrispondente alle aspettative del pubblico: era come se ciascuno sapesse già che godeva nell’ascoltare.
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > Quaest. Conv. 713 a-d
τὸν δ’ αὐλὸν οὐδὲ βουλομένοις ἀπώσασθαι τῆς τραπέζης ἔστιν· | αἱ γὰρ σπονδαὶ ποθοῦσιν αὐτὸν ἅμα τῷ στεφάνῳ καὶ συνεπιφθέγγεται τῷ παιᾶνι τὸ θεῖον, εἶτ’ ἀπελίγανε καὶ διεξῆλθε τῶν ὤτων καταχεόμενος φωνὴν ἡδεῖαν ἄχρι τῆς ψυχῆς ποιοῦσαν γαλήνην· ὥστ’, εἴ τι τῶν ἀσηρῶν καὶ πεφροντισμένων ὁ ἄκρατος οὐκ ἐξέσεισεν οὐδὲ διέλυσεν, τοῦτο τῇ χάριτι καὶ πραότητι τοῦ μέλους ὑποκατακλινόμενον ἡσυχάζειν, ἄν γε δὴ καὶ αὐτὸς τὸ μέτριον διαφυλάττῃ μὴ παθαινόμενος μηδ’ ἀνασοβῶν καὶ παρεξιστὰς βόμβυξι καὶ πολυχορδίαις τὴν διάνοιαν ὑγρὰν ὑπὸ τῆς μέθης καὶ ἀκροσφαλῆ γεγενημένην· ὡς γὰρ τὰ θρέμματα λόγου μὲν οὐ συνίησιν διάνοιαν ἔχοντος, σιγμοῖς δὲ καὶ ποππυσμοῖς ἐμμελέσιν ἢ σύριγξιν καὶ στρόμβοις ἐγείρουσι καὶ κατευνάζουσι [καὶ] πάλιν οἱ νέμοντες, οὕτως, ὅσον ἔνεστι τῇ ψυχῇ φορβαδικὸν καὶ ἀγελαῖον καὶ ἀξύνετον λόγου καὶ ἀνήκοον, μέλεσι καὶ ῥυθμοῖς ἐπιψάλλοντες καὶ καταυλοῦντες εὖ τίθενται καὶ καταπραΰνουσιν. οὐ μὴν ἀλλ’ εἰ <δεῖ> τό γ’ ἐμοὶ φαινόμενον εἰπεῖν, οὔτ’ ἂν αὐλοῦ ποτε καθ’ αὑτὸν οὔτε λύρας μέλει χωρὶς λόγου καὶ ᾠδῆς ἐπιτρέψαιμι τὸ συμπόσιον ὥσπερ ῥεύματι φέρειν ὑπολαμβάνοντι· δεῖ γὰρ οὕτως ἐθίζειν καὶ σπουδάζοντας <καὶ παίζοντας>, ὥστε καὶ τὰς ἡδονὰς ἐκ λόγου λαμβάνειν καὶ τὰς διατριβὰς ἐν λόγῳ ποιεῖσθαι, τὸ δὲ μέλος καὶ τὸν ῥυθμὸν ὥσπερ ὄψον ἐπὶ τῷ λόγῳ καὶ μὴ καθ’ αὑτὰ προσφέρεσθαι μηδὲ λιχνεύειν. ὡς γὰρ ἡδονὴν ἐν οἴνῳ καὶ ὄψῳ τῇ χρείᾳ τῆς τροφῆς συνεισιοῦσαν οὐδεὶς ἀπωθεῖται, τὴν δ’ ἐπὶ τοῖς μύροις οὐκ ἀναγκαίαν καὶ περίεργον οὖσαν ὁ Σωκράτης ἐπὶ κόρρης ῥαπίζων ἐξέβαλλεν (Xen. Symp. 2.3), οὕτω ψαλτηρίου φωνῆς καὶ αὐτοῦ καθ’ ἑαυτὴν τὰ ὦτα κοπτούσης μὴ ὑπακούωμεν, ἂν δ’ ἕπηται μετὰ λόγου καὶ ᾠδῆς ἑστιῶσα καὶ τέρπουσα τὸν ἐν ἡμῖν λόγον, εἰσάγωμεν, οἰόμενοι καὶ τὸν Μαρσύαν ἐκεῖνον ὑπὸ τοῦ θεοῦ κολασθῆναι, ὅτι φορβειᾷ καὶ αὐλοῖς ἐπιστομίσας ἑαυτὸν ἐτόλμησεν ψιλῷ μέλει διαγωνίζεσθαι πρὸς ᾠδὴν καὶ κιθάραν. μόνον’ ἔφην ‘σκοπῶμεν, ὅπως συμπόταις διὰ λόγου καὶ φιλοσοφίας ἀλλήλους εὐφραίνειν δυναμένοις μηδὲν ἐπάξομεν τοιοῦτον θύραθεν, ὃ κώλυμα διαγωγῆς μᾶλλον ἢ διαγωγή τις ἔσται. οὐ γὰρ μόνον ὅσοι τὴν σωτηρίαν οἴκοι καὶ παρ’ αὑτῶν ἔχοντες
’ἄλλην θέλουσιν εἰσαγώγιμον λαβεῖν,’
ὡς Εὐριπίδης (fr. 984) εἶπεν, ἀβέλτεροί εἰσιν, ἀλλὰ καὶ ὅσοι, πολλῆς ἐν αὐτοῖς εὐφροσύνης καὶ θυμηδίας παρούσης, ἔξωθεν ἐπάγειν τὰ τέρποντα φιλοτιμοῦνται.
L’aulo? Neppure volendolo è possibile bandirlo dalla tavola. Non può mancare nelle libagioni insieme alle corone e arricchisce il peana di una nota di sacralità con il suo accompagnamento; e poi la musica acuta che produce penetra attraverso le nostre orecchie, versando sin nel profondo dell’anima una dolce armonia, capace di rasserenare e calmare. Così, se mai rimane qualcosa che genera disgusto o preoccupazione, che il vino puro non ha scrollato via e non ha stemperato, anche questo si placa, cedendo alla grazia e alla dolcezza della musica; a patto che essa si mantenga entro i limiti, evitando di essere appassionata, di eccitare e sconvolgere con suoni gravi e con gran numero di accordi la mente già infiacchita dal vino e vacillante. Come gli animali del gregge non comprendono le parole nel loro significato, ma rispondono ai fischi, agli schiocchi della lingua, a particolari voci, oppure al suono delle zampogne e a quello delle conchiglie, quando vi si soffia dentro (in questo modo i pastori li fanno uscire al pascolo e li riportano all’ovile), così quanto di animalesco, di gregario, di ottuso e sordo alla ragione forma il “gregge” della nostra anima risponde al richiamo dei musici, che lo ammansiscono e lo incantano con arie e ritmi, accompagnandosi con la lira e con l’aulo. E tuttavia, se posso esprimere chiaramente il mio pensiero, non affiderei mai il simposio alla musica né dell’aulo da solo, né della lira senza accompagnamento di parole e canto, come a una corrente che, sollevandolo, lo trascina. Bisogna, infatti, abituarci, sia quando siamo seri sia quando scherziamo, a trarre i nostri piaceri dalla conversazione, a fare della conversazione l’intrattenimento essenziale, a gustare la musica e i ritmi non di per se stessi, come piatto principale, ma come pietanze di contorno a quella. Nessuno disdegna il piacere di mangiare e di bere, perché è associato al bisogno di nutrirsi, ma un piacere superfluo e raffinato come quello dei profumi è stato rifiutato da Socrate, che lo respinse con un buffetto sulla guancia (Xen. Symp. 2.3). Così, evitiamo di ascoltare il suono del salterio e dell’aulo, quando colpisce le orecchie da solo, ma accogliamolo se fa da accompagnamento alla parola e al canto, per arricchire e rallegrare la nostra conversazione; pensiamo a quel famoso Marsia che fu punito dal dio, poiché, indossata la museruola e portate alla bocca le canne dell’aulo, osò gareggiare con la nuda musica contro il canto accompagnato dalla cetra. Solo, proseguii, badiamo a non introdurre niente del genere in un simposio i cui convitati hanno il dono di rallegrarsi l’un l’altro con la conversazione e la filosofia, perché sarebbe un ostacolo al divertimento più che un divertimento esso stesso. Si comportano da sciocchi, infatti, non solo tutti quelli che, avendo a casa e a portata di mano la salvezza, “vogliono procurarsene un’altra d’importazione”, come dice EuripideNonostante Euripide abbia la fama – già presso gli antichi – di tragediografo ‘degli umili’ o degli “eroi coperti di strac…
More > (fr. 984 K.), ma anche quelli che cercano a tutti i costi di far entrare dall’esterno i divertimenti, quando c’è già in mezzo a loro tanta festosità e gioia (trad. A. Montalbano, con lievi modifiche).
Schol. in Aeschin. in Tim. 10
ἐν δὲ τοῖς χοροῖς τοῖς κυκλίοις μέσος ἵσταται αὐλητής.
Nei cori con conformazione ad anello (scil. i cori ditirambici) l’auleta sta in posizione centrale.
(C)
Aulòs in riti e sacrifici. Lo spondeion melos
Alc
Nacque in una famiglia aristocratica di Militene, in un periodo di lotte continue tra gli aristocratici che volevano co…
More >. fr. 307 V. ap. Ps.-Plut. De mus. 14.1135f
δῆλον δ’ ἐκ τῶν χορῶν καὶ τῶν θυσιῶν ἃς προσῆγον μετ’ αὐλῶν τῷ θεῷ, καθάπερ ἄλλοι τε καὶ Ἀλκαῖος ἔν τινι τῶν ὕμνων ἱστορεῖ.
Lo dimostrano (scil. che Apollo inventò sia l’auletica, sia la citaristica) i cori e i sacrifici che gli venivano offerti (scil. ad Apollo) con l’accompagnamento di auli, come, tra gli altri, racconta anche Alceo
Nacque in una famiglia aristocratica di Militene, in un periodo di lotte continue tra gli aristocratici che volevano co…
More > in uno dei suoi inni (trad. L. Citelli).
Ps.-Plut. De mus. 1132c = Heraclid. Pont. T109 Schütrumpf
ὁμοίως δὲ Τερπάνδρῳ Κλονᾶν, τὸν πρῶτον συστησάμενον τοὺς αὐλῳδικοὺς νόμους καὶ τὰ προσόδια, ἐλεγείων τε καὶ ἐπῶν ποιητὴν γεγονέναι, καὶ Πολύμνηστον τὸν Κολοφώνιον τὸν μετὰ τοῦτον γενόμενον τοῖς αὐτοῖς χρήσασθαι ποιήμασιν.
Stando sempre ad Eraclide, Clona, che fu il primo compositore di nòmoi aulodici e di canti processionali, fu anche lui, come Terpandro, autore di versi elegiaci ed epici, e pure Polimnesto di Colofone, che visse in età succesiva, si dedicò agli stessi generi poetici (trad. L. Citelli).
Proclus
Proclo Licio Diadoco (412-485): filosofo e matematico greco padre del neoplatonismo….
More >, Chrest. (Epit.) 40
ἐλέγετο δὲ τὸ προσόδιον ἐπειδὰν προσίωσι τοῖς βομοῖς ἢ ναοῖς, καὶ ἐν τῷ προσιέναι ᾔδετο πρὸς αὐλόν. ὁ δὲ κυρίως ὕμνος πρὸς κιθάραν ᾔδετο ἑστώτων.
Il prosodio si intonava quando andavano in processione agli altari o ai templi e nel corso
Raffaele Corso (1885-1965) fu titolare della cattedra di etnografia all’Istituto Orientale di Napoli. Aveva iniziato studi giuridic…
More > della processione si cantava con l’accompagnamento dell’aulòs; ma l’inno proprimente si cantava, stando fermi, con l’accompagnamento della cetra (trad. D. Ferrante).
Ps.-Plut. De mus. 1135a,
τιθέασι γὰρ τούτων πρῶτον τὸ Σπονδεῖον, ἐν ᾧ οὐδεμία τῶν διαιρέσεων τὸ ἴδιον ἐμφαίνει …
Tra queste (scil. tra le composizioni enarmoniche di Olimpo) si pone anzitutto lo spondeo, in cui nessuno dei tre generi mostra il suo carattere distintivo…(trad. L. Citelli)
Ps.-Plut. De mus. 1137b-c
Ὅτι δ’ οἱ παλαιοὶ οὐ δι’ ἄγνοιαν ἀπείχοντο τῆς τρίτης ἐν τῷ σπονδειάζοντι τρόπῳ, φανερὸν ποιεῖ ἡ ἐν
τῇ κρούσει γινομένη χρῆσις· οὐ γὰρ ἄν ποτ’ αὐτῇ πρὸς τὴν παρυπάτην κεχρῆσθαι συμφώνως, μὴ γνωρίζοντας τὴν χρῆσιν, ἀλλὰ δῆλον ὅτι τὸ τοῦ ἤθους κάλλος, ὃ γίγνεται ἐν τῷ σπονδειακῷ τρόπῳ διὰ τὴν τῆς τρίτης ἐξαίρεσιν, τοῦτ’ ἦν τὸ τὴν αἴσθησιν αὐτῶν ἐπάγον ἐπὶ τὸ διαβιβάζειν τὸ μέλος ἐπὶ τὴν παρανήτην. Ὁ αὐτὸς δὲ λόγος καὶ περὶ τῆς νήτης· καὶ γὰρ ταύτῃ κατὰ μὲν τὴν κροῦσιν ἐχρῶντο, καὶ πρὸς παρανήτην διαφώνως καὶ πρὸς μέσην συμφώνως· κατὰ δὲ τὸ μέλος οὐκ ἐφαίνετο αὐτοῖς οἰκεία εἶναι τῷ σπονδειακῷ τρόπῳ.
Non è certo per ignoranza che gli antichi si astenevano dalla trite nelle arie degli spondei, e lo dimostra chiaramente il fatto che la utilizzavano nell’accompagnamento: di sicuro non l’avrebbero mai impiegata in consonanza con la parhypate se ne avessero ignorato l’uso, mentre, al contrario, è evidente che era quel carattere di nobile bellezza che si produceva nelle arie degli spondei con la soppressione della trite, a indurre la loro sensibilità a far passare direttamente la melodia alla paranete. Lo stesso discorso vale anche per la nete: la usavano per l’accompagnamento, in dissonanza con la paranete e in consonanza con la mese, ma nella melodia non sembrava loro adattarsi allo stile degli spondei (trad. L. Citelli).
Iamb. VP 112
λέγεται δὲ καὶ ἐπὶ τῶν ἔργων Πυθαγόρας μὲν σπονδειακῷ ποτὲ μέλει διὰ τοῦ αὐλητοῦ κατασβέσαι τοῦ Ταυρομενίτου μειρακίου μεθύοντος τὴν λύσσαν, νύκτωρ ἐπικωμάζοντος ἐρωμένῃ παρὰ ἀντεραστοῦ πυλῶνι, ἐμπιπράναι μέλλοντος· ἐξήπτετο γὰρ καὶ ἀνεζωπυρεῖτο ὑπὸ τοῦ Φρυγίου αὐλήματος. ὃ δὴ κατέπαυσε τάχιστα ὁ Πυθαγόρας. ἐτύγχανε δὲ αὐτὸς ἀστρονομούμενος ἀωρί· καὶ τὴν εἰς τὸν σπονδειακὸν μεταβολὴν ὑπέθετο τῷ αὐλητῇ, δι’ ἧς ἀμελλητὶ κατασταλὲν κοσμίως οἴκαδε ἀπηλλάγη τὸ μειράκιον, πρὸ βραχέος μηδ’ ἐφ’ ὅσον οὖν ἀνασχόμενον μηδ’ ἁπλῶς ὑπομεῖναν νουθεσίας ἐπιβολὴν παρ’ αὐτοῦ, πρὸς δὲ καὶ ἐμπλήκτως ἀποσκορακίσαν τὴν τοῦ Πυθαγόρου συντυχίαν.
Si racconta poi che una volta Pitagora, che in quel momento era dedito alle sue occupazioni, fosse riuscito a placare, grazie a un’aria solenne di quelle in uso in occasione delle libagioni fatta eseguire dall’auleta, la furia del giovane ubriaco di Tauromenio. Questi impazzava nottetempo per la sua amata e stava per appiccare il fuoco alla porta di casa di un rivale in amore; era stato infatti eccitato da una melodia frigia per aulòs. Pitagora dunque, che era intento, nel pieno della notte, agli studi di astronomia, ordinando all’auleta di passare al ritmo delle arie da libagione fece sì che subito smettesse. In virtù di ciò il giovane immediatamente si placò e si allontanò verso casa in tutta compostezza, laddove in precedenza non riusciva a dominarsi nemmeno un po’e non aveva assolutamente tollerato il tentativo di Pitagora di correggere il suo atteggiamento, anzi, aveva mandato sconsideratamente alla malora l’incontro con lui (trad. M. Giangiulio, con leggere modifiche).
Cic. De suis consiliis fr. 2 Orelli [vol. IV, p. 992] apud Augustin., Contra Iulianum Pelag. V 5, 23
alcuni giovani, ubriachi ed ulteriormente eccitati dal suono delle tibiae (vinolenti adulescentes tibiarum etiam cantu, ut fit, instincti), sfondarono la porta di casa di una donna onesta. Pitagora, che assistette ai fatti, ordinò alla suonatrice di intonare una melodia spondaica (admonuisse tibicinam ut spondeum caneret Pythagoras dicitur), che esercitò un effetto calmante sulla loro furia insensata grazie alla sua lentezza e alla gravità (tarditate modorum et gravitate canentis illorum furentem petulantiam consedisse) .
Philodem. De Mus. III (?), pap. Herc. 1576 fr. 1, p. 122 van Krevelen (= pp. 57-58 Kemke, rr. 16 ss.), Πυθάγοραν δὲ…| προ]αγωγότερον…|…οντων καλῆ[σαι τὴν | αὐλ]ητρίδα ν[εανίσκοις |…ναν…πα…|…ους τὸ σπ[ονδεῖον …|… καὶ τοῦτον.
Pitagora allora chiamò la suonatrice di aulòs … che corrompeva alquanto i giovani…la melodia spondaica…e questo…
Quintilian. Inst. Or. I 10, 32 (ed. M. Winterbottom)
nam et Pythagoran accepimus concitatos ad vim pudicae domui adferendam iuvenes iussa mutare in spondium modos tibicina composuisse
sappiamo, infatti, anche che Pitagora, dopo aver ordinato ad una suonatrice di tibiae di mutare le sue melodie secondo il ritmo spondaico, placò alcuni giovani, impetuosi fino al punto di recare offesa ad una dimora onorata.
Sext. Emp. Adv. Math. 6.8 (edd. H. Mutschmann – J. Mau)
ὁ γοῦν Πυθαγόρας μειράκια ὑπὸ μέθης ἐκβεβακχευμένα ποτὲ θεασάμενος ὡς μηδὲν τῶν μεμηνότων διαφέρειν, παρῄνεσε τῷ συνεπικωμάζοντι τούτοις αὐλητῇ τὸ σπονδεῖον αὐτοῖς ἐπαυλῆσαι μέλος· τοῦ δὲ τὸ προσταχθὲν ποιήσαντος οὕτως αἰφνίδιον μεταβαλεῖν σωφρονισθέντας ὡς εἰ καὶ τὴν ἀρχὴν ἔνηφον.
Dunque Pitagora, una volta, avendo visto dei giovani che, a causa dell’ubriachezza, versavano nella scompostezza di chi è invasato, così che non differivano in nulla da quanti sono fuori di sé, esortò l’auleta che partecipava a quella festa scomposta e sfrenata a suonare loro con l’aulòs una melodia spondaica. Avendo eseguito l’auleta ciò che gli era stato ordinato, essi rinsavirono con un mutamento così repentino, che sembrava fossero stati sobri fin dal principio.
Galen. De plac. Hipp.
Ippocrate di Cos (460-377 a.C.): medico greco, considerato il padre della medicina scientifica….
More > et Plat. V 6, 21 (ed. De Lacy)
ἐπεὶ διὰ τί πρὸς θεῶν, ἐρωτήσω γὰρ ἔτι τοῦτο τοὺς ἀπὸ τοῦ Χρυσίππου, Δάμων ὁ μουσικὸς αὐλητρίδι παραγενόμενος αὐλούσῃ τὸ Φρύγιον νεανίσκοις τισὶν οἰνωμένοις καὶ μανικὰ ἄττα διαπραττομένοις ἐκέλευσεν αὐλῆσαι τὸ Δώριον, οἱ δ’ εὐθὺς ἐπαύσαντο τῆς ἐμπλήκτου φορᾶς;
Allora perché, per gli dèi – infatti domanderò ancora questo ai seguaci di Crisippo – Damone il musico, avvicinatosi ad una suonatrice di aulòs che intonava una melodia frigia per alcuni giovani ubriachi di vino e che compivano azioni folli, ordinò di suonare una melodia dorica, e quelli desistettero subito dal loro impeto insensato?
Dion. Halic. De Demosthenis dictione 22, 1-6, edd. H. Usener – L. Radermacher
ὅταν μέν τινα τῶν Ἰσοκράτους ἀναγινώσκω λόγων, εἴτε τῶν πρὸς τὰ δικαστήρια καὶ τὰς ἐκκλησίας γεγραμμένων ἢ τῶν …… ἐν ἤθει σπουδαῖος γίνομαι καὶ πολὺ τὸ εὐσταθὲς ἔχω τῆς γνώμης, ὥσπερ οἱ τῶν σπονδείων αὐλημάτων ἢ τῶν Δωρίων τε κἀναρμονίων μελῶν ἀκροώμενοι.
Quando leggo un’orazione di Isocrate, sia tra quelle scritte per le cause giudiziarie, sia tra quelle politiche, per l’Assemblea, sia tra quelle … acquisisco un atteggiamento dignitoso e il mio giudizio è saldo, come accade a coloro che ascoltano melodie spondaiche intonate con l’aulós, o canti dorici enarmonici.
(D)
Il nomos
Ps.-Plut. De Mus. 1132c-d (vd. sopra)
1132d
Οἱ δὲ νόμοι οἱ κατὰ τούτους, ἀγαθὲ Ὀνησίκρατες, αὐλῳδικοὶ ἦσαν· Ἀπόθετος, Ἔλεγοι, Κωμάρχιος, Σχοινίων, Κηπίων τε καὶ † Δεῖος καὶ Τριμερής· ὑστέρῳ δὲ χρόνῳ καὶ τὰ Πολυμνήστεια καλούμενα ἐξευρέθη.
I nòmoi aulodici usati da questi compositori (scil. Clona, Terpandro, Polimnesto di Colofone), caro Onesicrate, erano l’Apóthetos, gli Èlegoi, il Komárchios, il Nomos dei giunchi, il Kédeios e il Canto triplo. Più tardi furono inventati anche i cosiddetti Canti di Polimnesto (trad. L. Citelli).
Ps.-Plut. De Mus.1133a
Κλονᾶς δ’ ὁ τῶν αὐλῳδικῶν νόμων ποιητής, ὁ ὀλίγῳ ὕστερον Τερπάνδρου γενόμενος, ὡς μὲν Ἀρκάδες λέγουσι, Τεγεάτης ἦν, ὡς δὲ Βοιωτοί, Θηβαῖος. μετὰ δὲ Τέρπανδρον καὶ Κλονᾶν Ἀρχίλοχος παραδίδοται γενέσθαι. ἄλλοι δέ τινες τῶν συγγραφέων Ἄρδαλόν φασι Τροιζήνιον πρότερον Κλονᾶ τὴν αὐλῳδικὴν συστήσασθαι μοῦσαν· γεγονέναι δὲ καὶ Πολύμνηστον ποιητήν, Μέλητος τοῦ Κολοφωνίου υἱόν, ὃν [Πολύμνηστόν] *** τε καὶ Πολυμνήστην νόμους ποιῆσαι.
Clona, creatore dei nómoi aulodici, che visse poco più tardi di Terpandro, era originario, a quanto sostengono gli Arcadi, di Tegea; per i Beoti, invece, era di Tebe. Dopo Terpandro e Clona si tramanda sia visuto Archiloco
Archiloco, attivo a Paro e poi a Taso nella seconda metà del VII sec. a.C., di origini non aristocratiche, probabilmente per lungo t…
More >. Altri storici affermano che Ardalo di Trezene ordinò la musica per aulo prima di Clona, e che ci fu anche un poeta di nome Polimnesto, figlio di Melete di Colofone, cui si devono i nómoi Polimnesto e Polimnesta (trad. L. Citelli).
Ps.-Plut. De Mus.1133d-1134b
Ἐπεὶ δὲ τοὺς αὐλῳδικοὺς νόμους καὶ κιθαρῳδικοὺς ὁμοῦ τοὺς ἀρχαίους ἐμπεφανίκαμεν, μεταβησόμεθα ἐπὶ [μόνους] τοὺς αὐλητικούς. λέγεται γὰρ τὸν προειρημένον Ὄλυμπον, αὐλητὴν ὄντα τῶν ἐκ Φρυγίας, ποιῆσαι νόμον αὐλητικὸν εἰς Ἀπόλλωνα τὸν καλούμενον Πολυκέφαλον· εἶναι δὲ τὸν Ὄλυμπον τοῦτόν φασιν ἕνα τῶν ἀπὸ τοῦ πρώτου Ὀλύμπου τοῦ Μαρσύου <μαθητοῦ>, πεποιη-κότος εἰς τοὺς θεοὺς τοὺς νόμους· οὗτος γὰρ παιδικὰ γενόμενος Μαρσύου καὶ τὴν αὔλησιν μαθὼν παρ’ αὐτοῦ, τοὺς νόμους τοὺς ἁρμονικοὺς ἐξήνεγκεν εἰς τὴν Ἑλλάδα οἷς <ἔτι καὶ> νῦν χρῶνται οἱ Ἕλληνες ἐν ταῖς ἑορταῖς τῶν θεῶν. ἄλλοι δὲ Κράτητος εἶναί φασι τὸν Πολυκέφαλον νόμον, γενομένου μαθητοῦ Ὀλύμπου· ὁ δὲ Πρατίνας (fr. 6 Bgk.) Ὀλύμπου φησὶν εἶναι τοῦ νεωτέρου τὸν νόμον τοῦτον.
Τὸν δὲ καλούμενον Ἁρμάτειον νόμον λέγεται ποιῆσαι ὁ πρῶτος Ὄλυμπος, ὁ Μαρσύου μαθητής. τὸν δὲ Μαρσύαν φασί τινες Μάσσην καλεῖσθαι· οἱ δ’ οὔ, ἀλλὰ Μαρσύαν· εἶναι δ’ αὐτὸν Ὑάγνιδος υἱόν, τοῦ πρώτου εὑρόντος τὴν αὐλητικὴν τέχνην. ὅτι δ’ ἐστὶν Ὀλύμπου ὁ Ἁρμάτειος νόμος, ἐκ τῆς Γλαύκου συγγραφῆς τῆς ὑπὲρ τῶν ἀρχαίων ποιητῶν (FHG II 23 fr. 3) μάθοι ἄν τις, καὶ ἔτι γνοίη ὅτι Στησίχορος ὁ Ἱμεραῖος οὔτ’ Ὀρφέα οὔτε Τέρπανδρον οὔτ’ Ἀρχίλοχον οὔτε Θαλήταν ἐμιμήσατο, ἀλλ’ Ὄλυμπον, χρησάμενος τῷ Ἁρματείῳ νόμῳ καὶ τῷ κατὰ δάκτυλον εἴδει, ὅ τινες ἐξ Ὀρθίου νόμου φασὶν εἶναι. ἄλλοι δέ τινες ὑπὸ Μυσῶν εὑρῆσθαι τοῦτον τὸν νόμον· γεγονέναι γάρ τινας ἀρχαίους αὐλητὰς Μυσούς.
Καὶ ἄλλος δ’ ἐστὶν ἀρχαῖος νόμος καλούμενος Κραδίας, | ὅν φησιν Ἱππῶναξ (fr. 96 Bgk.) Μίμνερμον
αὐλῆσαι. ἐν ἀρχῇ γὰρ ἐλεγεῖα μεμελοποιημένα οἱ αὐλῳδοὶ ᾖδον· τοῦτο δὲ δηλοῖ ἡ τῶν Παναθηναίων <ἀνα>γραφὴ ἡ περὶ τοῦ μουσικοῦ ἀγῶνος. γέγονε δὲ καὶ Σακάδας <ὁ> Ἀργεῖος ποιητὴς μελῶν τε καὶ ἐλεγείων μεμελοποιημένων· ὁ δ’ αὐτὸς καὶ αὐλητὴς ἀγαθὸς καὶ τὰ Πύθια τρὶς νενικηκὼς ἀναγέγραπται· τούτου καὶ Πίνδαρος μνημονεύει (fr. 72 Turyn)· τόνων γοῦν τριῶν ὄντων κατὰ Πολύμνηστον καὶ Σακάδαν, τοῦ τε Δωρίου καὶ Φρυγίου καὶ Λυδίου, ἐν ἑκάστῳ τῶν εἰρημένων τόνων στροφὴν ποιήσαντά φασι τὸν Σακάδαν διδάξαι ᾄδειν τὸν χορὸν Δωριστὶ μὲν τὴν πρώτην, Φρυγιστὶ δὲ τὴν δευτέραν, Λυδιστὶ δὲ τὴν τρίτην· καλεῖσθαι δὲ Τριμερῆ τὸν νόμον τοῦτον διὰ τὴν μεταβολήν. ἐν δὲ τῇ ἐν Σικυῶνι ἀναγραφῇ τῇ περὶ τῶν ποιητῶν (FGrH 550 F 2) Κλονᾶς εὑρετὴς ἀναγέγραπται τοῦ Τριμεροῦς νόμου.
Dopo aver illustrato insieme gli antichi nómoi aulodici e citarodici, passeremo ora ad esaminare quelli solo auletici. Si dice che il già ricordato Olimpo, che era un auleta della scuola frigia, sia autore del nomos auletico, dedicato ad Apollo, che va sotto il nome di Policefalo. Questo Olimpo discenderebbe dal primo Olimpo, discepolo di Marsia, che fu autore di nómoi in onore degli Dei. Costui, che era il favorito di Marsia e apprese da lui l’arte di suonare l’aulo, introdusse in Grecia i nómoi enarmonici che i Greci usano oggi nelle feste deidcate agli Dei. Altri dicono che creatore del nomos Policefalo sia stato Cratete, che fu allievo di Olimpo; secondo Pratina, invece, questo nomos fu inventato da Olimpo il Giovane. Del cosiddetto Nomos del carro si dice sia stato autore il primo Olimpo, l’allievo di Marsia. Quanto a Marsia, c’è che dice che il suo nome era Masse, ma altri lo negano e sostengono che si chiamava proprio Marsia e che era figlio di Iagnide, il primo inventore dell’arte di suonare l’aulo. Che sia Olimpo l’autore del Nomos del carro si può apprendere dallo scritto di Glauco sugli antichi poeti: questa stessa opera informa che Stesicoro di Imera non prese a modello Orfeo, Terpandro, Archiloco
Archiloco, attivo a Paro e poi a Taso nella seconda metà del VII sec. a.C., di origini non aristocratiche, probabilmente per lungo t…
More > o Taleta, ma Olimpo, usando il Nomos del carro e il ritmo dattilico, che per alcuni deriverebbe dal Nomos Orthios. Altri, invece, sostengono che questo nomos fu inventato dai Misi, perché alcuni antichi auleti erano di origine misia. Un altro antico nomos è quello cosiddetto del fico, che secondo Ipponatte
Ipponatte di Efeso, nel VI secolo a.C., fa acquisire al genere giambico quelle caratteristiche di aggressività e polemica burlesca c…
More > era eseguito con l’aulo da Mimnermo. In origine, infatti, gli aulodi cantavano versi elegiaci messi in musica: lo prova l’iscrizione delle Panatenee sulle gare musicali. Anche Sacada di Argo fu compositore di canti e di elegie in musica: fu pure valido auleta ed è ricordato come vincitore per tre volte dei giochi Pitici. Lo menziona anche Pindaro
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More >. All’epoca di Polimnesto e di Sacada si usavano tre tonalità, la dorica, la frigia e la lidia; si dice che Sacada abbia composto una strofa in ciascuna di queste e che abbia insegnato al coro ad eseguire la prima nel modo dorico, la seconda in quello frigio e la terza in quello lidio. Il nomos fu così chiamato Trimelés (Canto triplo) in rapporto alle diverse modulazioni impiegate. Nell’iscrizione di Sicione sui poeti, invece, se ne attribuisce l’invenzione a Clona (trad. L. Citelli).
(E)
Aulòs e catarsi
Arist.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Pol. 1342a 5-11
ὃ γὰρ περὶ ἐνίας συμβαίνει πάθος ψυχὰς ἰσχυρῶς, τοῦτο ἐν πάσαις ὑπάρχει, τῷ δὲ ἧττον διαφέρει καὶ τῷ μᾶλλον, οἷον ἔλεος καὶ φόβος, ἔτι δ’ ἐνθουσιασμός· καὶ γὰρ ὑπὸ ταύτης τῆς κινήσεως κατοκώχιμοί τινές εἰσιν, ἐκ τῶν δ’ ἱερῶν μελῶν ὁρῶμεν τούτους, ὅταν χρήσωνται τοῖς ἐξοργιάζουσι τὴν ψυχὴν μέλεσι, καθισταμένους ὥσπερ ἰατρείας τυχόντας καὶ καθάρσεως.
E queste emozioni come pietà, paura e anche entusiasmo, che in alcuni hanno una forte risonanza, si manifestano però in tutti, sebbene in alcuni di più e in altri di meno. E infatti vediamo che quando alcuni, che sono esposti all’entusiasmo, odono canti sacri che trascinano l’anima, allora si calmano come se fossero nelle condizioni di chi è stato risanato o purificato (trad. C.A. Viano, con leggere modifiche).
Arist.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Pol. 1341a 21-28
ἔτι δὲ οὐκ ἔστιν ὁ αὐλὸς ἠθικὸν ἀλλὰ μᾶλλον ὀργιαστικόν, ὥστε πρὸς τοὺς τοιούτους αὐτῷ καιροὺς
χρηστέον ἐν οἷς ἡ θεωρία κάθαρσιν μᾶλλον δύναται ἢ μάθησιν. προσθῶμεν δὲ ὅτι συμβέβηκεν ἐναντίον αὐτῷ πρὸς παιδείαν καὶ τὸ κωλύειν τῷ λόγῳ χρῆσθαι τὴν αὔλησιν. διὸ καλῶς ἀπεδοκίμασαν οἱ πρότερον αὐτοῦ τὴν χρῆσιν ἐκ τῶν νέων καὶ τῶν ἐλευθέρων, καίπερ χρησάμενοι τὸ πρῶτον αὐτῷ.
Nell’educazione non si deve usare l’aulòs o qualche altro strumento che richieda una competenza specifica, come la cetra o altri del genere, ma quegli strumenti che rendano migliori gli uditori sia nel campo della cultura musicale sia negli altri campi. Inoltre l’aulòs non è etico, ma piuttosto orgiastico, tanto che lo si deve usare in quelle occasioni in cui lo spettacolo produce catarsi più che apprendimento. A questo si aggiunga che contro l’uso dell’aulòs quale strumento pedagogico milita il fatto che esso impedisce di usare la parola. Perciò a ragione gli antichi ne vietarono l’uso ai giovani e agli uomini liberi, sebbene nei tempi precedenti esso fosse in voga (trad. C.A. Viano, con leggere modifiche).
Eur.Nonostante Euripide abbia la fama – già presso gli antichi – di tragediografo ‘degli umili’ o degli “eroi coperti di strac…
More > Bacch. 126-129
βακχείαι δ’ ἅμα συντόνῳ/ κέρασαν ἡδυβόαι Φρυγίων/ αὐλῶν πνεύματι ματρός τε Ῥέας ἐς/ χέρα θῆκαν, κτύπον εὐάσμασι βακχᾶν.
E nell’acceso baccanale ardente, fusero le sue cadenze al melodioso respiro degli aulòi di Frigia; lo consegnarono a Rea per scandire i ritmati evoè delle Baccanti (trad. U. Albini, con leggere modifiche).
Plat. Leg. 791a-b
παντάπασιν ἀγαπητόν τι, τοὺς μὲν ὕπνου λαγχάνειν ποιεῖ, τοὺς δ’ ἐγρηγορότας ὀρχουμένους τε καὶ αὐλουμένους μετὰ θεῶν, οἷς ἂν καλλιεροῦντες ἕκαστοι θύωσι, κατηργάσατο ἀντὶ μανικῶν ἡμῖν διαθέσεων ἕξεις ἔμφρονας ἔχειν.
Ed è una cosa del tutto gradita, fa agli uni ottenere il sonno, e fa sì che gli altri, risvegliati, danzando e ascoltando la musica con il favore degli dèi, a cui ciascuno sacrifica ottenendone favorevoli auspici, abbiano uno stato mentale cosciente al posto di una condizione che è per noi di follia (trad. F. Ferrari).
Ps. Plat. Minos, 318b6-7
Τούτων δὴ καὶ τὰ αὐλήματα θειότατά ἐστι, καὶ μόνα κινεῖ καὶ ἐκφαίνει τοὺς τῶν θεῶν ἐν χρείᾳ ὄντας.
Le melodie auletiche di costoro (scil. Marsia e Olimpo) sono pienamente divine, ed esse sole riescono a muovere e mostrano chi ha bisogno dei riti degli dèi.
Menand. fr. 145.24-28 Austin
πεῖραν ἔξεστιν λαβεῖν./ εἰ θεοφορεῖται ταῖς ἀληθείαισι γάρ,/ νῦν εἰς τὸ πρόσθεν ἐνθάδ’ ἐκπηδή̣[σεται./ μητρὸς θεῶν, μᾶλλον δὲ κορυβάντ[ων ⏑ ×/ αὔλει.
Si può fare una prova. Se infatti è veramente sotto l’influsso del dio, ora balzerà qui davanti. Su, ora suona l’aulòs della Madre degli dèi, o piuttosto quello dei Coribanti.
Strab. 10.3.15.1-8
Τῷ δ’ αὐλῷ καὶ κτύπῳ κροτάλων τε καὶ κυμβάλων καὶ τυμπάνων καὶ ταῖς ἐπιβοήσεσι καὶ εὐασμοῖς καὶ ποδοκρουστίαις οἰκεῖα ἐξεύροντο καί τινα τῶν ὀνομάτων, ἃ τοὺς προπόλους καὶ χορευτὰς καὶ θεραπευτὰς τῶν ἱερῶν ἐκάλουν, Καβείρους καὶ Κορύβαντας καὶ Πᾶνας καὶ Σατύρους καὶ Τιτύρους καὶ τὸν θεὸν Βάκχον καὶ τὴν Ῥέαν Κυβέλην καὶ Κυβήβην καὶ Δινδυμήνην κατὰ τοὺς τόπους αὐτούς.
Con l’aulòs e lo strepito di crotali e cembali e timpani, e con urla e grida di evoè, e con battere di piedi al suolo scoprivano che erano familiari anche alcuni dei nomi con cui chiamavano ministranti, coreuti e terapeuti dei riti, Cabiri, Coribanti, Pan, Satiri, Titiri, e chiamavano Bacco il dio, e Rea, invece, Cibele, Cibebe e Dindimina, secondo i luoghi stessi.
Anon. De Subl. 39.1.5-2.5
οὐ γὰρ αὐλὸς μὲν ἐντίθησί τινα πάθη τοῖς ἀκροωμένοις καὶ οἷον ἔκφρονας καὶ κορυβαντιασμοῦ πλήρεις ἀποτελεῖ, καὶ βάσιν ἐνδούς τινα ῥυθμοῦ πρὸς ταύτην ἀναγκάζει βαίνειν ἐν ῥυθμῷ καὶ συνεξομοιοῦσθαι τῷ μέλει τὸν ἀκροατήν, “κἂν ἄμουσος ᾖ” παντάπασι …
Non è vero infatti che l’aulo immette negli ascoltatori alcune emozioni e li rende quasi fuori di sé e pieni di frenesia bacchica e, dato l’andamento del ritmo, li costringe e camminare a tempo con quello e a una completa assimilazione dell’ascoltatore alla melodia (anche se egli sgraziato sia del tutto)? (trad. C.M. Mazzucchi).
Eschyl. Edonoi, fr. 57 Radt
ὁ μὲν ἐν χερσὶν/ βόμβυκας ἔχων, τόρνου κάματον,/ δακτυλόδικτον πίμπλησι μέλος,/ μανίας ἐπαγωγὸν ὁμοκλάν,/ ὁ δὲ χαλκοδέτοις κοτύλαις ὀτοβεῖ/ *** ψαλμὸς δ’ ἀλαλάζει·/ ταυρόφθογγοι δ’ ὑπομυκῶνταί/ ποθεν ἐξ ἀφανοῦς φοβεροὶ μῖμοι,/ τυπάνου δ’ εἰκών, ὥσθ’ ὑπογαίου/ βροντῆς, φέρεται βαρυταρβής.
L’uno teneva in mano l’aulòs dalle canne risuonanti, opera di tornitura; la melodia intessuta dalle dita riempie l’aria intorno, strepito che desta la mania divina; l’altro fa risuonare i cimbali rivestiti di bronzo … si leva un grido che vibra, e da qualche parte, nascoste, risuonano voci paurose imitanti muggiti di toro; si diffonde dal timpano un suono grave e terribile, come immagine di tuono sotterraneo.
Poll. 4.82
τῶν δὲ βομβύκων ἔνθεον καὶ μανικὸν τὸ αὔλημα.
Il suono dei bómbykes (le canne dell’aulòs) suscita l’enthousiasmós e la frenesia dionisiaca.
Iambl.
Giamblico (250-320 d.C.): filosofo neoplatonico e neopitagorico….
More > VP 112 (cf. sopra)
Himer. Orat. 16.3
καὶ τὸ σύμπαν εἰπεῖν, τοιοῦτον ἐξῆν ὁρᾶν ἐκεῖνον, ὁποῖον αὐτὸν ἐποίει διὰ τῶν αὐλημάτων Τιμόθεος …
E per dire in generale, era possibile vedere lui (scil. Alessandro) proprio nelle condizioni in cui lo rendeva Timoteo per mezzo delle melodie auletiche.
Mart. Cap. 9.926, 15-19
Thaletem Cretensem citharae suavitate compertum morbos ac pestilentiam fugavisse.
È risaputo che Taleta di Creta allontanò malattie ed una pestilenza con la dolcezza delle sue melodie per la cetra.
Aristox. fr. 6 Wehrli = Theophr.
Teofrasto (372/71-287 a.C.): filosofo peripatetico, scienziato e naturalista….
More > fr. 726 A Fortenbaugh = Apollon. Hist. mirab. 49. 1-3 [Parad. Gr. p. 140.262 – 142.275 Giannini]
Aristosseno avrebbe guarito a Tebe un uomo che manifestava evidenti segni di sconvolgimento dovuti al suono della tromba (τὸν ἐξιστάμενον ἐν Θήβαις ὑπὸ τὴν τῆς σάλπιγγος φωνήν). Mentre ascoltava la tromba, l’uomo “lanciava grida tali che, di conseguenza, si comportava in maniera indecorosa” (ἐπὶ τοσοῦτον γὰρ ἐβόησεν ἀκούων, ὥστε ἀσχημονεῖν). Infatti, si spiega che “se uno anche suonasse con la tromba un incitamento alla guerra, molto peggiori diventerebbero le sofferenze di chi è fuori di sé” (εἰ δέ ποτε καὶ πολεμικὸν σαλπίσειέ τις, πολὺ χεῖρον πάσχειν μαινόμενον). La cura a cui Aristosseno sottopone l’uomo impazzito a causa della σάλπιγξ avviene per mezzo dell’aulòs: il musico, infatti, “a poco a poco lo concilia col suono dell’aulòs e, come si direbbe, gradualmente fece sì che sopportasse anche il suono della tromba” (τοῦτον οὖν κατὰ μικρὸν τῷ αὐλῷ προσάγειν, καὶ ὡς ἄν τις εἴποι ἐκ προσαγωγῆς ἐποίησεν καὶ τῆς σάλπιγγος φωνὴν ὑπομένειν).
Teophr. fr. 726A Fortenbaugh
ἰσχιακοὺς … ἀνόσους διατελεῖν, εἰ καταυλήσοι τις τοῦ τόπου τῇ Φρυγιστὶ ἁρμονίᾳ.
Gli uomini sofferenti di sciatica si liberano dal dolore se qualcuno suona l’aulòs sulla parte malata secondo l’armonia frigia.
Boeth. De Mus. 1.1, 185, 20-22 Friedlein, che cita l’auleta Ismenias di Tebe
Ismenias vero Thebanus Boetiorum pluribus, quos ischiadici doloris tormenta vexabant, modis fertur cunctas abstersisse molestias.
Si dice che Ismenia di Tebe abbia veramente eliminato con le melodie tutti i tormenti del dolore della sciatica a parecchi Beoti che queste sofferenze vessavano.
Mart. Cap. (cf. sopra)
Cael. Aurelian. De morbis acutis et chronicis 5.1 Drabkin
quendam fistulatorem loca dolentia decantasse, quae cum saltum sumerent palpitando, discusso dolore mitescerent.
Si dice che un suonatore di fistula [piccolo strumento a fiato ad una canna] abbia eseguito la sua musica come incantesimo su parti del corpo dolenti, e che queste, avendo incominciato ad agitarsi, con sobbalzi, una volta eliminato il dolore si siano placate.
Democr. 68B300D.-K. = Aul. Gell.
Discepolo di Frontone, erudito e maestro di retorica, Aulo Gellio (125-180 ca.) è autore di una delle opere più emblematiche del te…
More > N.A. 4.13
Viperarum morsibus tibicinium scite modulateque adhibitum mederi refert etiam Democriti liber qui inscribitur *** in quo docet plurimis hominum morbidis medicinae fuisse incentiones tibiarum.
Anche il libro di Democrito che si intitola ***, in cui egli insegna che le melodie delle tibiae offrirono terapia a molteplici condizioni patologiche degli uomini, riporta che il suono della tibia, se suonata in modo esperto e con le opportune modulazioni, è terapeutico nei confronti dei morsi delle vipere.
Hipp.
Ippocrate di Cos (460-377 a.C.): medico greco, considerato il padre della medicina scientifica….
More > Epid. 5.81, p. 37 Jouanna [= 5.250 L.]
Un uomo di nome Nicanore era preso dalla “paura della auletrìs” (φόβος τῆς αὐλητρίδος) ogni volta che si accingeva a partecipare ad un simposio. Al solo sentire l’inizio di una musica per aulòs, tale individuo era sconvolto dal terrore (ὑπὸ δειμάτων ὄχλοι). Durante la notte, inoltre, il suono dello strumento gli era insopportabile, mentre di giorno non ne era turbato (οὐδὲν διετρέπετο).
Galen. De sympt. differ. 3, 7.60-61 K.
Un medico di nome Teofilo, ammalatosi, era in grado di riconoscere coloro che lo visitavano e di intrattenersi a discutere con loro in maniera ragionevole (σωφρόνως … διαλέγεσθαι), ma per il resto era vittima di uno strano delirio (παραφροσύνη), poiché “credeva che alcuni auleti occupassero l’angolo della casa in cui egli giaceva e suonassero l’aulòs in continuazione e producessero frastuono (διαπαντὸς αὐλεῖν τε ἅμα καὶ κτυπεῖν); egli credeva anche di vederli – alcuni stare lì, in piedi, altri seduti – che suonavano l’aulòs in modo così continuo (οὕτω διηνεκῶς αὐλοῦντας), che persino durante la notte non smettevano, nemmeno per un poco, e per tutto il giorno non stavano tranquilli, nemmeno per un istante. Egli urlava in continuazione, ordinando che venissero cacciati dalla casa; e questa era la sua forma di delirio (τὸ τῆς παραφροσύνης εἶδος). Quando, infine, si rimise in forze e scampò alla malattia, raccontava tutte le altre cose che erano state dette e fatte da ciascuno di coloro che gli si presentavano e, riguardo agli auleti, ne ricordava la visione (τοῦ περὶ τοὺς αὐλητὰς ἐμέμνητο φαντάσματος).
Quintilian. Inst. 1.10.33.
Est etiam non inerudite ad declamandum ficta materia, in qua ponitur tibicen, qui sacrificanti Phrygium cecinerat, acto illo in insaniam et per praecipitia delato accusari quod causa mortis extiterit.
Vi è anche un tema fittizio di declamazione costruito in maniera non priva di erudizione; in esso si suppone che un tibicen, il quale aveva suonato una melodia frigia per qualcuno che compiva un sacrificio, uscito costui fuori di senno e spintosi giù da un precipizio, fu accusato di essere stato causa della sua morte.
(F)
Condizione sociale dell’auleta
Ps.-Plut. De Mus. 1141d
τὸ γὰρ παλαιόν, ἕως εἰς Μελανιππίδην τὸν τῶν διθυράμβων ποιητήν, συμβεβήκει τοὺς αὐλητὰς παρὰ τῶν ποιητῶν λαμβάνειν τοὺς μισθούς, πρωταγωνιστούσης δηλονότι τῆς ποιήσεως, τῶν δ’ αὐλητῶν ὑπηρετούντων τοῖς διδασκάλοις.
Anticamente, e fino al poeta ditirambico Melanippide, gli auleti ricevevano i loro compensi dai poeti, evidentemente perché era la poesia a farla da protagonista, e si ponevano quindi al servizio di chi scriveva (trad. L. Citelli).
Athen. 621b
σεμνότερος δὲ τῶν τοιούτων ἐστὶ ποιητῶν ὁ ἱλαρῳδὸς καλούμενος. οὐδὲ γὰρ σχινίζεται· χρῆται δ’ ἐσθῆτι λευκῇ ἀνδρείᾳ καὶ στεφανοῦται χρυσοῦν στέφανον, καὶ τὸ μὲν παλαιὸν ὑποδήμασιν ἐχρῆτο, ὥς φησιν ὁ Ἀριστοκλῆς (FHG IV 331), νῦν δὲ κρηπῖσιν. ψάλλει δ’ αὐτῷ ἄρρην ἢ θήλεια, ὡς καὶ τῷ αὐλῳδῷ. δίδοται δὲ ὁ στέφανος τῷ ἱλαρῳδῷ καὶ τῷ αὐλῳδῷ, οὐ τῷ ψάλτῃ οὐδὲ τῷ αὐλητῇ.
Piú serio di simili poeti è invece il cosiddetto hilarodós (‘cantore di canti allegri’), perché non fa gesti indecenti, ma indossa un vestito bianco da uomo e porta in testa una corona d’oro; secondo la testimonianza di Aristocle una volta portava sandali, oggi invece stivaletti. È accompagnato con l’arpa da un suonatore uomo oppure da una suonatrice, proprio come avviene anche per il cantante che si fa accompagnare dall’aulo (aulodós). La corona viene concessa sia all’hilarodós che all’aulodós, ma non a chi li accompagna con la cetra o con l’aulo (trad. L. Citelli).
Aristot.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Pol. 1341a
σχολαστικώτεροι γὰρ γιγνόμενοι διὰ τὰς εὐπορίας καὶ μεγαλοψυχότεροι πρὸς τὴν ἀρετήν, ἔτι τε <καὶ> πρότερον καὶ μετὰ τὰ Μηδικὰ φρονηματισθέντες ἐκ τῶν ἔργων, πάσης ἥπτοντο μαθήσεως, οὐδὲν διακρίνοντες ἀλλ’ ἐπιζητοῦντες. διὸ καὶ τὴν αὐλητικὴν ἤγαγον πρὸς τὰς μαθήσεις. καὶ γὰρ ἐν Λακεδαίμονί τις χορηγὸς αὐτὸς ηὔλησε τῷ χορῷ, καὶ περὶ Ἀθήνας οὕτως ἐπεχωρίασεν ὥστε σχεδὸν οἱ πολλοὶ τῶν ἐλευθέρων μετεῖχον αὐτῆς· … ὕστερον δ’ ἀπεδοκιμάσθη διὰ τῆς πείρας αὐτῆς, βέλτιον
δυναμένων κρίνειν τὸ πρὸς ἀρετὴν καὶ τὸ μὴ πρὸς ἀρετὴν συντεῖνον·
Divenuti i Greci più facili all’ozio, per l’accrescersi delle ricchezze, e più grandiosi nella pratica della virtù, inorgoglitisi delle proprie imprese, sia prima sia dopo le guerre persiane, cercarono di impadronirsi di ogni tipo di sapere, senza trascurare nulla, ma esplicando zelo in ogni campo. Perciò introdussero nell’istruzione anche l’auletica. Infatti a Sparta un corego suonò egli stesso l’aulòs per il coro, e ad Atene questo strumento prese tal diffusione che la maggior parte dei liberi, si può dire, si diede a suonarlo … In seguito però questi usi vennero banditi, per l’esperienza che si era fatta, perché si potè meglio distinguere ciò che conduce e ciò che non conduce alla virtù (trad. C.A. Viano).
(G)
Aulòs come accompagnamento di canti di lavoro: auleti delle triremi
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Ach. 554
αὐλῶν, κελευστῶν, νιγλάρων, συριγμάτων
di aulòi, di gente che dà il tempo ai rematori, di fischi, di fruscii.
Poll. 4.56
καὶ Νικοφῶν ἐν τοῖς Χειρογάστορσιν (I frg 17 Ko)
ἀλλ’ ἴθι προσαύλησον σὺ νῷν πτισμόν τινα.
καὶ ἐρετικὰ δή τιν’ αὐλήματα καὶ ποιμενικά. Ἐπίχαρμος (frg 210 Kaib) δὲ καὶ πυκτικόν τι μέλος αὐλεῖσθαί φησι, Πλάτων δ’ ὁ κωμικὸς (I frg 211 Ko) καὶ συβωτικόν·
E Nicofonte nei Procacciatori di mezzi con lavori manuali, “dai, suonaci una melodia di vagliatura (del grano)”. E vi sono melodie auletiche per la rematura e per il pascolo delle greggi. Epicarmo dice di intonare con l’aulòs una melodia per il pugilato, e Platone Comico una per custodire i maiali.
(H)
Estraneità alla paideia
Pratinas, PMG 708. 6-7
L’aulòs può essere protagonista solo “in processioni di comasti, baldorie e pugilati” (κώμῳ μόνον θυραμάχοις τε / πυγμαχίαισι).
Com. Adesp. fr. 920 Kassel-Austin
Δραχμῆς μὲν αὐλεῖ, τεττάρων δὲ παύεται
Suona l’aulòs per una dracma, smette per quattro.
Hesych.
Esichio di Alessandria (V sec.) è autore di una Raccolta di termini di ogni tipo, in ordine alfabetico, che sarà, fino al …
More > α 6927
<Ἀράβιος ἄγγελος>· (Men. fr. 32) παροιμία, παρὰ τὸ ⌞<Ἀράβιος αὐλητὴς> q παραλαμβανομένη, ⌞ἐπὶ τῶν ἀπαύστως διαλεγομένων q μετῆκται δὲ ἀπὸ τοῦ Ἀραβίου αὐλητοῦ, ὃς ’ηὔλει μὲν δραχμῆς, ἐπαύετο δὲ τεττάρων’.
Messaggero arabo; proverbio, a partire da “auleta arabo”, relativo al parlare senza cessare dal farlo, è derivato dall’auleta arabo, che “suonava per una dracma, smetteva per quattro”.
Martial. 9.68.11-2
Discipulos dimitte tuos. Vis, garrule, quantum/ accipis ut clames, accipere ut taceas?
Congeda i tuoi discepoli. Chiacchierone, ricevi per gridare quanto vuoi ricevere per tacere?
Plat. Resp. 399e
Οὐδέν γε, ἦν δ’ ἐγώ, καινὸν ποιοῦμεν, ὦ φίλε, κρίνοντες τὸν Ἀπόλλω καὶ τὰ τοῦ Ἀπόλλωνος ὄργανα πρὸ Μαρσύου τε καὶ τῶν ἐκείνου ὀργάνων.
Certo, amico mio – dissi –, non facciamo niente di nuovo, giudicando Apollo e gli strumenti di Apollo migliori di Marsia e dei suoi strumenti (trad. M. Vegetti).
Aristot.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Pol. 1341a-b (cf. sopra)
1341b
εὐλόγως δ’ ἔχει καὶ τὸ περὶ τῶν αὐλῶν ὑπὸ τῶν ἀρχαίων μεμυθολογημένον. φασὶ γὰρ δὴ τὴν Ἀθηνᾶν εὑροῦσαν ἀποβαλεῖν τοὺς αὐλούς. οὐ κακῶς μὲν οὖν ἔχει φάναι καὶ διὰ τὴν ἀσχημοσύνην τοῦ προσώπου τοῦτο ποιῆσαι δυσχεράνασαν τὴν θεόν· οὐ μὴν ἀλλὰ μᾶλλον εἰκὸς ὅτι πρὸς τὴν διάνοιαν
οὐθέν ἐστιν ἡ παιδεία τῆς αὐλήσεως, τῇ δὲ Ἀθηνᾷ τὴν ἐπιστήμην περιτίθεμεν καὶ τὴν τέχνην.
Torna a proposito qui ciò che l’antico mito narra dell’aulòs: si dice infatti che Atena, dopo averlo trovato, lo scagliò lontano da sé. Forse non è neppure sbagliato dire che fece questo gesto indispettita perché il suonarlo le deformava il volto; cionondimeno la cosa più naturale è che lo studio dell’aulòs non giova affatto alla mente, mentre ad Atena noi attribuiamo la scienza e l’arte (trad. C.A. Viano, con leggere modifiche).
Ps. Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > De Mus. 1132e-f
Ἀλέξανδρος δ’ ἐν τῇ Συναγωγῇ τῶν περὶ Φρυγίας (FGrH 273 F 77) κρούματα Ὄλυμπον ἔφη πρῶτον εἰς τοὺς Ἕλληνας κομίσαι, ἔτι δὲ καὶ τοὺς Ἰδαίους Δακτύλους· Ὕαγνιν δὲ πρῶτον αὐλῆσαι, εἶτα τὸν τούτου υἱὸν Μαρσύαν, εἶτ’ Ὄλυμπον.
Alessandro, nella sua Raccolta sulla Frigia, ha affermato che Olimpo fu il primo a portare la musia degli strumenti a fiato ai Greci, e che lo stesso fecero anche i Dattili Idei; Iagnide fu a suo dire il primo a suonare l’aulo, seguito poi dal figlio Marsia e infine da Olimpo.
Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Ol. 7.12
παμφώνοισί τ’ ἐν ἔντεσιν αὐλῶν
nelle sonore compagini degli aulòi.
Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Pyth. 12.18-21
ἀλλ’ ἐπεὶ ἐκ τούτων φίλον ἄνδρα πόνων/ ἐρρύσατο παρθένος αὐλῶν τεῦχε πάμφωνον μέλος,/ ὄφˈρα τὸν Εὐρυάλας ἐκ καρπαλιμᾶν γενύων/ χριμφθέντα σὺν ἔντεσι μιμήσαιτ’ ἐρικλάγκταν γόον.
Ma dopo che ebbe riscosso da queste prove l’uomo a lei diletto, la vergine costruiva la melodia dalle molte voci degli aulòi, così da imitare con lo strumento il lamento che risuona vasto, erompendo dalle rapaci mascelle di Euriale.
Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Isth. 5.27
κλέονται δ’ ἔν τε φορμίγ-/ γεσσιν ἐν αὐλῶν τε παμφώνοις ὁμοκλαῖς/ μυρίον χρόνον
E sono celebrati per un tempo infinito nelle melodie di cetre e nel suono impetuoso e molteplice degli aulòi.
Pratinas, PMG fr. 708.8, ap. Athen. 617 d-f
παῖε τὸν φρυνίου ποικίλου πνοὰν ἔχοντα
colpisci quello (scil. l’aulòs) che ha il fiato di un rospo variegato.
Plat. Resp. 399d
Τί δέ; αὐλοποιοὺς ἢ αὐλητὰς παραδέξῃ εἰς τὴν πόλιν; ἢ οὐ τοῦτο πολυχορδότατον, καὶ αὐτὰ τὰ παναρμόνια αὐλοῦ τυγχάνει ὄντα μίμημα;
E poi, accoglierai nella città fabbricanti e suonatori di aulòi? O non è questo per eccellenza lo strumento ‘con molte corde’, e gli stessi strumenti panarmonici non si trovano ad essere imitazioni dell’aulòs? (trad. M. Vegetti, con leggere modifiche).
(I)
Mimetismo
Ps. Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > De mus. 1133d (cf. sopra)
Strab. 9.3.10
προσέθεσαν δὲ τοῖς κιθαρῳδοῖς αὐλητάς τε καὶ κιθαριστὰς χωρὶς ᾠδῆς, ἀποδώσοντάς τι μέλος ὃ καλεῖται νόμος Πυθικός. πέντε δ’ αὐτοῦ μέρη ἐστίν, ἄγκρουσις ἄμπειρα κατακελευσμὸς ἴαμβοι καὶ δάκτυλοι σύριγγες.
(Nelle Pitiche, gli abitanti di Delfi) affiancarono ai citaredi auleti e citaristi che si esibivano senzza cantare, e che eseguivano una melodia chiamata nomos pitico. Le sue parti sono cinque: attacco, prova, esortazione, sibili in ritmo giambico e dattilico.
Poll. 4.84
τοῦ δὲ Πυθικοῦ νόμου τοῦ αὐλητικοῦ μέρη πέντε, πεῖρα κατακελευσμὸς ἰαμβικὸν σπονδεῖον καταχόρευσις. δήλωμα δ’ ἐστὶν ὁ νόμος τῆς τοῦ Ἀπόλλωνος μάχης πρὸς τὸν δράκοντα.
Sono cinque le parti del nomos auletico pitico: prova, esortazione, giambo, spondeo, finale. Ne è dimostrazione il nomos della battaglia di Apollo contro il serpente.
Pind.
Gli epinici di Pindaro (520-438 a.C.) appartengono ad un genere letterario poco incline ad ospitare riferimenti al mondo popolare, a …
More > Pyth. 12, 18-21 (cf. sopra)
Ps.-Plut. De Mus. 1133d (cf. sopra)
Soph.
Sofocle (497-405 a.C.) è l’autore di alcuni dei drammi antichi più imitati e ripresi nella tradizione occidentale, forse anche pe…
More > Trach. 216-234, 640-643
Ἀείρομ’ οὐδ’ ἀπώσομαι/ τὸν αὐλόν, ὦ τύραννε τᾶς ἐμᾶς φρενός./ Ἰδού μ’ ἀναταράσσει/ <εὐοῖ> εὐοῖ μ’/ ὁ κισσὸς ἄρτι βακχίαν/ ὑποστρέφων ἅμιλλαν./ Ἰὼ ἰὼ Παιάν· ἴδ’, ὦ φίλα γύναι./ τάδ’ ἀντίπρῳρα δή σοι/ βλέπειν πάρεστ’ ἐναργῆ./{ΔΗ.} Ὁρῶ, φίλαι γυναῖκες, οὐδέ μ’ ὄμματος/ φρουρὰ παρῆλθε τόνδε μὴ λεύσσειν στόλον·/ χαίρειν δὲ τὸν κήρυκα προὐννέπω, χρόνῳ/ πολλῷ φανέντα, χαρτὸν εἴ τι καὶ φέρεις./ {ΛΙΧΑΣ} Ἀλλ’ εὖ μὲν ἵγμεθ’, εὖ δὲ προσφωνούμεθα,/ γύναι, κατ’ ἔργου κτῆσιν· ἄνδρα γὰρ καλῶς/ πράσσοντ’ ἀνάγκη χρηστὰ κερδαίνειν ἔπη./ {ΔΗ.} Ὦ φίλτατ’ ἀνδρῶν, πρῶθ’ ἃ πρῶτα βούλομαι/ δίδαξον, εἰ ζῶνθ’ Ἡρακλέα προσδέξομαι.
Mi sollevo in alto leggera e nob mi sottrarrò al tuo richiamo, aulòs, signore dell’anima mia! Ecco che l’edera m’esalta, evoè, evoè, e già mio trascina nel bacchico vortice. Iò, iò, Paiàn! Mia amata signora, guarda, guarda lo spettacolo che chiaro si offre ai tuoi occhi. – Vedo, amiche: al mio vigile sguardo non è passato inosservato questo corteo. E a te, araldo, che ti presenti dopo tanto tempo, io rivolgo il mio saluto: possa tu avere gioia, se gioia davvero mi rechi. – Ma certo: lieto è il nostro ritorno, lieta, o donna, la tua accoglienza, in accordo con il successo riportato. L’uomo che gode della buona sorte è giusto che riceva un compenso di buone parole. – O uomo a me caro più di ogni altro, dimmi anzitutto ciò che per prima cosa voglio sapere: accoglierò qui Eracle vivo?
…
ὁ καλλιβόας τάχ’ ὑμῖν/ αὐλὸς οὐκ ἀναρσίαν/ ἀχῶν καναχὰν ἐπάνεισιν,/ ἀλλὰ θείας ἀντίλυρον μούσας.
L’aulòs dalla voce armoniosa tra breve a voi ritornerà, facendo echeggiare non lugubri note, ma un suono emulo della lira, strumento di musica divina (trad. M.P. Pattoni, con leggere modifiche).
(J)
Aulòs come strumento inquietante e incantatore. Mito di Marsia: aulòs e modo frigio
Plat. Resp. 411a-b
Οὐκοῦν ὅταν μέν τις μουσικῇ παρέχῃ καταυλεῖν καὶ καταχεῖν τῆς ψυχῆς διὰ τῶν ὤτων ὥσπερ διὰ χώνης ἃς νυνδὴ ἡμεῖς ἐλέγομεν τὰς γλυκείας τε καὶ μαλακὰς καὶ θρηνώδεις ἁρμονίας, καὶ μινυρίζων τε καὶ γεγανωμένος ὑπὸ τῆς ᾠδῆς διατελῇ τὸν βίον ὅλον, οὗτος τὸ μὲν πρῶτον, εἴ τι θυμοειδὲς εἶχεν, ὥσπερ σίδηρον ἐμάλαξεν καὶ χρήσιμον ἐξ ἀχρήστου καὶ σκληροῦ ἐποίησεν· ὅταν δ’ ἐπέχων μὴ ἀνιῇ ἀλλὰ κηλῇ, τὸ δὴ μετὰ τοῦτο ἤδη τήκει καὶ λείβει, ἕως ἂν ἐκτήξῃ τὸν θυμὸν καὶ ἐκτέμῃ ὥσπερ νεῦρα ἐκ τῆς ψυχῆς καὶ ποιήσῃ “μαλθακὸν αἰχμητήν.”
Quando uno consente alla musica di incantarlo con i suoi aulòi e di inondare l’anima attraverso le orecchie, quasi fossero un imbuto, con quelle armonie dolci e molli e lamentose di cui ora parlavamo, e passa la vita intera canticchiando motivi con aria beata, costui dapprima se ha in sé qualcosa di collerico, lo addolcisce come il ferro e lo rende utile da inutile e duro che era – ma poi, se continua a versarne e cede all’incanto, lo fa ormai fondere e liquefare, sicché finisce col dissolvere il suo spirito collerico e per così dire per recidere i tendini dell’anima, rendendosi un “guerriero rammollito” (trad. M. Vegetti, con leggere modifiche).
Leg. 790d-e
ἡνίκα γὰρ ἄν που βουληθῶσιν κατακοιμίζειν τὰ δυσυπνοῦντα τῶν παιδίων αἱ μητέρες, οὐχ ἡσυχίαν αὐτοῖς προσφέρουσιν ἀλλὰ τοὐναντίον κίνησιν, ἐν ταῖς ἀγκάλαις ἀεὶ σείουσαι, καὶ οὐ σιγὴν ἀλλά τινα μελῳδίαν, καὶ ἀτεχνῶς οἷον καταυλοῦσι τῶν παιδίων, καθάπερ ἡ τῶν ἐκφρόνων βακχειῶν ἰάσεις, ταύτῃ τῇ τῆς κινήσεως ἅμα χορείᾳ καὶ μούσῃ χρώμεναι.
Quando infatti le madri in qualche modo vogliono far addormentare i loro figli che hanno difficoltà a dormire, procurano loro non tranquillità, ma al contrario agitazione, muovendoli di continuo tra le braccia, e non silenzio, ma una ninna-nanna, e davvero per così dire ammaliano i loro figli, come si ammaliano le baccanti in preda a furore, valendosi di questo movimento combinato di danza e musica come rimedio (trad. F. Ferrari).
Plat. Symp. 216c
Καὶ ὑπὸ μὲν δὴ τῶν αὐλημάτων καὶ ἐγὼ καὶ ἄλλοι πολλοὶ τοιαῦτα πεπόνθασιν ὑπὸ τοῦδε τοῦ σατύρου· ἄλλα δὲ ἐμοῦ ἀκούσατε ὡς ὅμοιός τ’ ἐστὶν οἷς ἐγὼ ᾔκασα αὐτὸν καὶ τὴν δύναμιν ὡς θαυμασίαν ἔχει.
Dunque dalle arie auletiche di questo satiro abbiamo subìto simili effetti, io e molti altri; quanto al resto, ascoltate quanto è simile a coloro a cui l’ho paragonato e quanto prodigioso è il suo potere (trad. F. Ferrari, con leggere modifiche).
Plat. Menex. 235c
οὕτως ἔναυλος ὁ λόγος τε καὶ ὁ φθόγγος παρὰ τοῦ λέγοντος ἐνδύεται εἰς τὰ ὦτα, ὥστε μόγις τετάρτῃ ἢ πέμπτῃ ἡμέρᾳ ἀναμιμνῄσκομαι ἐμαυτοῦ καὶ αἰσθάνομαι οὗ γῆς εἰμι, τέως δὲ οἶμαι μόνον οὐκ ἐν μακάρων νήσοις οἰκεῖν· οὕτως ἡμῖν οἱ ῥήτορες δεξιοί εἰσιν.
Il discorso e il suono della voce di auletica potenza a partire da chi li emette penetrano nelle orecchie così che a stento dopo tre o quattro giorni mi sovviene di nuovo di me stesso e mi rendo conto di dove mi trovo, mentre fino ad allora solo a stento credevo di non abitare nelle isole dei beati; sino a tal punto i retori sono abili nei nostri confronti.
Suda
L’enciclopedia più importante che il mondo bizantino ci ha lasciato, risalente al X secolo, contiene centinaia di lemmi importantissimi per la ricost…
More >, s.v. κηλοῦμενος
Κηλούμενος> τερπόμενος, φλεγόμενος, οἷον αὐλοῖς καὶ ἡδυφωνίαις. <Κηλῶ> γὰρ τὸ ὑπ’ αὐλὸν ἥδομαι.
Incantato: preso dal piacere, acceso, come da aulòi e voci soaci. “Mi incanto” significa infatti che sono preso dal piacere ascoltando l’aulòs.
Melanippides, fr. 2 Ercoles = PMG 758, ap. Athen. 616e
ἁ μὲν Ἀθάνα/ τὤργαν’ ἔρριψέν θ’ ἱερᾶς ἀπὸ χειρὸς/ εἶπέ τ’· ἔρρετ’ αἴσχεα, σώματι λύμα,/ ὔμμε δ’ ἐγὼ κακότατι δίδωμι.
Atena gettò lo strumento lontano dalla sacra mano e disse: “Alla malora, vergogna, rovina del corpo! Io ti consegno alla rovina” (trad. M. Ercoles).
Telestes, fr. 1a-c Sutton (Argo) = PMG 805a-c, ap. Athen. 616f
ὃν σοφὸν σοφὰν λαβοῦσαν οὐκ ἐπέλπομαι νόῳ δρυ/ -μοῖς ὀρείοις ὄργανον/ δίαν Ἀθάναν δυσόφθαλμον αἶσχος ἐκφοβηθεῖσαν/ αὖθις ἐκ χερῶν βαλεῖν,/ νυμφαγενεῖ χειροκτύπῳ φηρὶ Μαρσύᾳ κλέος./ τί γάρ νιν εὐηράτοιο κάλλεος ὀξὺς ἔρως ἔτειρεν,/ ᾇ παρθενίαν ἄγαμον καὶ ἄπαιδ’ ἀπένειμε Κλωθώ;
…
ἀλλὰ μάταν ἀχόρευτος/ ἅδε ματαιολόγων φάμα προσέπταθ’ Ἑλλάδα μουσο-/ πόλων σοφᾶς ἐπίφθονον βροτοῖς τέχνας ὄνειδος.
…
ἃν συνεριθοτάτον Βρομίῳ παρέδωκε, σεμνᾶς/ δαίμονος ἀερόεν πνεῦμ’ αἰολοπτερύγων σὺν ἀγλαᾶν/ ὠκύτατι χειρῶν.
Non posso credere, in cuor mio, che la celeste Atena, la dea dell’ingegno, abbia trovato questo strumento ingegnoso nei boschi montani e per paura d’indecorosa bruttezza l’abbia di nuovo respinto dalle sue mani, cosí che divenne gloria per il ferino Marsia, figlio di ninfa, che tra le sue mani lo fa risuonare. Come poteva brama pungente d’amabile bellezza tormentare lei, cui Cloto assegnò verginità senza nozze e senza figli?
…
Ma questa storia, ostile alla danza, di poeti che parlano a vanvera, si diffuse nell’Ellade, odiosa pei mortali umiliazione d’un’arte ingegnosa.
…
A Bromio la diede, fedelissima ancella, il soffio leggero della veneranda dea, insieme con l’agilità delle belle dita, veloci come battito d’ali.
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > De cohib. ira, 456 b-c
καὶ γὰρ τὴν Ἀθηνᾶν λέγουσιν οἱ παίζοντες αὐλοῦσαν ὑπὸ τοῦ σατύρου νουθετεῖσθαι καὶ μὴ προσέχειν (Tr. ad. 381)· ’οὔ τοι πρέπει τὸ σχῆμα· τοὺς αὐλοὺς μέθες/ καὶ θὦπλα λάζευ καὶ γνάθους εὐθημόνει,’θεασαμένην δὲ τοῦ προσώπου τὴν ὄψιν ἐν ποταμῷ τινι δυσχερᾶναι καὶ προέσθαι τοὺς αὐλούς· καίτοι παραμυθίαν ἡ τέχνη τῆς ἀμορφίας ἔχει τὴν ἐμμέλειαν. καὶ ὁ Μαρσύας, ὡς ἔοικε, φορβειᾷ τινι καὶ περιστομίοις [βίᾳ] τοῦ πνεύματος τὸ ῥαγδαῖον ἐγκαθεῖρξε καὶ τοῦ προσώπου κατεκόσμησε καὶ ἀπέκρυψε τὴν ἀνωμαλίαν, ’χρυσῷ δ’ αἰγλήεντι συνήρμοσεν ἀμφιδασείας/ κόρσας καὶ στόμα λάβρον ὀπισθοδέτοισιν ἱμᾶσιν·’
Dicono i poeti giocosi che Atena, mentre suonava l’aulo, fosse redarguita da un satiro, ma non prestasse attenzione alle sue parole: “Non ti si addice questa posa: getta via l’aulo, impugna le armi e ricomponi le mascelle” (TGrF adesp. 381 Kannicht-Snell); quando però vide il suo volto riflesso in un corso
Raffaele Corso (1885-1965) fu titolare della cattedra di etnografia all’Istituto Orientale di Napoli. Aveva iniziato studi giuridic…
More > d’acqua si infastidì e gettò via l’aulo: eppure l’arte, a consolazione dei lineamenti alterati, ha la soavità del suono. Marsia, a quanto sembra, contenne la veemenza del soffio con una specie di musoliera, correggendo e nascondendo la deformazione del volto: “Con oro lucente conformò le tempie villose e la bocca smoderata con cinghie dietro legate (TGrF adesp. 361 Kannicht-Snell)” (trad. G. Pisani).
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > Alc
Nacque in una famiglia aristocratica di Militene, in un periodo di lotte continue tra gli aristocratici che volevano co…
More >. 2.6
ἔτι δὲ τὴν μὲν λύραν τῷ χρωμένῳ συμφθέγγεσθαι καὶ συνᾴδειν, τὸν δ’ αὐλὸν ἐπιστομίζειν καὶ ἀπο-φράττειν ἕκαστον, τήν τε φωνὴν καὶ τὸν λόγον ἀφαιρούμενον. “αὐλείτωσαν οὖν” ἔφη “Θηβαίων παῖδες· διαλέγεσθαι γὰρ οὐκ ἴσασιν· ἡμῖν δὲ τοῖς Ἀθηναίοις, ὡς οἱ πατέρες λέγουσιν, ἀρχηγέτις Ἀθηνᾶ καὶ πατρῷος Ἀπόλλων ἐστίν, ὧν ἡ μὲν ἔρριψε τὸν αὐλόν, ὁ δὲ καὶ τὸν αὐλητὴν ἐξέδειρε.”
E inoltre per chi suona la lira è possibile parlare e anche cantare allo stesso tempo, mentre l’aulòs fa tacere e tappa la bocca a ciascuno, privato della voce e della parola. “Suonino pure l’aulòs i figli dei Tebani” diceva (scil. Alcibiade), “infatti non sanno parlare tra di loro; mentre fondatori di noi Ateniesi, come dicono i padri, sono Atena e Apollo patrio, dei quai la prima gettò via l’aulòs, e l’altro scuoiò l’auleta”.
Ps. Apollod. Bibl. 1.4.2
ἀπέκτεινε δὲ Ἀπόλλων καὶ τὸν Ὀλύμπου παῖδα Μαρσύαν. οὗτος γὰρ εὑρὼν αὐλούς, οὓς ἔρριψεν Ἀθηνᾶ διὰ τὸ τὴν ὄψιν αὐτῆς ποιεῖν ἄμορφον, ἦλθεν εἰς ἔριν περὶ μουσικῆς Ἀπόλλωνι. συνθεμένων δὲ αὐτῶν ἵνα ὁ νικήσας ὃ βούλεται διαθῇ τὸν ἡττημένον, τῆς κρίσεως γινομένης τὴν κιθάραν στρέψας ἠγωνίζετο ὁ Ἀπόλλων, καὶ ταὐτὸ ποιεῖν ἐκέλευε τὸν Μαρσύαν· τοῦ δὲ ἀδυνατοῦντος εὑρεθεὶς κρείσσων ὁ Ἀπόλλων, κρεμάσας τὸν Μαρσύαν ἔκ τινος ὑπερτενοῦς πίτυος, ἐκτεμὼν τὸ δέρμα οὕτως διέφθειρεν.
Apollo uccise anche Marsia, figlio di Olimpo. Questi, trovato l’aulo che Atena aveva gettato perché le deformava il volto, sfidò Apollo a una gara di musica, con l’intesa che il vincitore potesse fare del vinto ciò che voleva. La gara ebbe inizio e Apollo suonava con la cetra capovolta ingiungendo a Marsia di fare altrettanto, ma Marsia non ne fu capace e allora Apollo, risultato vincitore, lo appese a un pino altissimo, gli tolse la pelle e lo fece morire in questo modo (trad. M.G. Ciani).
Ps. Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > De Mus. 1132f (cf. sopra)
Aristox. fr. 78 Wehrli, ap. Athen. 624b
ὁ δ’ Ἀριστόξενος τὴν εὕρεσιν αὐτῆς (sc. τῆς Φρυγιστὶ ἁρμονίας) Ὑάγνιδι τῷ Φρυγὶ ἀνατίθησιν.
Aristosseno attribuisce l’invenzione di questa (sc. dell’armonia frigia) al frigio Iagnide.
Aristot.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Pol. 1342b
ἔχει γὰρ τὴν αὐτὴν δύναμιν ἡ φρυγιστὶ τῶν ἁρμονιῶν ἥνπερ αὐλὸς ἐν τοῖς ὀργάνοις· ἄμφω γὰρ ὀργιαστικὰ καὶ παθητικά· [δηλοῖ δ’ ἡ ποίησις]. πᾶσα γὰρ βακχεία καὶ πᾶσα ἡ τοιαύτη κίνησις μάλιστα τῶν ὀργάνων ἐστὶν ἐν τοῖς αὐλοῖς, τῶν δ’ ἁρμονιῶν ἐν τοῖς φρυγιστὶ μέλεσι λαμβάνει ταῦτα τὸ πρέπον. <δηλοῖ δ’ ἡ ποίησις,> οἷον ὁ διθύραμβος ὁμολογουμένως εἶναι δοκεῖ Φρύγιον.
…la frigia tra le armonie esercita la stessa azione che l’aulòs tra gli strumenti, in quanto entrambi sono orgiastici e suscitatori di forti emozioni. Tutta la poesia bacchica e in genere quella che provoca agitazione si serve soprattutto, tra gli strumenti, degli aulòi e tra le armonie sceglie ciò che ad essa conviene da quelle frigie; e la poesia lo mostra, per esempio concordemente si ammette che il ditirambo è di origine frigia (trad. C.A. Viano, con leggere modifiche).
Il.
Nella Vita di Omero attribuita ad Erodoto – ma anche in altre Vite antiche, databili all’età ellenistica, per lo più, ma deriv…
More > 10.11-13
ἤτοι ὅτ’ ἐς πεδίον τὸ Τρωϊκὸν ἀθρήσειε,/ θαύμαζεν πυρὰ πολλὰ τὰ καίετο Ἰλιόθι πρὸ/ αὐλῶν συρίγγων τ’ ἐνοπὴν ὅμαδόν τ’ ἀνθρώπων.
Ah quando fissava la piana di Troia, era sgomento dei molti fuochi che ardevano davanti a Ilio, del suono di aulòi e zampogne, del chiasso d’uomini (trad. R. Calzecchi Onesti, con leggere modifiche).
(K)
Parodie degli auleti. Danza. Pantomino (cheironomia)
Paus. 9.12.6
λέγεται δὲ ὡς καὶ τοῦ προσώπου τῷ σχήματι καὶ τῇ τοῦ παντὸς κινήσει σώματος περισσῶς δή τι ἔτερπε τὰ θέατρα.
Si dice inoltre che egli (scil. l’auleta Pronomo di Tebe) procurava un eccezionale diletto agli spettatori anche con gli atteggiamenti del volto e con i movimenti di tutto il corpo (trad. M. Moggi).
Soph.
Sofocle (497-405 a.C.) è l’autore di alcuni dei drammi antichi più imitati e ripresi nella tradizione occidentale, forse anche pe…
More > fr. 768 Radt: Borea soffia con veemenza, gonfiando le guance come un auleta senza phorbeià
φυσᾷ γὰρ οὐ σμικροῖσιν αὐλίσκοις ἔτι,/ ἀλλ’ ἀγρίαις φύσαισι φορβειᾶς ἄτερ
Soffia infatti non più in piccoli aulòi, ma con soffi selvaggi, senza phorbeià (museruola).
Antiphanes, fr. 57.15 K.-A.
αὐλητικῶς δεῖ καρκινοῦν τοὺς δακτύλους
Bisogna che pieghi le dita come le chele di un granchio, come se dovessi suonare l’aulòs.
Pratinas, PMG 708.6-7, ap. Athen. 617c-f (cf. sopra).
Aristot.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Poet. 1461b31
πολλὴν κίνησιν κινοῦνται, οἷον οἱ φαῦλοι αὐληταὶ κυλιόμενοι ἂν δίσκον δέῃ μιμεῖσθαι, καὶ ἕλκοντες
τὸν κορυφαῖον ἂν Σκύλλαν αὐλῶσιν.
Si agitano con molti movimenti, come gli auleti scadenti che si attorcigliano se devono imitare un disco o tirano il corifeo quando suonano Scilla (trad. D. Lanza).
Athen. 14.631c
καλεῖται δ’ ἡ πυρρίχη καὶ χειρονομία.
La pirrica è chiamata anche “chironomia” (danza delle mani); trad. L. Citelli.
Xen. Symp. 2.7-8
ὁρῶ γὰρ ἔγωγε τήνδε τὴν ὀρχηστρίδα ἐφεστηκυῖαν καὶ τροχούς τινα αὐτῇ προσφέροντα. ἐκ τούτου
δὴ ηὔλει μὲν αὐτῇ ἡ ἑτέρα, παρεστηκὼς δέ τις τῇ ὀρχηστρίδι ἀνεδίδου τοὺς τροχοὺς μέχρι δώδεκα. ἡ δὲ λαμβάνουσα ἅμα τε ὠρχεῖτο καὶ ἀνερρίπτει δονουμένους συντεκμαιρομένη ὅσον ἔδει ῥιπτεῖν ὕψος ὡς ἐν ῥυθμῷ δέχεσθαι αὐτούς.
Infatti io stesso (scil. Socrate) vedo questa danzatrice che sta ferma in piedi e qualcuno che le porge dei cerchi. A questo punto l’altra suonava l’aulòs per lei, mentre uno, standole accanto, le dava i cerchi, fino a dodici. E quella, mentre danzava, li prendeva e li lanciava in aria facendoli roteare, calcolando fino a quale altezza bisognava che li lanciasse per prenderli secondo il ritmo.
Xen. Symp. 2.22
τέλος δ’ ὅτι τὸν παῖδ’ ἐπῄνουν ὡς ἐν τῇ ὀρχήσει ἅπαν τὸ σῶμα γυμνάζοι, κελεύσας τὴν αὐλητρίδα θάττονα ῥυθμὸν ἐπάγειν ἵει ἅμα πάντα καὶ σκέλη καὶ χεῖρας καὶ κεφαλήν.
Infine, poiché lodavano il ragazzo per il fatto che nel danzare muoveva tutto il corpo, dopo avere ordinato alla suonatrice di aulòs di accelerare il ritmo, si muoveva protendendo ogni parte del corpo, gambe, mani e testa.
Xen. Symp. 6.5
ὁ Καλλίας ἔφη· Ὅταν οὖν ὁ Ἀντισθένης ὅδ’ ἐλέγχῃ τινὰ ἐν τῷ συμποσίῳ, τί ἔσται τὸ αὔλημα; καὶ ὁ Ἀντισθένης εἶπε· Τῷ μὲν ἐλεγχομένῳ οἶμαι ἄν, ἔφη, πρέπειν συριγμόν.
E Callia disse: “Quando dunque questo Antistene confuterà uno dei partecipanti al simposio, quale musica auletica si suonerà?” E Antistene rispose: “Credo che a chi viene confutato si addicano fischi”.
Hipp.
Ippocrate di Cos (460-377 a.C.): medico greco, considerato il padre della medicina scientifica….
More > Vict. 64 = 6.580.17 L. (65.8-10 Joly)
Ἀκροχειρισμός ἰσχναίνει καὶ τὰς σάρκας ἕλκει ἄνω, καὶ κωρυκομαχίη καὶ χειρονομίη τὰ παραπλήσια διαπρήσσεται.
La lotta con le mani fa dimagrire e spinge verso l’alto le carni, e la lotta col saco riempito e i movimenti ritmati delle braccia hanno effetti analoghi.
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > De carn. es. 997c
ταῦτα τὴν ὄψιν ἐδίδαξε μὴ πυρρίχαις χαίρειν μηδὲ χειρονομίαις
Queste pulsioni hanno insegnato alla vista a non compiacersi delle pirriche e delle chironomie … (trad. L.M. Ciolfi).
Luc. Salt. 78;
ὅτι δὲ οὐκ ἀπήλλακται ὄρχησις καὶ τῆς ἐναγωνίου χειρονομίας ἀλλὰ μετέχει καὶ τῶν Ἑρμοῦ καὶ Πολυδεύκους καὶ Ἡρακλέους ἐν ἀθλήσει καλῶν ἴδοις ἂν ἑκάστῃ τῶν μιμήσεων ἐπισχών.
Il fatto poi che la danza non è lontana dalla gesticolazione propria delle gare sportive, ma ha in sé anche la bellezza delle prove atletiche di Hermes, di Polluce, di Eracle, puoi constatarlo fissando l’attenzione su ciascuna delle azioni mimiche (trad. V. Longo).
Athen. 14.631c (cf. sopra)
Aristaenet. 1.26.13-18
ὁ δὲ δῆμος ἀνέστηκέ τε ὀρθὸς ὑπὸ θαύματος, καὶφωνὰς ἀμοιβαίας ἀφίησιν ἐμμελῶς, καὶ τὼ χεῖρε κινεῖ καὶ τὴν ἐσθῆτα σοβεῖ· ἔπειτα συγκαθήμενοι διηγεῖται καθ’ ἕκαστον ἄλλος ἄλλῳ κινήματα πολυτρόπου σιγῆς, καὶ πᾶς θεατὴς ὑφ’ ἡδονῆς χειρονόμος εἶναι πειρᾶται.
La folla si alza in piedi per l’entusiasmo, acclamandoti all’unisono, come succede in queste occasioni, agita le mani e scuote il vestito. Poi, si mette a sedere e ciascuno, l’uno all’altro, spiega i movimenti del tuo silenzio eloquente: ogni spettatore si improvvisa maestro di pantomima (trad. A.T. Drago).
Hdt. 6.129
Ὡς δὲ ἀπὸ δείπνου ἐγένοντο, οἱ μνηστῆρες ἔριν εἶχον ἀμφί τε μουσικῇ καὶ τῷ λεγομένῳ ἐς τὸ μέσον. Προϊούσης δὲ τῆς πόσιος κατέχων πολλὸν τοὺς ἄλλους ὁ Ἱπποκλείδης ἐκέλευσέ οἱ τὸν αὐλητὴν αὐλῆσαι ἐμμελείην· πειθομένου δὲ τοῦ αὐλητέω ὀρχήσατο. Καί κως ἑωυτῷ μὲν ἀρεστῶς ὀρχέετο, ὁ Κλεισθένης δὲ ὁρέων ὅλον τὸ πρῆγμα ὑπώπτευε. Μετὰ δὲ ἐπισχὼν ὁ Ἱπποκλείδης χρόνον ἐκέλευσέ τινα τράπεζαν ἐσενεῖκαι· ἐσελθούσης δὲ τῆς τραπέζης πρῶτα μὲν ἐπ’ αὐτῆς ὀρχήσατο Λακωνικὰ σχημάτια, μετὰ δὲ ἄλλα Ἀττικά, τὸ τρίτον δὲ τὴν κεφαλὴν ἐρείσας ἐπὶ τὴν τράπεζαν τοῖσι σκέλεσι ἐχειρονόμησε.
Giunti alla fine del banchetto, i pretendenti cominciarono a gareggiare tra loro in musica e canto, oltre che in piacevole comune conversare. Prolungandosi inoltre il simposio, Ippoclide, che costituiva buon centro di attenzione per gli altri, ordinò all’auleta di intonare un motivo di danza e, quando quello obbedì, si mise a danzare. Egli, senza dubbio, con sé stesso si compiaceva della danza che svolgeva, ma Clistene, a vedere tutto quel modo di fare, provava un malcelato sospetto. Dopo un breve riposo, Ippoclide ordinò che si portasse nella sala una tavola. Quando vi fu portata, cominciò a eseguire su di essa delle figurazioni alla maniera laconica, e poi altre secondo l’uso attico, e in terzo luogo, sostenendosi con la testa sulla tavola, si mise ad eseguire con le gambe i gesti che si fanno con le braccia (trad. L. Annibaletto, con modifiche).
Thrasym. 85B4 D.-K. ap. Athen. 10.416a
Θρασύμαχος δ’ ὁ Χαλκηδόνιος ἔν τινι τῶν προοιμίων (fr. 3 Tur) τὸν Τιμοκρέοντά φησιν ὡς μέγαν βασιλέα ἀφικόμενον καὶ ξενιζόμενον παρ’ αὐτῷ πολλὰ ἐμφορεῖσθαι. πυθομένου δὲ τοῦ βασιλέως ὅ τι ἀπὸ τούτων ἐργάζοιτο, εἶπε Περσῶν ἀναριθμήτους συγκόψειν. καὶ τῇ ὑστεραίᾳ πολλοὺς καθ’ ἕνα νικήσας μετὰ τοῦτο ἐχειρονόμησε. πυνθανομένου δὲ τὴν πρόφασιν ὑπολείπεσθαι ἔφη τοσαύτας, εἰ προσίοι τις, πληγάς.
In uno dei suoi Esordi Trasimaco di Calcedone dice che, quando Timocreonte si recò alla corte del re di Persia e fu da lui ospitato, si riempí di cibo. Il re gli chiese quale profitto si proponesse di ricavare da una tale avidità, rispose che avrebbe inflitto una bella batosta a innumerevoli Persiani. Il giorno successivo ne mise al tappeto, uno dopo l’altro, un gran numero e, alla fine, si diede a tirar pugni all’aria. Gliene fu chiesto il motivo: rispose che di botte ne erano rimaste ancora altrettante, a disposizione di chiunque volesse farsi avanti.
Xenoph. Symp. 2.19
καὶ τὸ μέν γε πρῶτον ἐξεπλάγην καὶ ἔδεισα μὴ μαίνοιο· ἐπεὶ δέ σου ἤκουσα ὅμοια οἷς νῦν λέγεις, καὶ αὐτὸς ἐλθὼν οἴκαδε ὠρχούμην μὲν οὔ, οὐ γὰρ πώποτε τοῦτ’ ἔμαθον, ἐχειρονόμουν δέ· ταῦτα γὰρ ἠπιστάμην.
(Callia) E in un primo momento rimasi colpito e temetti di essere folle; ma dopo che ti ho udito dire cose simili a quelle che dici ora, io stesso, giunto a casa, non mi misi a danzare, infatti non avevo mai imparato a farlo, tranne che a fare dei movimenti con le braccia: questo, infatti, sapevo farlo.
Plat. Leg. 830c
καὶ ἔτι πάντων τῶν τε ἐμψύχων καὶ τῶν ἀψύχων ἀπορήσαντές ποτε, ἐν ἐρημίᾳ συγγυμναστῶν ἆρά γε οὐκ ἐτολμήσαμεν ἂν αὐτοὶ πρὸς ἡμᾶς αὐτοὺς σκιαμαχεῖν ὄντως; ἢ τί ποτε ἄλλο τὴν τοῦ χειρονομεῖν μελέτην ἄν τις φαίη γεγονέναι;
E ancora, se mai fossimo privi di tutto ciò che è animato e inanimato, in mancanza di compagni di esercizi non oseremmo forse combattere da soli letteralmente contro la nostra ombra? O che cos’altro mai si potrebbe dire che sia l’esercizio del fare a pugni a vuoto? (trad. F. Ferrari).
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > Quaest. Conv. 747b
ἀπεδείχθη δὲ κριτὴς … Λαμπρίας ὁ ἀδελφός· ὠρχήσατο γὰρ πιθανῶς τὴν πυρρίχην καὶ χειρονομῶν ἐν ταῖς παλαίστραις ἐδόκει διαφέρειν τῶν παίδων.
Come giudice … fu scelto mio fratello Lampria, perché aveva danzato la pirrica in modo convinvente, mostrandosi superiore ad altri giovani della palestra nei movimenti con le braccia (trad. A. Busetto).
Poll. 2.153
χειρονομῆσαι δὲ τὸ ταῖν χεροῖν ἐν ῥυθμῷ κινηθῆναι.
Chironomia è il muovere le mani ritmicamente.
Aristot.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > fr. 583 Rose ap. Iulius Africanus Cest. 14 p. 293 (ed. Par. 1693 post Mathemat. vet.)
εἰς τοῦτό ποτε ἐλάσαι τρυφῆς Συβαρίτας λόγος ὡς παρὰ δεῖπνον εἰς τὸ συμπόσιον αὐτοὺς (τοὺς ἵπ-πους) εἰσάγειν, τοὺς δ’ ἀκούσαντας αὐλήματος ἀνίστασθαι ἐπὶ τὼ πόδε καὶ τοῖς προσθίοις ὥσπερ χειρονομοῦντας ὀρχεῖσθαι.
Una storia narra che i Sibariti si spinsero sino a tal punto nel lusso che durante il pasto conducevano al simposio persino i cavalli, e quelli, se sentivano una melodia auletica, si alzavano sui piedi e danzavano sulle zampe anteriori come se eseguissero una chironomia.
Philod. De Mus. 39-40 = Diog. Babyl. fr. 66 von Arnim.
(καὶ πρ)ὸς τὴ(ν) χειρονομίαν (δὲ αὐλεῖσθαι) τὸ ὁμώνυμον (μέλος).
Per la cheironomia eseguivano con l’aulòs la melodia omonima.
(L)
Connotazioni degradanti dello strumento: auletài effemitati ed auletrìdes
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > Dem. 4.6
ἦν γὰρ ἐξ ἀρχῆς κάτισχνος καὶ νοσώδης, διὸ καὶ τὴν λοιδορουμένην ἐπωνυμίαν, τὸν Βάταλον, εἰς τὸ σῶμα λέγεται σκωπτόμενος ὑπὸ τῶν παίδων λαβεῖν. ἦν δ’ ὁ Βάταλος, ὡς μὲν ἔνιοί φασιν, αὐλητὴς τῶν κατεαγότων, καὶ δραμάτιον εἰς τοῦτο κωμῳδῶν αὐτὸν Ἀντιφάνης (fr. 57 CAF II 35) πεποίηκεν
(Demostene
Figlio di Demostene del demo di Peania. Visse tra il 324-322 a.C. È stato un politico e oratore ateniese, Si dedicò a…
More >) fu fin dall’inizio esile e di salute malferma tanto che per il suo fisico i compagni gli dettero il soprannome olktraggioso di Batalo. Costui, secondo alcuni, era un auleta effeminato che Antifane aveva messo alla berlina in un piccolo dramma comico.
Philet. fr. 17 K.-A. (Philaulos), ap. Athen. 633f
ὦ Ζεῦ, καλόν γ’ ἔστ’ ἀποθανεῖν αὐλούμενον./ τούτοις ἐν Ἅιδου γὰρ μόνοις ἐξουσία/ ἀφροδισιάζειν ἐστίν. οἱ δὲ τοὺς τρόπους/ ῥυπαροὺς ἔχοντες μουσικῆς ἀπειρίᾳ/ εἰς τὸν πίθον φέρουσι τὸν τετρημένον
O Zeus, che bello sarebbe morire al suono degli auli! perché nell’Ade solo con questi è possibile avere un rapporto amoroso. Invece quelli che hanno dei modi rozzi perché non conoscono la musica
portano acqua nella botte forata (trad. L. Citelli).
Luc. Salt. 25;
ὁ Σωκράτης δέ, σοφώτατος ἀνήρ, εἴ γε πιστευτέον τοῦτο περὶ αὐτοῦ λέγοντι τῷ Πυθίῳ, οὐ μόνον ἐπῄνει τὴν ὀρχηστικὴν ἀλλὰ καὶ ἐκμαθεῖν αὐτὴν ἠξίου, μέγιστον νέμων εὐρυθμίᾳ καὶ εὐμουσίᾳ καὶ κινήσει ἐμμελεῖ καὶ εὐσχημοσύνῃ τοῦ κινουμένου· καὶ οὐκ ᾐδεῖτο γέρων ἀνὴρ ἓν τῶν σπουδαιοτάτων
μαθημάτων καὶ τοῦτο ἡγούμενος εἶναι. καὶ ἔμελλέν γε ἐκεῖνος περὶ ὀρχηστικὴν οὐ μετρίως σπουδά-
σεσθαι, ὅς γε καὶ τὰ μικρὰ οὐκ ὤκνει μανθάνειν, ἀλλὰ καὶ εἰς τὰ διδασκαλεῖα τῶν αὐλητρίδων ἐφοίτα καὶ παρ’ ἑταίρας γυναικὸς οὐκ ἀπηξίου σπουδαῖόν τι ἀκούειν, τῆς Ἀσπασίας.
Socrate, l’uomo più sapiente, se questo si deve credere di lui, visto che lo dice Apollo, non solo lodava l’arte della danza, ma anche riteneva opportuno apprenderla, attribuendo grandissima importanza al ritmo corretto e alla corretta musica, al movimento armonico e al portamento decoroso di chi si muove, e non se ne vergognava, pur essendo vecchio, considerandola una delle discipline più serie. E certo doveva applicarsi senza risparmio di forze allo studio di essa, se è vero che non esitava a imparare anche i particolari e frequentava le scuole delle auletrìdes non disdegnando di ascoltare qualcosa di serio da un’etera, da Aspasia.
Plat. Symp. 215c
τὰ οὖν ἐκείνου (scil. Μαρσύου) ἐάντε ἀγαθὸς αὐλητὴς αὐλῇ ἐάντε φαύλη αὐλητρίς, μόνα κατέχεσθαι ποιεῖ καὶ δηλοῖ τοὺς τῶν θεῶν τε καὶ τελετῶν δεομένους διὰ τὸ θεῖα εἶναι.
Orbene le melodie di Marsia, che le suoni un artista valente o una mediocre suonatrice di aulòs, inducono di per sé uno stato di possessione e in quanto divine denunciano chi ha bisogno degli dèi e delle iniziazioni (trad. F. Ferrari, con leggere modifiche).
AP 5.159
ΣΙΜΩΝΙΔΟΥ
Βοίδιον ηὑλητρὶς καὶ Πυθιάς, αἵ ποτ’ ἐρασταί,/ σοί, Κύπρι, τὰς ζώνας τάς τε γραφὰς ἔθεσαν./ ἔμπορε καὶ φορτηγέ, τὸ σὸν βαλλάντιον οἶδεν,/ καὶ πόθεν αἱ ζῶναι καὶ πόθεν οἱ πίνακες.
Bòidio auletrìs e Pítia, le grandi amate d’un tempo, cinte e ritratti t’offrono, Ciprigna. Donde provengano sia le cinture che i quadri, lo sanno le borse vostre, marinai, mercanti.
AP 5.206
ΛΕΩΝΙΔΟΥ
Μηλὼ καὶ Σατύρη τανυήλικες, Ἀντιγενείδεω/ παῖδες, ταὶ Μουσέων εὔκολοι ἐργάτιδες,/ Μηλὼ μὲν Μούσαις Πιμπληίσι τοὺς ταχυχειλεῖς/ αὐλοὺς καὶ ταύτην πύξινον αὐλοδόκην,/ ἡ φίλερως Σατύρη δὲ τὸν ἕσπερον οἰνοποτήρων/ σύγκωμον κηρῷ τευξαμένη δόνακα,/ ἡδὺν συριστῆρα, σὺν ᾧ πανεπόρφνιος ἠῶ/ ηὔγασεν αὐλείοις οὐ κοτέουσα θύραις.
Satiro e Melo cresciute d’età che d’Antigenida sono progenie e ministre di Muse, fanno alle Muse un’offerta: vibratili labbra di aulòi con l’astuccio di bosso dona Melo; Satira amabile dona la fistula molle di cera, di crapuloni vespertina amica, piffero dolce: sonava su quello alle porte, scorgeva trascolorare il buio nell’aurora (trad. F.M. Pontani, con leggere modifiche).
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Ach. 551
στεφάνων, τριχίδων, αὐλητρίδων, ὑπωπίων
di corone, acciughe, suonatrici di aulòs, occhi pesti.
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Vesp. 1345-6
ὁρᾷς ἐγώ σ’ ὡς δεξιῶς ὑφειλόμην/ μέλλουσαν ἤδη λεσβιεῖν τοὺς ξυμπότας.
Vedi con quale destrezza ti ho sottratto quella che stava già per fare come le Lesbie con i simposiasti.
Plat. Symp. 176e
Ἐπειδὴ τοίνυν, φάναι τὸν Ἐρυξίμαχον, τοῦτο μὲν δέδοκται, πίνειν ὅσον ἂν ἕκαστος βούληται, ἐπάναγκες δὲ μηδὲν εἶναι, τὸ μετὰ τοῦτο εἰσηγοῦμαι τὴν μὲν ἄρτι εἰσελθοῦσαν αὐλητρίδα χαίρειν ἐᾶν, αὐλοῦσαν ἑαυτῇ ἢ ἂν βούληται ταῖς γυναιξὶ ταῖς ἔνδον, ἡμᾶς δὲ διὰ λόγων ἀλλήλοις συνεῖναι τὸ τήμερον.
“Poichè dunque” riprese Erissimaco “è stato deciso che ognuno beva quanto desidera, senza alcuna costrizione, propongo altresì di congedare la suonatrice di aulòs che è appena entrata; suoni per conto suo o, se preferisce, per le donne là dentro, e noi oggi passiamo il tempo conversando …” (trad. F. Ferrari, con leggere modifiche).
Plat. Prot. 347c-e
καὶ γὰρ οὗτοι, διὰ τὸ μὴ δύνασθαι ἀλλήλοις δι’ ἑαυτῶν συνεῖναι ἐν τῷ πότῳ μηδὲ διὰ τῆς ἑαυτῶν φωνῆς καὶ τῶν λόγων τῶν ἑαυτῶν ὑπὸ ἀπαιδευσίας, τιμίας ποιοῦσι τὰς αὐλητρίδας, πολλοῦ μισθούμενοι ἀλλοτρίαν φωνὴν τὴν τῶν αὐλῶν, καὶ διὰ τῆς ἐκείνων φωνῆς ἀλλήλοις σύνεισιν· ὅπου δὲ καλοὶ κἀγαθοὶ συμπόται καὶ πεπαιδευμένοι εἰσίν, οὐκ ἂν ἴδοις οὔτ’ αὐλητρίδας οὔτε ὀρχηστρίδας οὔτε ψαλτρίας …
Mi pare, infatti, che le discussioni che si fanno sulla poesia siano del tutto simili a quei banchetti che fanno gli uomini volgari e di bassa levatura. Questi, infatti, essendo incapaci di trarre da se stessi materia di conversazione per il banchetto e di esprimerla con voce e discorsi propri, per mancanza di una appropriata educazione, fanno rincarare le suonatrici di aulòs, abbondantemente pagando una voce estranea, cioè la voce degli aulòi, e con la voce degli aulòi si intrattengono fra di loro. Invece, dove ci sono commensali dotati di personale virtù e di adeguata educazione, non ti accadrà di vedere né suonatrici di aulòs, né danzatrici né citariste … (trad. G. Reale, con leggere modifiche).
Xen. Symp. 2.1 (cf. sopra).
Ps. Aristot.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > Ath. 50.2: tetto massimo per la loro paga;
καὶ τάς τε αὐλητρίδας καὶ τὰς ψαλτρίας καὶ τὰς κιθαριστρίας οὗτοι σκοποῦσιν, ὅπως μὴ πλείονος ἢ δυεῖν δραχμαῖν μισθωθήσονται, κἂν πλείους τὴν αὐτὴν σπουδάζωσι λαβεῖν, οὗτοι διακληροῦσι καὶ τῷ λαχόντι μισθοῦσιν.
E per le suonatrici di aulòs, arpiste e citariste, hanno cura che non siano pagate più di due dracme, e se più uomini si contendono la medesima suonatrice, questi tirano a sorte e la danno per l’ingaggio a chi la ottiene.
Antiphanes, fr. 224 K.-A.
τέτταρες δ’ αὐλητρίδες/ ἔχουσι μισθὸν καὶ μάγειροι δώδεκα/ καὶ δημιουργοὶ μέλιτος αἰτοῦσαι σκάφας.
Quattro suonatrici di aulòs hanno la loro paga, e dodici cuochi, e artigiane che chiedono vasi di miele.
Plat. Com. fr. 71 K.-A.
τῇ παιδὶ τοὺς αὐλοὺς ἐχρῆν ἤδη πρὸ χειρὸς εἶναι,/ καὶ προσαναφυσᾶν
Bisogna ora che la ragazza abbia gli aulòi a disposizione, e che vi soffi dentro.
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > Quaest. Conv. 710b
οὐ γὰρ αὐλητρίδα παρόντων ἐκείνων ἐκπεσεῖν θαυμαστὸν ἦν …
Con ospiti tanto illustri, infatti, non era strano che una suonatrice di aulo fosse lasciata fuori dalla porta (Plat. Symp. 176e); trad. A. Montalbano.
Theop. FgrHist 115 F 213, ap. Ath. 12.532c-d.
‘Χάρητός τε νωθροῦ τε ὄντος καὶ βραδέος, καίτοι γε καὶ πρὸς τρυφὴν ἤδη ζῶντος· ὅς γε περιήγετο στρατευόμενος αὐλητρίδας καὶ ψαλτρίας καὶ πεζὰς ἑταίρας, καὶ τῶν χρημάτων τῶν εἰσφερομένων εἰς τὸν πόλεμον τὰ μὲν εἰς ταύτην τὴν ὕβριν ἀνήλισκε, τὰ δ’ αὐτοῦ κατέλειπεν Ἀθήνησιν … καὶ γὰρ αὐτοὶ τοῦτον τὸν τρόπον ἔζων, ὥστε τοὺς μὲν νέους ἐν τοῖς αὐλητριδίοις καὶ παρὰ ταῖς ἑταίραις διατρίβειν …
… e per il fatto che Carete era pigro e lento, anche se ormai dedicava l’esistenza alla voluttuosità, lui che quand’era in guerra si attorniava di suonatrici d’aulo e di cetra, e di comuni etère, e che inoltre degli stanziamenti destinati alla guerra, parte ne spendeva in questi libidinosi eccessi, parte la lasciava in deposito proprio là ad Atene … gli Ateniesi stessi infatti adottavano un modo di vivere che comprendeva, per i giovani, frequentare le suonatrici d’aulo e le etère …(trad. M.L. Gambato).
(M)
Aulòs, tristezza e lutto
Paus. 10.7.5 (cf. sopra).
Aeschyl.
Eschilo è il primo tragediografo del quale possiamo ricostruire una personalità storica, e il primo del quale ci rimangono drammi i…
More > fr. 57 Radt (Edonoi); cf. sopra.
Eur.Nonostante Euripide abbia la fama – già presso gli antichi – di tragediografo ‘degli umili’ o degli “eroi coperti di strac…
More > Hel. 167-172
πτεροφόροι νεάνιδες,/ παρθένοι Χθονὸς κόραι,/ Σειρῆνες, εἴθ’ ἐμοῖς/ †γόοις μόλοιτ’ ἔχουσαι Λίβυν/ λωτὸν ἢ σύριγγας ἢ/ φόρμιγγας αἰλίνοις κακοῖς†/ τοῖς ἐμοῖσι σύνοχα δάκρυα.
Fanciulle alate, vergini figlie della Terra, Sirene, unitevi al mio lamento portanto l’aulòs libico, o la zampogna di Pan, o le cetre, rispondete con le lacrime alle mie grida lugubri (trad. M. Fusillo, con leggere modifiche).
Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 1104d
uso di seppellire αὐλοὶ Κρητικοί insieme con i defunti, come si desumerebbe da Trag. Adesp. fr. 419 Kannicht-Snell, Κρητικοὺς αὐλοὺς θανοῦσι κῶλα ποικίλης νεβροῦ, “aulói cretesi per defunti, membra di screziato cerbiatto”.
Ps. Arist.
Aristotele (384-322 a.C.): uno dei più grandi filosofi greci, padre della scuola peripatetica….
More > De mirab. ausc. 838b30-839a1
Ἐν μιᾷ τῶν ἑπτὰ νήσων τῶν Αἰόλου καλουμένων, ἣ καλεῖται Λιπάρα, τάφον εἶναι μυθολογοῦσι, περὶ οὗ καὶ ἄλλα μὲν πολλὰ καὶ τερατώδη λέγουσι, τοῦτο δ’ ὅτι οὐκ ἀσφαλές ἐστι προσελθεῖν πρὸς ἐκεῖνον τὸν τόπον τῆς νυκτός, συμφωνοῦσιν· ἐξακούεσθαι γὰρ τυμπάνων καὶ κυμβάλων ἦχον γέλωτά τε μετὰ θορύβου καὶ κροτάλων ἐναργῶς.
Narrano che in una delle sette isole chiamate Eolie, quella che è denominata Lipari, vi è una tomba di cui raccontano molti altri fatti prodigiosi, ed inoltre sono d’accordo su questo, ovvero sul fatto che non è sicuro di notte avvicinarsi ad essa. Infatti si ode distintamente provenire da essa un concitato echeggiare di tympana e kymbala, risa ed insieme frastuono e risuonare di kròtala.
(N)
Pratica della synaulìa
Ps. Plut.
Nativo di Cheronea, dalla quale si allontanò in rare occasioni, Plutarco (46-127) fu maestro di retorica, sacerdote, e autore di num…
More > De Mus. 1144d-e
ὡσαύτως γὰρ καὶ αὐτὴ ὑπο***κρίνειε γὰρ ἄν τις ἀκούων αὐλητοῦ, πότερόν ποτε συμφωνοῦσιν οἱ αὐλοὶ ἢ οὔ.
Ascoltando un auleta si potrebbe giudicare se gli auli sono o non sono accordati e se il loro dialogo è o non è chiaro (trad. L. Citelli).
Aeschyl.
Eschilo è il primo tragediografo del quale possiamo ricostruire una personalità storica, e il primo del quale ci rimangono drammi i…
More > Sept. 839
ξυναυλία δορός
concerto di lance.
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Ran. 211-212, cit. anche in Suid.
L’enciclopedia più importante che il mondo bizantino ci ha lasciato, risalente al X secolo, contiene centinaia di lemmi importantissimi per la ricost…
More > ξ 119
Λιμναῖα κρηνῶν τέκνα,/ ξύναυλον ὕμνων βοὰν/ φθεγξώμεθ'(α) …
Figlie lacustri dell’acqua, innalziamo l’inno armonioso …(trad. G. Paduano).
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Av. 858
συναυλείτω δὲ Χαῖρις ᾠδᾷ
Cheride faccia risuonare l’aulòs in concerto col canto.
Eur.Nonostante Euripide abbia la fama – già presso gli antichi – di tragediografo ‘degli umili’ o degli “eroi coperti di strac…
More > El. 879
ἀλλ’ ἴτω ξύναυλος βοὰ χαρᾶι.
Ma si levi il grido in armonia con la gioia.
Anacreontea, 60.8-10
κύκνος …/ … μέλπων/ ἀνέμου σύναυλος ἠχῇ·
“come quando un cigno canta in accordo col risuonare del vento”.
Poll. 4.83 (concerto di auleti alle Panatenee, non altrimenti attestato)
Ἀθήνησι δὲ καὶ συναυλία τις ἐκαλεῖτο· συμφωνία τις αὕτη τῶν ἐν Παναθηναίοις συναυλούντων. οἱ δὲ τὴν συναυλίαν εἶδος προσαυλήσεως οἴονται ὡς τὴν αὐλῳδίαν.
Ad Atene si indiceva anche una synaulìa. Si trattava di un concerto di suonatori di aulòi che si esibivano insieme alle Panatenee. Alcuni credono che la synaulìa sia un genere di accompagnamento con l’aulòs come l’aulodia.
Poll. 4.107: συναυλία col significato di “coro”, come sinonimo di συμφωνία e συνῳδία.
ἐπὶ δὲ χοροῦ καὶ συμφωνία καὶ συνῳδία καὶ συναυλία.
Si riferiscono al coro symphonia, synodìa e synaulìa.
Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Eq. 8-9; Schol. Aristoph.
Aristofane (450-385 ca. a.C.) fu fra i primi autori comici (tuttavia non assolutamente il primo) a ‘depurare’ la commedia dal …
More > Eq. 9;
Δεῦρο δὴ πρόσελθ’, ἵνα/ ξυναυλίαν κλαύσωμεν Οὐλύμπου νόμον.
Vieni qui, così da piangere insieme l’aria di Olimpo.
Theogn. 531-534 (cf. sopra).
Sapph.
Vissuta nell’isola di Lesbo oltre 2.500 anni fa, Saffo fu a capo di un tiaso, una sorta di collegio in cui venivano educate le fanciulle in vista de…
More > fr. 44.24 Neri
⌞αὖλος δ’ ἀδυ[μ]έλησ̣⌟[ ]τ’ ὀνεμίγνυ[το/ ⌞καὶ ψ[ό]φο[ς κ]ροτάλ⌟[ων …
L’aulo dal dolce suono … si mischiava e strepito di crotali …
Telestes fr. 6 Sutton = 810 Page
πρῶτοι παρὰ κρατῆρας Ἑλλάνων ἐν αὐλοῖς/ συνοπαδοὶ Πέλοπος Ματρὸς ὀρείας/ Φρύγιον ἄεισαν νόμον/ τοὶ δ’ ὀξυφώνοις πηκτίδων ψαλμοῖς κρέκον/ Λύδιον ὕμνον.
Per primi presso i crateri dei Greci, compagni di Pelope, cantarono al suono degli aulòi la melodia frigia della Madre montana, mentre quelli con accordi pizzicati di arpe, emettendo suoni acuti, suonavano un inno lidio.
Hesych.
Esichio di Alessandria (V sec.) è autore di una Raccolta di termini di ogni tipo, in ordine alfabetico, che sarà, fino al …
More > ξ 125
<ξυναυλίαν>· πᾶν πρᾶγμα δισσόν. τὴν ὑπὸ δύο ἐπιτελουμένην αὔλησιν· ὅταν γὰρ δύο αὐλῶσι, <ξυναυλία> λέγεται.
Synaulìa è ogni atto eseguito come doppio; l’atto di suonare l’aulòs compiuto da due suonatori; quando due esecutori suonano l’aulòs, si dice infatti synaulìa.
Suid.
L’enciclopedia più importante che il mondo bizantino ci ha lasciato, risalente al X secolo, contiene centinaia di lemmi importantissimi per la ricost…
More > ξ 116 = Phot.
Fozio di Costantinopoli, detto il Grande (820-893) fu il più importante erudito del suo tempo, autore di un Lessico che con…
More > ξ 50
<Ξυναυλία:> αὔλησίς τις σύμφωνος, ὑπὸ δύο περαινομένη αὐλῳδία.
Synaulìa: un’esecuzione auletica all’unisono, aulodia compiuta da due esecutori.
Plat. Leg. 764d-e
… μουσικῆς δὲ ἑτέρους μὲν τοὺς περὶ μονῳδίαν τε καὶ μιμητικήν, οἷον ῥαψῳδῶν καὶ κιθαρῳδῶν καὶ αὐλητῶν καὶ πάντων τῶν τοιούτων ἀθλοθέτας ἑτέρους πρέπον ἂν εἴη γίγνεσθαι, τῶν δὲ περὶ χορῳδίαν ἄλλους.
Per la musica ci siano altri arbitri, alcuni per il canto monodico e l’arte imitativa, per esempio per i rapsodi, i citaredi, gli auleti e tutti gli artisti analoghi converrebbe che ci fossero alcuni atloteti, altri invece per il canto corale (trad. F. Ferrari).
Plat. Leg. 765b
κατὰ ταὐτὰ δὲ τούτοις καὶ ταύτῃ ὁ λαχὼν τὸν ἐνιαυτὸν ἐκεῖνον τῶν ἀφικομένων εἰς κρίσιν μονῳδιῶν τε καὶ συναυλιῶν ἀρχέτω …
In questo stesso modo e con la stessa procedura il sorteggiato tra i candidati per il giudizio per quell’anno presieda alle monodie e alle esecuzioni in concerto (trad. F. Ferrari, con leggere modifiche).
Luc. De domo, 16
ἀντιφθέγγεται γὰρ καὶ ἀντιφωνεῖ καὶ ἀντιλέγει, μᾶλλον δὲ ἐπικαλύπτει τὴν βοήν, οἷόν τι καὶ σάλπιγξ δρᾷ τὸν αὐλόν, εἰ συναυλοῖεν, ἢ τοὺς κελευστὰς ἡ θάλαττα, ὁπόταν πρὸς κύματος ἦχον ἐπᾴδειν τῇ εἰρεσίᾳ θέλωσιν· ἐπικρατεῖ γὰρ ἡ μεγαλοφωνία καὶ κατασιωπᾷ τὸ ἧττον.
Da questo, dunque, deve guardarsi chi parla, e anche dal danneggiare la sua stessa voce parlando in una sala così sonora e rimbombante: che echeggia, infatti, risponde, contraddice o, meglio, copre la parola, come fa la salpinx con l’aulòs se suonassero insieme, o il mare con quelli che danno il ritmo ai rematori quando intendano regolare il remeggio cantando al fragore delle onde. Il suono potente, infatti, prevale e riduce al silenzio il più debole (trad. V. Longo, con leggere modifiche).
Semos di Delo, FgrHist 396F11, ap. Athen. 14.618a-b, in cui si cita l’Auletès di Antifane, fr. 49 K.-A.
Σῆμος ὁ Δήλιος ἐν εʹ Δηλιάδος γράφων οὕτως (FHG IV 494)·
’ἀγνοουμένης δὲ παρὰ πολλοῖς τῆς συναυλίας, λεκτέον./ ἦν τις ἀγὼν συμφωνίας ἀμοιβαῖος αὐλοῦ καὶ ῥυθμοῦ,/ χωρὶς [λόγου] τοῦ προσμελῳδοῦντος.’
ἀστείως δὲ αὐτὴν/ Ἀντιφάνης φανερὰν ποιεῖ ἐν τῷ Αὐλητῇ λέγων (II 29 K)·
ποίαν, φράσον γάρ, ἤδε τὴν συναυλίαν/ ταύτην ἐπίσταται γὰρ ἀλλ’ ηὔλουν ἔτι/ μαθόντες ὥστε τοὺς αὐλοὺς σύ τε/ αυτητελετηψεθειθαμεν συντυγχάνεις/ αὐλῶν πέραινε. δέξεται δὲ τἄλλα σοι/ ἡδύ τι κοινόν ἐστιν οὗ χωρὶς πάλιν/ συννεύματ’, οὐ προβλήμαθοις σημαίνεται ἕκαστα.
Che cosa sia la synaulía lo spiega Semo di Delo, che nel V libro delle Antichità di Delo cosí scrive: Siccome molti non sanno che cosa sia la synaulía, dobbiamo parlarne: era una specie di gara di concerto in cui si alternavano aulo e ritmo, senza alcun testo cantato. Ce ne dà un’elegante spiegazione Antifane, quando scrive nell’Auleta: [A] Che duetto (synaulía) eseguivano? Me lo devi dire. [B] Questo, perché lo conosce bene, ma ne suonavano anche un altro, che avevano imparato. Cosí tu e questa ragazza prenderete gli auli, poi tu prosegui col brano che stai suonando, e lei andrà avanti col resto. Dove c’è da suonare la stessa parte, e dove di nuovo parti separate, vi farete dei cenni con cui segnalare ogni cosa, senza problemi (trad. L. Citelli).



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